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	<title> &#187; Obbligazioni</title>
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		<title>Curva inversa per i titoli di stato? Ahia &#8230;</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Nov 2011 13:22:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Pesce</dc:creator>
				<category><![CDATA[Crisi finanziaria]]></category>
		<category><![CDATA[Obbligazioni]]></category>
		<category><![CDATA[crisi finanziaria 2011]]></category>
		<category><![CDATA[curva inversa titoli di stato]]></category>
		<category><![CDATA[default Italia]]></category>
		<category><![CDATA[titoli di stato]]></category>

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		<description><![CDATA[Come continuo a ripetere da un pò di tempo, stiamo vivendo giorni complicati e confusi e, almeno per il momento, non si vede ancora l&#8217;uscita dal tunnel. Per dirla tutta, se dovessi scommettere un euro su una previsione personale, l&#8217;impressione è che almeno nell&#8217;immediato le cose diventeranno ancora più dure e complicate prima di arrivare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.robertopesce.com/IntelligenzaFinanziaria/" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2896" style="margin-left: 4px; margin-right: 4px;" title="caduta_titoli_di _stato" src="http://www.robertopesce.com/wp-content/uploads/2011/11/caduta_titoli_di-_stato.jpg" alt="" width="297" height="225" /></a>Come continuo a ripetere da un pò di tempo, stiamo vivendo <strong>giorni complicati e confusi</strong> e, almeno per il momento, non si vede ancora l&#8217;uscita dal tunnel. Per dirla tutta, se dovessi scommettere un euro su una <strong>previsione personale,</strong> l&#8217;impressione è che almeno <strong>nell&#8217;immediato le cose diventeranno ancora più dure e complicate</strong> prima di arrivare all&#8217;inevitabile stabilizzazione e successiva ripresa.</p>
<p style="text-align: justify;">Ragionando su ampia scala, ho pochi dubbi sul fatto che quella che stiamo attraversando sia una <strong>crisi di sistema </strong>dovuta ad un <strong>evoluzione degli scenari geo-politici e demografici</strong> su scala globale così come al <strong>livello di rottura di un sistema economico basato su presupposti fondamentalmente non sostenibili sul lungo termine.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">I <strong>segnali </strong>di crisi e rottura si susseguono ormai da più di <strong>dieci anni</strong> un pò in tutti gli ambiti e negli ultimi 3-4 anni il ritmo dei problemi si sta clamorosamente infittendo.</p>
<p style="text-align: justify;">Quale sarà lo <strong>sbocco </strong>finale di questa crisi sistemica è ovviamente la <strong>domanda da 10 milioni di dollari </strong>e per onestà intellettuale non mi sento di azzardare previsioni in tal senso che sarebbero soltanto vacue ipotesi da &#8220;<em>grillo parlante</em>&#8221; o da &#8220;<em>Nostradamus de noartri</em>&#8220;. Ribadisco la mia <strong>personale positività e serenità in un&#8217;ottica di lungo termine </strong>ma nel frattempo c&#8217;è parecchio da ballare.</p>
<p style="text-align: justify;">Probabilmente è scontato che lo ribadisca ma penso che <strong>investire sulla propria comprensione dei fenomeni in essere,</strong> sulla propria <strong>cultura e preparazione finanziaria</strong> sia più che mai una necessità assoluta e da questo punto di vista fornirò ancora una volta il mio contributo conducendo l<strong>&#8216;ultima edizione dell&#8217;anno</strong> del <strong>corso</strong> <a href="http://www.coachingfinanziario.it/intelligenza_finanziaria/intelligenza_finanziaria.php" target="_blank"><span style="color: #0000ff;"><strong>INTELLIGENZA FINANZIARIA</strong></span></a> i <a href="http://www.coachingfinanziario.it/intelligenza_finanziaria/intelligenza_finanziaria.php" target="_blank"><span style="color: #3366ff;"><strong>prossimi 2/3 dicembre a Torino</strong></span></a>, corso per il quale abbiamo <strong>ancora alcuni posti disponibili.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tornando all&#8217;<strong>analisi dell&#8217;attualità</strong> e focalizzandoci sui recenti avvenimenti di casa nostra, l&#8217;ultima novità è rappresentata dall&#8217;<span style="color: #ff0000;"><strong>inversione della curva che rappresenta i rendimenti dei nostri titoli di  Stato </strong></span>che nei giorni scorsi ha visto i <strong><span style="color: #0000ff;">rendimenti dei titoli di breve termine</span> </strong>(BTP  corti e BOT, ossia titoli che hanno una vita residua breve,  da zero a due anni) <span style="color: #0000ff;"><strong>superare quelli offerti dai titoli a lunga scadenza.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Questo fenomeno apparentemente illogico viene per l&#8217;appunto definito <span style="color: #ff0000;"><strong><em>&#8220;inversione della curva&#8221;</em></strong></span> e il suo significato è segnalare un <strong>aumentata <span style="color: #ff0000;">sfiducia </span>dei mercati, degli investitori esteri e delle grandi banche internazionali </strong>sulla possibilità dell&#8217;Italia di &#8220;<em>sopravvivere</em>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel caso della <strong>Grecia </strong>ad esempio<strong> </strong>la curva è ormai da tempo seriamente invertita e inclinata all&#8217;ingiù di oltre 45 gradi. I <strong>titoli annuali</strong>,  paragonabili ai nostri <strong>BOT</strong>, pagano il <strong>300%</strong>, quelli <strong>biennali più del 120%</strong> e quelli a <strong>dieci anni oscillano intorno al 28%</strong>. Numeri da incubo che  certificano per i mercati un&#8217;aspettativa di non ritorno (<a href="http://www.corriere.it/economia/11_novembre_26/tassi-grande-caduta_5abc9770-17f5-11e1-9544-dc3583e849e1.shtml" target="_blank"><span style="color: #000000;"><strong>fonte: &#8220;Corriere della Sera&#8221;</strong></span></a>).</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto ciò, è cruciale precisarlo, è per ora,  <strong>assai diverso</strong> da <span id="more-2881"></span>quanto si può vedere in relazione alla <strong>curva del debito italiano </strong>che è alta ma fondamentalmente ancora <strong>piatta</strong>, con solo qualche piccola increspatura all&#8217;altezza dei due e dei  cinque anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Riprendo testualmente dall&#8217;<a href="http://www.corriere.it/economia/11_novembre_26/tassi-grande-caduta_5abc9770-17f5-11e1-9544-dc3583e849e1.shtml" target="_blank"><span style="color: #000000;"><strong>articolo del &#8220;Corriere&#8221;</strong></span></a> sopra evidenziato:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><strong>Claudia Segre, Assiom Forex: </strong>«In una <span style="color: #0000ff;"><strong>situazione normale</strong> <strong>indebitarsi a lungo comporta il fatto di prendersi un rischio maggiore  di quello che si associa ad un investimento breve</strong>.</span> Chi può sapere dove  saranno i tassi fra trent&#8217;anni? E quindi i <strong>BTP </strong>lunghi e lunghissimi (ma  anche i Bund , i Bonos o i Treasury bond americani) se tutto va bene  rendono logicamente più delle emissioni con due o tre anni di vita. La  febbre della curva invertita, però, è subdola.</li>
<li><strong>Angelo Drusiani</strong>, esperto obbligazionario  di <strong>Banca Albertini Syz</strong>: «Quando la <span style="color: #ff0000;"><strong>sfiducia </strong></span>inizia a salire gli investitori si liberano anche dei titoli  brevi, deprimendo i prezzi e spingendo in su i rendimenti, a volte più  in alto di dove si trovano i rendimenti dei titoli lunghi. Ciò avviene perché la loro <strong>vicinanza di rimborso diventa un&#8217;arma a doppio taglio</strong>. Il <strong>BTP </strong>(o qualsiasi altro bond governa<a href="http://www.robertopesce.com/IntelligenzaFinanziaria/" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-2888" style="margin-left: 4px; margin-right: 4px;" title="BTP_buoni_del_tesoro_poliennali" src="http://www.robertopesce.com/wp-content/uploads/2011/11/titoli-di-stato-BTP-300x205.jpg" alt="" width="240" height="164" /></a>tivo e non)  con un anno di vita residua, infatti, quota ormai vicino a 100. Tutte le  obbligazioni, a fine corsa, restituiscono 100, cioè il capitale  investito. <strong>Un titolo a pochi mesi dal traguardo è quindi una buon</strong><strong>a  chance di stabilità e di p</strong><strong>rotezione del capitale per chi ragiona  nell&#8217;ottica del bicchiere mezzo pieno</strong>.<strong> </strong>Per chi vede invece il <strong>bicchiere mezzo vuoto</strong> (e purtroppo in questo  momento il mercato pullula di investitori malinconici) i titoli corti  possono essere considerati una <span style="color: #ff0000;"><strong>trappola da evitare per non perdere  troppo in conto capitale, nel caso estremo di una ristrutturazione del  debito</strong></span>. <strong>In caso di default, infatti, i titoli a lunghissima scadenza &#8211;  che oggi in Italia quotano intorno a 80 &#8211; espongono gli investitori che  li avessero comprati ai prezzi attuali a minori perdite</strong>, posto che il  rimborso finale in caso di default avviene sempre a meno di 100. Cioè  con una perdita imposta, più o meno ampia, in conto capitale.</li>
<li> <strong>Antonino De Gaetani</strong>, gestore obbligazionario di <strong>Bnp Paribas:</strong> «Oggi, con la curva  piatta, è come se il <strong>mercato fosse a un bivio</strong>, indeciso se prendere la  strada disastrosa della <strong>Grecia</strong>, oppure quella della virtuosa <strong>Germania</strong>. A chi  si domanda che cosa fare, tra le docce fredde quotidiane dei mercati e  l&#8217;incredibile messe di previsioni catastrofiche che &#8211; se ce la faremo &#8211;  sarà un grandissimo piacere smentire, non resta che applicare un po&#8217; di  <strong>sano realismo</strong>. <span style="color: #3366ff;"><strong>Non si può avere un portafoglio imbottito di BTP, ma  nemmeno pensare che andremo in default. </strong></span>Una sana diversificazione, che  preveda anche i titoli di Stato italiani (ma non solo quelli) è forse la  ricetta più equilibrata per affrontare le prossime incertezze. Dei  titoli a breve abbiamo già detto. Per i titoli tra tre e sette anni, i  BTP «intermedi», si possono vedere opportunità e rischi sia per i  cassettisti che per chi ama fare trading. <strong>Chi acquista ai prezzi  correnti riesce a portare a casa un rendimento di quattro punti  percentuali superiore al tasso di inflazione senza doversi impegnare  troppo a lungo.</strong> Ma si possono anche comprare in ottica positivamente  speculativa, sperando di realizzare un guadagno in conto capitale nel  caso di un miglioramento delle quotazioni. Un ragionamento analogo vale  per i <strong>decennali</strong>, che sono anche <strong>i titoli comprati dalla Bce quando  partono le missioni di salvataggio sui mercati</strong> che crollano. Quanto ai <strong> CCT </strong>nell&#8217;indifferenza generale sono <strong>saliti sopra il 10%</strong>. Non li guarda  nessuno e, in caso di ritrovato equilibrio, offrirebbero <strong>straordinarie  rimonte in conto capitale.</strong></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Insomma, <strong>lo scenario come si diceva è parecchio confuso e incerto </strong>e ognuno di noi è chiamato a &#8220;<em>scommettere</em>&#8221; in una direzione o nell&#8217;altra.</p>
<p style="text-align: justify;">Pur senza attribuirgli lo status di oracolo infallibile, <span style="color: #ff0000;"><strong>Warren Buffet </strong></span>- il più grande investitore del mondo &#8211; ha sempre affermato di aver <strong>poggiato la sua fortuna <span style="color: #0000ff;">comprando nei momenti di massima depressione e panico </span>sui mercati</strong> quando tutti gli altri volevano vendere e le quotazioni erano quindi assai convenienti e invece <strong>vendendo quando tutti desiderano comprare</strong> e i mercati erano in euforia.</p>
<p style="text-align: justify;">Certo, tutte le ricette prima o poi falliscono agli occhi della storia ed in ogni caso aldilà dei consigli e delle informazioni che si possono acquisire, <strong>la responsabilità dei propri investimenti è assolutamente personale e individuale.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Qualè la tua personale opinione e quali le tue scelte?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Se ti va, <span style="color: #ff00ff;"><strong>LASCIA UN COMMENTO</strong></span> in calce all&#8217;articolo esprimendo la <strong>tua opinione.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Stay tuned per <strong>nuovi aggiornamenti </strong>sullo scenario in grande evoluzione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Roberto Pesce</strong></p>
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<h1>La grande caduta dei Titoli di Stato</h1>
<h2>Come orientarsi tra tassi in rialzo di Bot, Cct e prezzi da saldo</h2>
<p class="reader">Vademecum anticrisi: Rendimenti e volatilità</p>
<p class="reader">La grande caduta dei Titoli di Stato</p>
<p class="reader">Come orientarsi tra tassi in rialzo di Bot, Cct e prezzi da saldo</p>
<p><strong>MILANO</strong> &#8211; Non sfondate quella curva. E soprattutto: non  inclinatela a testa in giù. Quella linea che rappresenta i rendimenti  dei nostri titoli di Stato e che il 5 luglio del 2011 era  fisiologicamente protesa verso l&#8217;alto (vedi grafico ) con i Bot che  rendevano poco più dell&#8217;1,5% e i Btp a trent&#8217;anni che offrivano meno del  6%, oggi è drammaticamente piatta a un livello stellare che oscilla  intorno al 7-8% per tutti i titoli. Ma c&#8217;è di più: in qualche punto si vede un pericoloso (lieve) cedimento.<br />
Sofismi da analisti grafici? Proprio no. E cercheremo di spiegare perché.</p>
<p><strong>Ieri i titoli italiani hanno bruciato nuovi e poco invidiabili record</strong>.  Ma questa volta l&#8217;allarme rosso si è acceso con insistenza sui Btp  corti e sui Bot, cioè sui titoli che hanno una vita residua molto breve,  da zero a due anni. La maratona dei rendimenti, che nel momento  peggiore, poco prima di mezzogiorno, hanno superato l&#8217;8% per i titoli a  cedola fissa biennali, è stata innescata da motivazioni di vario genere.  Oltre alla giornaliera dose di pessimismo generata dalla sensazione che  l&#8217;uscita dal tunnel sia lontana nonostante i vertici internazionali e  gli sforzi dei singoli governi, ieri i mercati hanno avuto una bella  piattaforma tecnica a cui ancorare le loro paure: le due aste del Tesoro  italiano, quella per i Bot semestrali e quella per i Ctz. In Europa non  c&#8217;erano altri appuntamenti e le ansie si sono concentrate lì.</p>
<p><strong>Tutti i titoli in offerta sono stati collocati ma, ahimè, non è successo nessun miracolo.</strong> E quindi, come da prevedibile copione, il mercato sempre più incerto ha  preteso un premio praticamente raddoppiato per comprare. I Bot sono  arrivati al 6,504% dal 3,535% raggiunto in ottobre, mentre il Ctz &#8211; il  titolo zero coupon &#8211; si è spinto al 7,814% rispetto al precedente  4,628%.</p>
<p><strong>Un balzo che ha sconquassato l&#8217;intera curva dei rendimenti: nel mezzogiorno di fuoco dei biennali oltre l&#8217;8%</strong> &#8211; poi ritornati verso il 7,8% &#8211; investire in un titolo che scade nel  novembre 2013 rendeva più che impegnarsi con un titolo decennale (che  ieri ha toccato un massimo di 7,41%) o con un titolo a trent&#8217;anni che  pagava ancora meno: il 7,26% ( vedi tabelle) .</p>
<p><strong>Gli esperti chiamano questo fenomeno inversione della curva. </strong>Una  patologia che sta ai mercati del reddito fisso come la febbre cattiva.  Se la curva si inverte seriamente, cioè se il premio da pagare per i  propri debiti a breve e medio termine risulta sensibilmente più elevato  di quello da sborsare per i titoli di lunga durata, vuol dire che il  virus della sfiducia è in azione. Nel caso della Grecia, per esempio, la  curva è inclinata all&#8217;ingiù di oltre 45 gradi. I titoli annuali,  paragonabili ai nostri Bot, pagano il 300%, quelli biennali più del 120%  e quelli a dieci anni oscillano intorno al 28%. Numeri da game over che  certificano per i mercati un&#8217;evidenza di non ritorno. E che, per ora,  sono lontani anni luce dalla nostra curva. Pericolosamente alta, questo  sì, ma piatta, con qualche piccola scoliosi all&#8217;altezza dei due e dei  cinque anni.</p>
<p><strong>Spiega Claudia Segre, segretario generale di Assiom Forex: «In una situazione normale</strong> indebitarsi a lungo comporta il fatto di prendersi un rischio maggiore  di quello che si associa ad un investimento breve». Chi può sapere dove  saranno i tassi fra trent&#8217;anni? E quindi i Btp lunghi e lunghissimi (ma  anche i Bund , i Bonos o i Treasury bond americani) se tutto va bene  rendono logicamente più delle emissioni con due o tre anni di vita. La  febbre della curva invertita, però, è subdola. «Quando la sfiducia  inizia a salire &#8211; spiega ancora Angelo Drusiani, esperto obbligazionario  di Banca Albertini Syz &#8211; gli investitori si liberano anche dei titoli  brevi, deprimendo i prezzi e spingendo in su i rendimenti, a volte più  in alto di dove si trovano i rendimenti dei titoli lunghi». Perché?  «Perché la loro vicinanza di rimborso diventa un&#8217;arma a doppio taglio»,  dice ancora Drusiani. Il Btp (o qualsiasi altro bond governativo e non)  con un anno di vita residua, infatti, quota ormai vicino a 100. Tutte le  obbligazioni, a fine corsa, restituiscono 100, cioè il capitale  investito. Un titolo a pochi mesi dal traguardo è quindi una buona  chance di stabilità e di protezione del capitale per chi ragiona  nell&#8217;ottica del bicchiere mezzo pieno.</p>
<p><strong>Per chi vede invece il bicchiere mezzo vuoto (e purtroppo in </strong>questo  momento il mercato pullula di investitori malinconici) i titoli corti  possono essere considerati una trappola da evitare per non perdere  troppo in conto capitale, nel caso estremo di una ristrutturazione del  debito. In caso di default, infatti, i titoli a lunghissima scadenza &#8211;  che oggi in Italia quotano intorno a 80 &#8211; espongono gli investitori che  li avessero comprati ai prezzi attuali a minori perdite, posto che il  rimborso finale in caso di default avviene sempre a meno di 100. Cioè  con una perdita imposta, più o meno ampia, in conto capitale.</p>
<p><strong>Ma davvero ha senso applicare questo genere di paure al futuro dei Btp?</strong> Per il momento no, ma la febbre e i meccanismi perversi del virus non  si possono negare. Tutto però è ancora in gioco. «Oggi, con la curva  piatta, è come se il mercato fosse a un bivio, indeciso se prendere la  strada disastrosa della Grecia, oppure quella della virtuosa Germania»,  dice Antonino De Gaetani, gestore obbligazionario di Bnp Paribas. A chi  si domanda che cosa fare, tra le docce fredde quotidiane dei mercati e  l&#8217;incredibile messe di previsioni catastrofiche che &#8211; se ce la faremo &#8211;  sarà un grandissimo piacere smentire, non resta che applicare un po&#8217; di  sano realismo. Non si può avere un portafoglio imbottito di Btp, ma  nemmeno pensare che andremo in default. Una sana diversificazione, che  preveda anche i titoli di Stato italiani (ma non solo quelli) è forse la  ricetta più equilibrata per affrontare le prossime incertezze. Dei  titoli a breve abbiamo già detto. Per i titoli tra tre e sette anni, i  Btp «intermedi», si possono vedere opportunità e rischi sia per i  cassettisti che per chi ama fare trading. Chi acquista ai prezzi  correnti riesce a portare a casa un rendimento di quattro punti  percentuali superiore al tasso di inflazione senza doversi impegnare  troppo a lungo. Ma si possono anche comprare in ottica positivamente  speculativa, sperando di realizzare un guadagno in conto capitale nel  caso di un miglioramento delle quotazioni. Un ragionamento analogo vale  per i decennali, che sono anche i titoli comprati dalla Bce quando  partono le missioni di salvataggio sui mercati che crollano. Quanto ai  Cct nell&#8217;indifferenza generale sono saliti sopra il 10%. Non li guarda  nessuno e, in caso di ritrovato equilibrio, offrirebbero straordinarie  rimonte in conto capitale.<br />
E se dopo il Btp Day potessimo organizzare, usciti dal tunnel, un «Btp Day Pride»?La grande caduta dei Titoli di Stato Come orientarsi tra tassi in rialzo di Bot, Cct e prezzi da saldo  Vademecum anticrisi: Rendimenti e volatilità  La grande caduta dei Titoli di Stato  Come orientarsi tra tassi in rialzo di Bot, Cct e prezzi da saldo  MILANO &#8211; Non sfondate quella curva. E soprattutto: non inclinatela a testa in giù. Quella linea che rappresenta i rendimenti dei nostri titoli di Stato e che il 5 luglio del 2011 era fisiologicamente protesa verso l&#8217;alto (vedi grafico ) con i Bot che rendevano poco più dell&#8217;1,5% e i Btp a trent&#8217;anni che offrivano meno del 6%, oggi è drammaticamente piatta a un livello stellare che oscilla intorno al 7-8% per tutti i titoli. Ma c&#8217;è di più: in qualche punto si vede un pericoloso (lieve) cedimento. Sofismi da analisti grafici? Proprio no. E cercheremo di spiegare perché.  Ieri i titoli italiani hanno bruciato nuovi e poco invidiabili record. Ma questa volta l&#8217;allarme rosso si è acceso con insistenza sui Btp corti e sui Bot, cioè sui titoli che hanno una vita residua molto breve, da zero a due anni. La maratona dei rendimenti, che nel momento peggiore, poco prima di mezzogiorno, hanno superato l&#8217;8% per i titoli a cedola fissa biennali, è stata innescata da motivazioni di vario genere. Oltre alla giornaliera dose di pessimismo generata dalla sensazione che l&#8217;uscita dal tunnel sia lontana nonostante i vertici internazionali e gli sforzi dei singoli governi, ieri i mercati hanno avuto una bella piattaforma tecnica a cui ancorare le loro paure: le due aste del Tesoro italiano, quella per i Bot semestrali e quella per i Ctz. In Europa non c&#8217;erano altri appuntamenti e le ansie si sono concentrate lì.  Tutti i titoli in offerta sono stati collocati ma, ahimè, non è successo nessun miracolo. E quindi, come da prevedibile copione, il mercato sempre più incerto ha preteso un premio praticamente raddoppiato per comprare. I Bot sono arrivati al 6,504% dal 3,535% raggiunto in ottobre, mentre il Ctz &#8211; il titolo zero coupon &#8211; si è spinto al 7,814% rispetto al precedente 4,628%.  Un balzo che ha sconquassato l&#8217;intera curva dei rendimenti: nel mezzogiorno di fuoco dei biennali oltre l&#8217;8% &#8211; poi ritornati verso il 7,8% &#8211; investire in un titolo che scade nel novembre 2013 rendeva più che impegnarsi con un titolo decennale (che ieri ha toccato un massimo di 7,41%) o con un titolo a trent&#8217;anni che pagava ancora meno: il 7,26% ( vedi tabelle) .  Gli esperti chiamano questo fenomeno inversione della curva. Una patologia che sta ai mercati del reddito fisso come la febbre cattiva. Se la curva si inverte seriamente, cioè se il premio da pagare per i propri debiti a breve e medio termine risulta sensibilmente più elevato di quello da sborsare per i titoli di lunga durata, vuol dire che il virus della sfiducia è in azione. Nel caso della Grecia, per esempio, la curva è inclinata all&#8217;ingiù di oltre 45 gradi. I titoli annuali, paragonabili ai nostri Bot, pagano il 300%, quelli biennali più del 120% e quelli a dieci anni oscillano intorno al 28%. Numeri da game over che certificano per i mercati un&#8217;evidenza di non ritorno. E che, per ora, sono lontani anni luce dalla nostra curva. Pericolosamente alta, questo sì, ma piatta, con qualche piccola scoliosi all&#8217;altezza dei due e dei cinque anni.  Spiega Claudia Segre, segretario generale di Assiom Forex: «In una situazione normale indebitarsi a lungo comporta il fatto di prendersi un rischio maggiore di quello che si associa ad un investimento breve». Chi può sapere dove saranno i tassi fra trent&#8217;anni? E quindi i Btp lunghi e lunghissimi (ma anche i Bund , i Bonos o i Treasury bond americani) se tutto va bene rendono logicamente più delle emissioni con due o tre anni di vita. La febbre della curva invertita, però, è subdola. «Quando la sfiducia inizia a salire &#8211; spiega ancora Angelo Drusiani, esperto obbligazionario di Banca Albertini Syz &#8211; gli investitori si liberano anche dei titoli brevi, deprimendo i prezzi e spingendo in su i rendimenti, a volte più in alto di dove si trovano i rendimenti dei titoli lunghi». Perché? «Perché la loro vicinanza di rimborso diventa un&#8217;arma a doppio taglio», dice ancora Drusiani. Il Btp (o qualsiasi altro bond governativo e non) con un anno di vita residua, infatti, quota ormai vicino a 100. Tutte le obbligazioni, a fine corsa, restituiscono 100, cioè il capitale investito. Un titolo a pochi mesi dal traguardo è quindi una buona chance di stabilità e di protezione del capitale per chi ragiona nell&#8217;ottica del bicchiere mezzo pieno.  Per chi vede invece il bicchiere mezzo vuoto (e purtroppo in questo momento il mercato pullula di investitori malinconici) i titoli corti possono essere considerati una trappola da evitare per non perdere troppo in conto capitale, nel caso estremo di una ristrutturazione del debito. In caso di default, infatti, i titoli a lunghissima scadenza &#8211; che oggi in Italia quotano intorno a 80 &#8211; espongono gli investitori che li avessero comprati ai prezzi attuali a minori perdite, posto che il rimborso finale in caso di default avviene sempre a meno di 100. Cioè con una perdita imposta, più o meno ampia, in conto capitale.  Ma davvero ha senso applicare questo genere di paure al futuro dei Btp? Per il momento no, ma la febbre e i meccanismi perversi del virus non si possono negare. Tutto però è ancora in gioco. «Oggi, con la curva piatta, è come se il mercato fosse a un bivio, indeciso se prendere la strada disastrosa della Grecia, oppure quella della virtuosa Germania», dice Antonino De Gaetani, gestore obbligazionario di Bnp Paribas. A chi si domanda che cosa fare, tra le docce fredde quotidiane dei mercati e l&#8217;incredibile messe di previsioni catastrofiche che &#8211; se ce la faremo &#8211; sarà un grandissimo piacere smentire, non resta che applicare un po&#8217; di sano realismo. Non si può avere un portafoglio imbottito di Btp, ma nemmeno pensare che andremo in default. Una sana diversificazione, che preveda anche i titoli di Stato italiani (ma non solo quelli) è forse la ricetta più equilibrata per affrontare le prossime incertezze. Dei titoli a breve abbiamo già detto. Per i titoli tra tre e sette anni, i Btp «intermedi», si possono vedere opportunità e rischi sia per i cassettisti che per chi ama fare trading. Chi acquista ai prezzi correnti riesce a portare a casa un rendimento di quattro punti percentuali superiore al tasso di inflazione senza doversi impegnare troppo a lungo. Ma si possono anche comprare in ottica positivamente speculativa, sperando di realizzare un guadagno in conto capitale nel caso di un miglioramento delle quotazioni. Un ragionamento analogo vale per i decennali, che sono anche i titoli comprati dalla Bce quando partono le missioni di salvataggio sui mercati che crollano. Quanto ai Cct nell&#8217;indifferenza generale sono saliti sopra il 10%. Non li guarda nessuno e, in caso di ritrovato equilibrio, offrirebbero straordinarie rimonte in conto capitale. E se dopo il Btp Day potessimo organizzare, usciti dal tunnel, un «Btp Day Pride»?</p>
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		<title>Il Governo Berlusconi verso le dimissioni e il panico sui mercati &#8230; c&#8217;è da fidarsi dell&#8217;Italia?</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Nov 2011 22:26:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Pesce</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.robertopesce.com/IntelligenzaFinanziaria/" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-2759" style="margin-left: 4px; margin-right: 4px;" title="caduta-governo-Berlusconi-panico-mercati" src="http://www.robertopesce.com/wp-content/uploads/2011/11/caduta-governo-Berlusconi-panico-mercati-300x218.jpg" alt="" width="300" height="218" /></a>E&#8217; davvero difficile in questi giorni <strong>scrivere di economia e di finanza</strong> così come spargere a pieni mani <strong>entusiasmo </strong>e <strong>certezze </strong>vista la <strong>complicatissima situazione internazionale e nazionale</strong> in cui ci troviamo.</p>
<p style="text-align: justify;">A tutti gli effetti <strong>navighiamo in acque incerte e poco conosciut</strong>e, con l&#8217;aggravante del fatto che i capitani dei velieri che compongono la flotta non hanno sin qui manifestato nè grandi doti di <strong>leadership </strong>nè la ferma determinazione in una <strong>rotta comune</strong>, peccati fatali per chi fa un mestiere che al primo posto richiede il fornire certezze ai propri marinai.</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti, conseguenza di tutto ciò è che <strong>i marinai sono confusi, disorientati e cominciano a cedere al panico &#8230;</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Provo a <strong>tradurre </strong>cercando di limitare al minimo le considerazioni sulla politica se non quando necessarie a comprendere l&#8217;attualità.</p>
<p style="text-align: justify;">Da tempo senti dire da tutti i telegiornali che il <span style="color: #0000ff;"><strong>debito pubblico italiano</strong></span> è stato <em>&#8220;preso di mira dalla speculazione finanziaria&#8221;</em> e che questo sta causando il continuo e pericoloso <strong>allargarsi dello &#8220;<em>spread</em>&#8220;</strong> (ossia del <strong>differenziale di rendimento</strong>) tra le <strong>obbligazioni nazionali italiane, BTP in primis, e i BUND tedeschi</strong> considerati il termine di paragone più attendibile in quanto considerati sin qua assolutamente sicuri.</p>
<p style="text-align: justify;">Da più parti senti addirittura dire che <em>&#8220;stiamo rischiando di fare la fine della Grecia&#8221;</em> e che <em>&#8220;l&#8217;Italia rischia di fallire&#8221;</em> e mi rendo conto che per un non addetto ai lavori anche questo va spiegato.</p>
<p style="text-align: justify;">Partiamo dai <strong>fatti</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo <span style="color: #0000ff;"><strong>stato italiano</strong></span> ha accumulato nei decenni un <span style="color: #ff0000;"><strong>debito pubblico mostruoso</strong></span> pari a <span style="color: #ff0000;"><strong>oltre 1.900 miliardi di euro</strong></span>, terzo o quarto al mondo per dimensione assoluta ma soprattutto<span style="color: #ff0000;"><strong> oltre il 120% rispetto al PIL</strong></span> e, fino ad oggi, <strong>questo debito è continuato a crescere anno dopo anno</strong> essenzialmente per colpa di una <strong>classe politica inetta, incapace e corrotta</strong> che ha sempre utilizzato la<strong> spesa pubblica</strong> per <strong>foraggiare in maniera vergognosa se stessa, le proprie clientele e ogni tipo di sperpero e spreco.</strong> Da questo punto di vista, fuor di propaganda e senza alcuna partigianeria,<strong> sinistra, destra e centro</strong> si sono <strong>comportate essenzialmente sempre allo stesso modo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il problema è adesso che, posto che <strong>la <span style="color: #0000ff;">crescita </span>dell&#8217;economia nazionale è sostanzialmente <span style="color: #ff0000;">bloccata </span>da più di dieci anni a questa parte</strong>, il mondo ha preso a guardarci con <span style="color: #0000ff;"><strong>sfiducia </strong></span>e sta cercando di <strong>sbolognare sul mercato i Titoli di Stato italiani</strong> rendendo così <strong><span style="color: #ff0000;">più difficile e costoso il rifinanziamento</span> attraverso l&#8217;emissione di nuovi ti</strong><strong>toli.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Le <span style="color: #0000ff;"><strong>domande </strong></span>quindi sono:<a href="http://www.robertopesce.com/IntelligenzaFinanziaria/" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-2762" style="margin-left: 4px; margin-right: 4px;" title="crisi-debito-Grecia" src="http://www.robertopesce.com/wp-content/uploads/2011/11/crisi-debito-Grecia-300x227.jpg" alt="" width="216" height="163" /></a></p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><strong>Ma l&#8217;<span style="color: #ff0000;">Italia può fallire?</span></strong></li>
<li><strong>E cosa succede se un Paese va in default?</strong></li>
<li><strong>C&#8217;è un<span style="color: #ff0000;"> rischio concreto</span> che questo stia accadendo o possa succedere?</strong></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Le risposte semplici da dare sono quelle alle <strong>prime due domande.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;"><strong><span style="color: #000000;">Si,</span> chiunque può fallire</strong></span>, non solo un cittadino o un&#8217;azienda ma <strong>anche un Ente Pubblico o persino uno <span style="color: #ff0000;">Stato</span></strong>, lo abbiamo visto succedere negli ultimi anni all&#8217;<strong>Islanda </strong>e soprattutto all&#8217;<strong>Argentina </strong>solo per citare i casi peggiori e più noti. Come per una persona fisica, uno Stato va in default quando <span style="color: #ff0000;"><strong>le spese  superano le entrate</strong></span>, non si riesce a<strong> <span style="color: #ff0000;">rifinanziare il debito attraverso altro debito</span></strong> e non si riescono più a <span style="color: #ff0000;"><strong>pagare i creditori.</strong></span> Ecco perchè il <strong>problema della sfiducia e il conseguente aumento dello spread</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Per fare un paragone spiacevole ma efficace è quello che succede quando una persona schiacciata dai debiti non riesce più a pagare i propri creditori anche perchè <strong>gli stessi interessi sul debito gli rendono prima difficile poi impossibile il compito</strong>, il poveraccio <strong>non riuscendo quindi ad ottenere nuovi finanziamenti regolari dalle banche si rivolge agli <span style="color: #0000ff;">strozzini </span></strong>che sono ben lieti di rifinanziarlo ma ovviamente chiedendo in cambio <span style="color: #ff0000;"><strong>interessi spaventosi</strong></span> che quindi lo <strong>mettono ancora più in difficoltà</strong> e così via sempre più peggiorando la situazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente quando una persona o un&#8217;impresa falliscono quello che succede è che <strong>la cosa non solo è antipatica per i falliti ma anche per tutti i loro <span style="color: #0000ff;">creditori</span></strong><span style="color: #0000ff;"> </span>che vedono <strong>persi o quantomeno in grave perdita i propri investimenti</strong> con i soggetti in default.</p>
<p style="text-align: justify;">Se però a fallire è uno <strong>Stato</strong>, e soprattutto un&#8217;<strong>economia rilevante e importante come quella italiana</strong>, i <span style="color: #0000ff;"><strong>problemi </strong></span>diventano <strong>esponenziali e assai diffusi</strong> anche oltre i confini nazionali. Ciò infatti significherebbe <strong>non avere disponibilità di denaro per pagare i dipendenti pubblici</strong> <em>(politici, amministratori pubblici, poliziotti, dipendenti di miriadi di enti e servizi alcuni dei quali inutili ma molti invece essenziali)</em> ma anche gettare in una <span style="color: #ff0000;"><strong>crisi finanziaria profonda</strong></span> tutte le <strong>aziende private fornitrici dello Stato</strong> di beni e servizi e tutti i <strong>detentori dei famosi Titoli di Stato</strong> che diventerebbero improvvisamente carta straccia o quasi come successe all&#8217;epoca per i possessori dei tango bond argentini.</p>
<p style="text-align: justify;">Notare che i <strong>Titoli in questione</strong> non sono detenuti solo da <strong>privati cittadini</strong> come me e te ma in larga quantità da <span style="color: #0000ff;"><strong>banche </strong></span>(che di conseguenza aggraverebbero brutalmente i propri bilanci e inizierebbero a <span style="color: #ff0000;"><strong>non prestare più denaro a nessuno</strong></span> con logiche e <strong>tragiche ricadute su persone e imprese</strong> che hanno bisogno di quel denaro anche perchè loro stessi hanno uno stato economico gravato dai debiti&#8230;) e da <span style="color: #0000ff;"><strong>altre Nazioni</strong></span> per le quali <strong>partirebbe o si aggraverebbe la stessa tragica <span style="color: #ff0000;">spirale negativa.</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Spiegato in grossa sintesi, ecco il tanto temuto <em><span style="color: #ff0000;"><strong>&#8220;effetto contagio&#8221;</strong></span></em> che si cerca a tutti i costi di evitare.</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa<strong> io personalmente p</strong><a href="http://www.robertopesce.com/IntelligenzaFinanziaria/" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-2763 alignleft" style="margin-left: 4px; margin-right: 4px;" title="effetto_contagio" src="http://www.robertopesce.com/wp-content/uploads/2011/11/effetto_contagio-300x117.jpg" alt="" width="300" height="117" /></a><strong>ensi</strong> di tutto questo, se mi leggi da un pò o hai fatto i miei corsi, ti dovrebbe essere <strong>già noto</strong>, ho infatti scritto <strong>decine di articoli contro la <em><span style="color: #ff0000;">&#8220;cultura del debito&#8221;</span></em></strong> sulla quale si basa l&#8217;economia moderna e della quale stiamo ora assaggiando i frutti, ti invito però anche a <strong>rileggere un articolo</strong> scritto <strong>questa estate</strong> durante le vacanze intitolato <a href="http://www.robertopesce.com/intelligenza-finanziaria/berlusconi-parla-e-le-borse-continuano-a-scendere-ma-guarda-un-po/" target="_blank"><em><strong>&#8220;Berlusconi parla e le Borse continuano a s</strong></em></a><a href="http://www.robertopesce.com/intelligenza-finanziaria/berlusconi-parla-e-le-borse-continuano-a-scendere-ma-guarda-un-po/" target="_blank"><em><strong>cendere &#8230; ma guarda un pò!&#8221;</strong></em></a> nel quale segnalavo tutte le <strong>manchevolezze della nostra classe dirigente</strong> ma dicevo anche che <strong>non </strong><strong>si vedevano molti spiragli all&#8217;orizzonte</strong> pur se diventava<strong> difficile immaginare un ulteriore peggioramento della situazione</strong> per quanto riguardava i <span style="color: #0000ff;"><strong>Titoli Pubblici</strong></span> <em>(le Borse azionarie sono un altro discorso e oggi le lasciamo da parte).</em></p>
<p style="text-align: justify;">Ebbene, da allora sono <strong>passati circa tre mesi </strong>e purtroppo devo dire che <span style="color: #0000ff;"><strong>mi sbagliavo nel ritenere che ci fosse un limite al peggio</strong></span> perchè <strong>tale limite è infatti stato abbondantemente superato.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><strong>Berlusconi </strong></span>e il <span style="color: #0000ff;"><span style="color: #000000;">suo</span><strong> <span style="color: #ff0000;">Governo</span></strong></span><span style="color: #ff0000;"> </span>hanno dato da allora spettacolo del <span style="color: #ff0000;"><strong>peggio di sè stessi</strong></span> (e ce ne voleva visti i trascorsi) manifestando <strong>divisioni, <span style="color: #ff0000;">incertezze </span>e tentennamenti continui, litigiosità al vertice</strong> tra lo stesso <strong>Berlusconi </strong>e il <strong>Ministro dell&#8217;Economia <span style="color: #ff0000;">Tremonti</span></strong><span style="color: #ff0000;"> </span>che, stando a quanto ci dicono i giornali, non si sopportano più da tempo e sono <strong>divisi su tutto. Ripresi più volte per le orecchie</strong> in maniera ormai francamente fastidiosa ed umiliante dalle <span style="color: #0000ff;"><strong>Istituzioni Europee</strong></span>, dai <strong>leader stranieri</strong> e dalla <span style="color: #0000ff;"><strong>BCE,</strong></span> hanno continuato a millantare <span style="color: #ff0000;"><strong>vaghe promesse e fumose lettere di intenti </strong></span>puntualmente <strong>smentite nei giorni successivi</strong> da un dibattito parlamentare dove è palese per chiunque che <strong>ognuno punta al proprio personale interesse di bottega</strong> con una<strong> visione di brevissimo respiro</strong> e del <strong>bene dell&#8217;Italia e dei propri cittadini </strong>non <strong>frega niente a nessuno.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La conseguenza di tutto ciò è che <strong>la società civile italiana e l&#8217;opinione pubblica non ne possono più</strong> ma il problema è che <strong>chi all&#8217;<span style="color: #0000ff;">estero </span>detiene il nostro <span style="color: #ff0000;">debito</span></strong><span style="color: #ff0000;"> </span>se ne sta <strong>disfando o fa la voce grossa</strong> di fatto <span style="color: #0000ff;"><strong>commissariandoci </strong></span>a furia di <strong>lettere e ispettori internazionali</strong> che vengono in casa nostra a giudicarci dubitando palesemente alle promesse dei nostri governanti. La cosa, lo ripeto, è <strong>fastidiosa e umiliante</strong> ma, vedendola dal loro punto di vista, è anche <strong>difficile dargli torto</strong> quando esprimono <strong>scetticismo e diffidenza sulle proposte dei nostri politici.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Certo, si potrebbe parlare anche dei <strong>problemi e delle ambiguità degli stessi francesi e dei tedeschi</strong> a cui piace da sempre <strong>fare i maestrini in casa nostra</strong> ma che hanno <strong>ben più di una difficoltà nei propri bilanci</strong> così come del perchè non si <strong>bloccano o vietano gli <span style="color: #ff0000;">strumenti finanziari derivati</span></strong> che permettono ai grandi speculatori internazionali di <strong>accumulare enormi profitti sulle disgrazie e sulle debolezze altrui</strong>, entrambi i discorsi sarebbero interessanti e legittimi ma ci porterebbero <strong>fuori dal seminato</strong> di questo articolo e poi, fin da quando avevo sei anni, mia madre mi ha insegnato che quando  mi rimproverava per non aver fatto i compiti non potevo opporle l&#8217;obiezione: <em>&#8220;Nemmeno Stefano li ha fatti!&#8221;</em></p>
<p style="text-align: justify;">La cosa sarebbe stata vera ma <strong>non avrebbe diminuito di un&#8217;unghia la mia responsabilità.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Parlando proprio di <strong>responsabilità e conseguenze</strong>, ieri <span style="color: #0000ff;"><strong>Berlusconi si è dimesso</strong></span> o, meglio, ha <strong>annunciato le sue <span style="color: #0000ff;"><em>&#8220;future dimissioni&#8221;</em></span></strong> seminando così <strong>ulteriore <span style="color: #ff0000;">incertezza </span>sui mercati</strong> che infatti hanno reagito malissimo portando le <strong>Borse in profondo rosso</strong> e il famigerato <span style="color: #ff0000;"><strong>spread a nuovi record.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Tornando a <strong>guardare la cosa con gli occhi degli stranieri</strong> <em>(noi italiani siamo tanto assuefatti al peggio che facciamo fatica a capire lo sconcerto altrui)</em> serve forse ricordare che se il buon <strong>Silvio </strong>era ormai ampiamente <strong>screditato agli occhi del mondo</strong> non è che le <span style="color: #0000ff;"><strong>attuali opposizioni</strong></span> suscitino chissà quali<strong> entusiasmi</strong> essendo composte in parte da <strong>antichi e longevi alleati dello stesso Berlusca</strong> ed in parte da quella <strong>sinistra </strong>che quando andò l&#8217;<strong>ultima volta al governo</strong> guidata da <span style="color: #0000ff;"><strong>Prodi </strong></span>diede <strong>spettacolo quotidiano </strong>di<strong> <span style="color: #ff0000;">divisioni e distinguo continui</span></strong> tra le sue varie anime per poi <strong>implodere in meno di due anni</strong>, sinistra che oltretutto quanto a <strong>clientelismi e spesa pubblica</strong> non è seconda a nessuno.</p>
<p style="text-align: justify;">E quindi? Beh, quindi si <strong>naviga in acque oscure e poco conosciute</strong> perchè la situazione sembra sempre più <span style="color: #ff0000;"><strong>insostenibile </strong></span>e <strong>qualcosa giocoforza dovrà succedere</strong>, in questo senso intendo non solo in Italia ma <strong>anche nel <span style="color: #0000ff;">resto d&#8217;Europa e nel mondo</span></strong> perchè va poi detto che i <strong>problemi sono globali</strong> e se <strong><span style="color: #0000ff;">Roma </span></strong>ha di che piangere non è poi che <span style="color: #0000ff;"><strong><span style="color: #ff0000;">Berlino, Parigi, Londra o Washington</span> </strong></span>se la passino poi così meglio.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è però un <span style="color: #0000ff;"><strong>rischio concreto che l&#8217;Italia possa fallire?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>rischio concreto esiste</strong>, la mia personale opinione è però che <span style="color: #ff0000;"><strong>non accadrà</strong> </span>perchè, aldilà del livello tragico della nostra politica, la <strong>nazione <span style="color: #0000ff;">Italia </span></strong>ha realmente<span style="color: #0000ff;"> </span><strong><span style="color: #ff0000;">tante risorse</span> </strong>non solo<strong> finanziarie </strong>ma anche <strong>umane </strong> oltre che un <strong>patrimonio storico, artistico e naturale unico al mondo.<a href="http://www.robertopesce.com/IntelligenzaFinanziaria/" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-2767" style="margin-left: 4px; margin-right: 4px;" title="risorse-Italia" src="http://www.robertopesce.com/wp-content/uploads/2011/11/risorse-Italia-300x300.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Lo stesso <strong><span style="color: #0000ff;">Stato Italiano</span></strong> è vero che è <strong>sommerso dai debiti</strong> ma va altresì detto che tra <span style="color: #ff0000;"><strong>patrimonio immobiliare, artistico, partecipazioni statali e pubbliche</strong></span> di risorse da mettere in campo volendo ce ne sono e la speranza è che anche questa <strong>gerontocrazia politica inetta prima o poi se ne vada</strong> e venga sostituita magari anche solo da qualcuno che applichi un <strong>minimo di buon senso</strong> e di <strong>interesse generale alla cosa pubblica.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; <strong>già successo in passato</strong>, in Italia e nel mondo, e tornerà a <strong>succedere anche stavolta.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, <strong>il momento è parecchio difficile e complesso</strong> ma in un&#8217;<strong>ottica di medio termine</strong> sono <span style="color: #0000ff;"><strong>fiducioso </strong></span>che ne usciremo fuori e torneremo a respirare aria migliore e a <strong>vivere all&#8217;interno di un&#8217;economia più serena</strong> e, mio desiderio personale, magari anche <strong>un pizzico più giusta e equa.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Di solito <strong>non parlo mai sul blog delle mie <span style="color: #ff0000;">operazioni personali</span></strong> ma questa volta faccio un&#8217;<strong>eccezione </strong>e mi fa piacere dirti che <strong>in questi giorni</strong> sto<span style="color: #0000ff;"><strong> comprando BTP e altri Titoli di Stato italiani</strong></span>, cosa anche questa per me insolita visto che <strong>non investo pressochè mai in obbligazioni.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Voglio però essere chiaro.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante mi senta <strong>fortemente italiano</strong> e sia infastidito dalla situazione del nostro paese <strong>non lo faccio però per <em>&#8220;spirito patriottico&#8221;</em></strong> ma cercando il <span style="color: #ff0000;"><strong>mio personale interesse come investitore.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Gli americani hanno un detto che fa così: <em>&#8220;Put your money where your mouth is or shut up!&#8221;</em> che tradotto significa: <em>&#8220;Metti i tuoi soldi su ciò che stai dicendo oppure chiudi la bocca!&#8221;</em> e <strong>così sto facendo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;"><strong>Non credo che l&#8217;Italia fallirà</strong></span> e parcheggiare un pò della mia disponibilità in <strong>obbligazioni nazionali a 2 e 3 anni</strong> a <span style="color: #ff0000;"><strong>tassi garantiti annui tra il 6 e il 7%</strong></span> lo ritengo un <strong>ottimo investimento</strong> <em>&#8220;tranquillo&#8221;</em> e  che non mi richiederà ulteriore attenzione in futuro. In questo senso, <strong>se la pensi come me</strong>, la situazione di questi giorni ci presenta una<span style="color: #0000ff;"><strong> grande occasione</strong></span>, non me la lascio sfuggire e <strong>mi piace segnalartela.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Essendo il post di <strong>super attualità</strong>, ti invito fortemente a <span style="color: #800080;"><strong>LASCIARE UN COMMENTO</strong></span> in calce allo stesso esprimendo la <strong>tua opinione</strong> in merito alle considerazioni che ho espresso così come la <strong>tua idea sulla situazione italiana e internazionale</strong> che stiamo vivendo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il dibattito è aperto e &#8230; <span style="color: #ff0000;"><strong><span style="color: #008000;">forza</span> TRICOLORE <span style="color: #008000;">!!!</span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Roberto Pesce</strong></p>
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		<title>Le 3 &#8220;M&#8221; di Alexander Elder per guadagnare dal trading in azioni e ETF</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Feb 2010 19:34:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Pesce</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; terminata sabato scorso a Reggio Emilia la prima edizione del 2010 del corso INVESTIRE IN AZIONI E ETF (POSITION TRADING), il seminario di un giorno dedicato ad imparare come guadagnare sui mercati borsistici di tutto il mondo attraverso l&#8217;utilizzo di azioni e ETF. Come sempre sono stato subissato di domande dai partecipanti, provenienti un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.coachingfinanziario.it/investire_azioni/investire_azioni.php" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-962" style="margin-left: 4px; margin-right: 4px;" title="guadagnare_dal_trading_in_azioni_e_ETF" src="http://www.robertopesce.com/wp-content/uploads/2010/02/3255437288_28231f54d5.jpg" alt="" width="201" height="240" /></a>E&#8217; terminata sabato scorso a Reggio Emilia la prima edizione del 2010 del corso <a href="http://www.coachingfinanziario.it/investire_azioni/investire_azioni.php" target="_blank"><span style="color: #ff0000;"><strong>INVESTIRE IN AZIONI E ETF (POSITION TRADING)</strong></span></a>, il <strong>seminario di un giorno dedicato ad imparare come guadagnare sui mercati borsistici di tutto il mondo attraverso l&#8217;utilizzo di azioni e ETF</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Come sempre sono stato <strong>subissato di domande</strong> dai partecipanti, provenienti un pò da tutta Italia e uniti dal desiderio di scoprire i segreti che si frappongono tra loro e la possibilità di guadagnare costantemente dai mercati.</p>
<p style="text-align: justify;">Già, perchè se <strong>investire in borsa è effettivamente la cosa più facile del mondo</strong> (è sufficiente possedere un pò di denaro, un computer, un collegamento internet e un conto corrente di trading online et, voilà, sei anche tu un investitore!), <strong>guadagnare e, soprattutto, guadagnare costantemente sembra essere un pò una chimera per la </strong><span id="more-959"></span><strong>maggioranza delle persone.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In accordo con il <strong>Dr. Alexander Elder </strong>(autore dei best-seller &#8220;Trading for a living&#8221; e &#8220;Welcome to my trading room&#8221;) sono tre gli elementi da imparare a padroneggiare per poter guadagnare costantemente sui mercati e, in inglese, tutti e 3 iniziano con la lettera &#8220;<span style="color: #000080;"><strong>M</strong></span>&#8220;:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><span style="color: #000080;"><strong>MIND</strong></span></li>
<li><span style="color: #000080;"><strong>MONEY</strong></span></li>
<li><span style="color: #000080;"><strong>METHOD</strong></span></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Come dicevo sabato ai miei allievi, se <strong>il 95% di chi investe (e perde denaro) in borsa lo fa totalmente senza criterio e senza avere la pur minima comprensione delle regole del gioco</strong>, chi invece si interessa al proprio miglioramento e  si iscrive ad un corso di formazione sul trading come <a href="http://www.coachingfinanziario.it/investire_azioni/investire_azioni.php" target="_blank"></a><strong><a href="http://www.coachingfinanziario.it/investire_azioni/investire_azioni.php" target="_blank"><span style="color: #ff0000;"><strong>INVESTIRE IN AZIONI E ETF (POSITION TRADING)</strong></span></a></strong> , lo fa solitamente pensando che l&#8217;anello mancante consista essenzialmente nella mancanza di un <strong>METODO</strong>, di un&#8217;insieme di tecniche e strategie che gli consentano di prevedere l&#8217;andamento futuro delle azioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Ebbene, l&#8217;aspetto difficile sta proprio nel comprendere che se l&#8217;<strong>aspetto metodo è know-how è assolutamente essenziale, da sè non è però sufficiente ad assicurare il successo</strong>. Occorre infatti anche appoggiarsi ad un solido &#8220;<strong>money management&#8221;</strong> e lavorare sulla propria <strong>psicologia e emotività,</strong> fattori questi ultimi che ci si accorge nel tempo essere i più difficili da padroneggiare.</p>
<p style="text-align: justify;">Se sei interessato all&#8217;argomento (<strong>lascia un commento sotto il post </strong>per esprimere il tuo parere  in merito e/o la tua esperienza con il trading e con il corso) potrebbe essere interessante scrivere nei prossimi mesi una serie di articoli per entrare nel dettaglio delle 3 &#8220;M&#8221; e capire cosa fare per imparare a padroneggiarle. Cosa ne dici, potrebbe esserti d&#8217;aiuto?</p>
<p style="text-align: justify;">In conclusione <strong>un saluto a tutti i miei allievi </strong>tra cui mi piace citare con particolare simpatia la &#8220;<strong>Banda dei 4</strong>&#8221; di Treviso, gli amici <strong>Nicola, Eleonora, Claudio e Stefano</strong> (grande ad essere venuto nonostante gli acciacchi!) e i futuri partecipanti alla <a href="http://www.robertopesce.com/tradingacademy/" target="_blank"><strong><span style="color: #800080;">TRADING ACADEMY</span></strong></a> <strong>Sandro, Massimo e Giampaolo</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Un caro saluto a tutti e auguri per un grande successo con la vostra attività di trading!</p>
<p style="text-align: justify;">Roberto Pesce</p>
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		<title>Titoli di stato e inflazione</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jan 2010 22:39:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Pesce</dc:creator>
				<category><![CDATA[Investing]]></category>
		<category><![CDATA[Obbligazioni]]></category>
		<category><![CDATA[btp]]></category>
		<category><![CDATA[inflazione]]></category>
		<category><![CDATA[obbligazioni indicizzate]]></category>
		<category><![CDATA[titoli di stato]]></category>

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		<description><![CDATA[Il rendimento che si ottiene acquistando all&#8217;emissione un&#8217;obbligazione a tasso fisso (titolo di stato o obbligazione societaria) e portandola a scadenza, è determinato dal tasso delle cedole e dall&#8217;eventuale differenza tra il prezzo di emissione e quello di rimborso. Ad esempio un buono poliennale del Tesoro (Btp) quinquennale con cedola del 5% (emesso e rimborsato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.robertopesce.com/wp-content/uploads/2009/06/michele-colosio.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-377" style="margin-left: 4px; margin-right: 4px;" title="michele_colosio_consulente_finanziario_indipendente" src="http://www.robertopesce.com/wp-content/uploads/2009/06/michele-colosio-225x300.jpg" alt="" width="180" height="240" /></a>Il rendimento che si ottiene acquistando all&#8217;emissione un&#8217;<strong>obbligazione a tasso fisso</strong> (titolo di stato o obbligazione societaria) e portandola a scadenza, è determinato dal <strong>tasso delle cedole e dall&#8217;eventuale differenza tra il prezzo di emissione e quello di rimborso</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad esempio un <strong>buono poliennale del Tesoro (Btp)</strong> quinquennale con cedola del 5% (emesso e rimborsato al prezzo di 100) offrirà un rendimento semplice del 5% per ognuno dei cinque anni di durata, al lordo della tassazione naturalmente.</p>
<p style="text-align: justify;">Il ritorno così determinato è <strong>il rendimento nominale e non tiene conto dell&#8217;inflazione</strong>, mentre <strong>il ritorno effettivo è il cosiddetto rendimento reale ed è quello che si ottiene sottraendo il tasso d&#8217;inflazione</strong> maturato nel periodo considerato dal tasso nominale. Supponendo, per esempio, che l&#8217;inflazione media dei prossimi cinque anni sia del 3% annuo allora il rendimento reale dell&#8217;obbligazione sarà del 2% all&#8217;anno.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa distinzione è importante perché, <strong>ai fini del mantenimento del potere d&#8217;acquisto dei nostri risparmi, è necessario </strong><span id="more-867"></span><strong>ottenere un rendimento reale almeno pari a quello dell&#8217;incremento del costo della vita</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il problema è che possiamo solo ipotizzare il livello d&#8217;inflazione futuro, perciò il rendimento reale dell&#8217;investimento è incerto e <strong>l&#8217;incertezza è tanto più grande quanto più è lontana la scadenza dell&#8217;obbligazione in cui si vuole investire</strong>. Nel malaugurato caso che il tasso di inflazione futura si rivelasse superiore al livello scontato dai mercati finanziari, si otterrà un rendimento reale inferiore a quello previsto o addirittura negativo se l&#8217;inflazione dovesse superare il rendimento nominale.</p>
<p style="text-align: justify;">Per limitare questo rischio è opportuno <strong>diversificare le scadenze dei titoli in portafoglio </strong>e <strong>utilizzare una quota di titoli di stato indicizzati all&#8217;inflazione</strong>. Questi particolari titoli, emessi soprattutto dagli Stati italiano e francese, offrono un <strong>tasso d&#8217;interesse reale</strong> in quanto la cedola viene calcolata su un valore nominale investito che si rivaluta in base all&#8217;inflazione via via misurata dalle competenti autorità.<br />
Vista la particolare struttura e la complessità di questi titoli è bene farsi consigliare da un&#8217;esperto per stabilire le scadenze da acquistare e la quota dei titoli indicizzati sul totale dei propri investimenti, da determinare in funzione dei propri obiettivi e della relativa convenienza rispetto ai titoli nominali.</p>
<p style="text-align: justify;">Attualmente, nonostante i prezzi siano fermi o addirittura in diminuzione, <strong>diversi analisti sostengono che nei prossimi anni, a causa dell&#8217;aumento dei debiti pubblici a livello mondiale e delle misure espansive attuate dalle istituzioni per sostenere l&#8217;economia, l&#8217;inflazione potrebbe tornare a livelli sostenuti.</strong> Di conseguenza, potrebbe non essere sbagliato cominciare a premunirsi contro possibili fiammate inflazionistiche, timore che tra l&#8217;altro ha già sortito l&#8217;effetto di far apprezzare notevolmente i titoli indicizzati dall&#8217;inizio del 2009 ad oggi.</p>
<p style="text-align: justify;">Michele Colosio<br />
Consulente finanziario indipendente</p>
<p style="text-align: justify;">www.ifaconsulenza.it</p>
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		<title>Ma i rating delle obbligazioni sono affidabili?</title>
		<link>http://www.robertopesce.com/intelligenza-finanziaria/rischio-investimenti/ma-i-rating-delle-obbligazioni-sono-affidabili/</link>
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		<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 21:36:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Pesce</dc:creator>
				<category><![CDATA[Obbligazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Rischio]]></category>
		<category><![CDATA[consulenza finanziaria indipendente]]></category>
		<category><![CDATA[rating]]></category>
		<category><![CDATA[rischio]]></category>

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		<description><![CDATA[Chi si pone questa domanda solleva un problema all&#8217;ordine del giorno e cioè l&#8217;accusa che i giudizi delle società di rating sulle obbligazioni siano inaffidabili nell&#8217;indicare il rischio delle aziende analizzate. Il rating è variabile lungo una scala che va dalla tripla A (indice di massima affidabilità) alla C, per gli emittenti in stato di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;" mce_style="text-align: justify;"><a href="http://www.ifaconsulenza.it/index.html" mce_href="http://www.ifaconsulenza.it/index.html" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-377" style="margin-left: 4px; margin-right: 4px;" mce_style="margin-left: 4px; margin-right: 4px;" title="michele_colosio_consulente_finanziario_indipendente" src="http://www.robertopesce.com/wp-content/uploads/2009/06/michele-colosio-225x300.jpg" mce_src="http://www.robertopesce.com/wp-content/uploads/2009/06/michele-colosio-225x300.jpg" alt="" width="158" height="210"></a>Chi si pone questa domanda solleva un problema all&#8217;ordine del giorno e cioè <b>l&#8217;accusa che i giudizi delle società di rating sulle obbligazioni siano inaffidabili nell&#8217;indicare il rischio delle aziende analizzate</b>.</p>
<p style="text-align: justify;" mce_style="text-align: justify;"><b>Il rating è variabile lungo una scala che va dalla tripla A (indice di massima affidabilità) alla C</b>, per gli emittenti in stato di fallimento, passando per una serie di valutazioni intermedie. Lo spartiacque è rappresentato dalla <b>distinzione tra gli emittenti con sufficiente affidabilità e quelli con incerta capacità di adempiere ai propri impegni debitori</b> che vengono considerati &#8220;speculativi&#8221; (ad esempio i fondi pensione non investono in obbligazioni speculative).</p>
<p style="text-align: justify;" mce_style="text-align: justify;">Diciamo subito che <b>le società di rating operano in conflitto d&#8217;interessi,</b> in quanto <img src="http://www.robertopesce.com/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" mce_src="http://www.robertopesce.com/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" class="mceWPmore mceItemNoResize" title="More...">sono pagate dalle stesse aziende su cui devono formulare un giudizio. Inoltre le analisi si sono dimostrate in diversi casi poco tempestive nel cogliere il peggioramento del grado di affidabilità dei titoli  (basti pensare che la banca d&#8217;affari americana Lehman Brothers è stata declassata nel giorno stesso dell&#8217;annuncio dell&#8217;insolvenza).</p>
<p style="text-align: justify;" mce_style="text-align: justify;">Nonostante i problemi che lo affliggono, <b>il rating rimane comunque uno degli elementi da prendere in considerazione prima di effettuare un investimento obbligazionario</b>, ma per valutare il rischio di fallimento che il mercato assegna alle aziende sono disponibili altri strumenti, più sensibili e tempestivi.</p>
<p style="text-align: justify;" mce_style="text-align: justify;">Il primo di questi è il <b>prezzo del</b> <b>CDS</b> (<b>credit default swap</b>) della società, che esprime in sostanza il costo che bisogna sostenere per assicurarsi contro il fallimento della stessa ed è quotato in tempo reale. <b>Un livello considerato di allerta è di 200 punti</b>, che sta a significare che il premio per garantirsi contro il fallimento è del 2% del controvalore da assicurare (ad esempio al 26 marzo scorso il CDS a 5 anni di UBS era di circa 230 punti base, ossia servivano 2.300 euro per assicurare 100.000 euro di titoli della banca svizzera).</p>
<p style="text-align: justify;" mce_style="text-align: justify;">Un secondo indicatore, di più facile comprensione e reperibilità, è rappresentato dalla <b>differenza tra il rendimento dell&#8217;obbligazione societaria (da non confondere con il tasso nominale) e il rendimento di un obbligazione di pari scadenza considerata sicura</b> (ad esempio il titolo di stato tedesco).</p>
<p style="text-align: justify;" mce_style="text-align: justify;">E&#8217; chiaro che <b>tanto più un titolo è considerato rischioso, tanto più alta sarà la remunerazione richiesta dai risparmiatori per investirvi</b>, infatti <b>il rendimento di un investimento rappresenta la remunerazione per il rischio assunto</b>.</p>
<p style="text-align: justify;" mce_style="text-align: justify;">Michele Colosio<br />
Consulente finanziario indipendente &#8211; www.ifaconsulenza.it</p>
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