Chi si pone questa domanda solleva un problema all’ordine del giorno e cioè l’accusa che i giudizi delle società di rating sulle obbligazioni siano inaffidabili nell’indicare il rischio delle aziende analizzate.
Il rating è variabile lungo una scala che va dalla tripla A (indice di massima affidabilità) alla C, per gli emittenti in stato di fallimento, passando per una serie di valutazioni intermedie. Lo spartiacque è rappresentato dalla distinzione tra gli emittenti con sufficiente affidabilità e quelli con incerta capacità di adempiere ai propri impegni debitori che vengono considerati “speculativi” (ad esempio i fondi pensione non investono in obbligazioni speculative).
Diciamo subito che le società di rating operano in conflitto d’interessi, in quanto
sono pagate dalle stesse aziende su cui devono formulare un giudizio. Inoltre le analisi si sono dimostrate in diversi casi poco tempestive nel cogliere il peggioramento del grado di affidabilità dei titoli (basti pensare che la banca d’affari americana Lehman Brothers è stata declassata nel giorno stesso dell’annuncio dell’insolvenza).
Nonostante i problemi che lo affliggono, il rating rimane comunque uno degli elementi da prendere in considerazione prima di effettuare un investimento obbligazionario, ma per valutare il rischio di fallimento che il mercato assegna alle aziende sono disponibili altri strumenti, più sensibili e tempestivi.
Il primo di questi è il prezzo del CDS (credit default swap) della società, che esprime in sostanza il costo che bisogna sostenere per assicurarsi contro il fallimento della stessa ed è quotato in tempo reale. Un livello considerato di allerta è di 200 punti, che sta a significare che il premio per garantirsi contro il fallimento è del 2% del controvalore da assicurare (ad esempio al 26 marzo scorso il CDS a 5 anni di UBS era di circa 230 punti base, ossia servivano 2.300 euro per assicurare 100.000 euro di titoli della banca svizzera).
Un secondo indicatore, di più facile comprensione e reperibilità, è rappresentato dalla differenza tra il rendimento dell’obbligazione societaria (da non confondere con il tasso nominale) e il rendimento di un obbligazione di pari scadenza considerata sicura (ad esempio il titolo di stato tedesco).
E’ chiaro che tanto più un titolo è considerato rischioso, tanto più alta sarà la remunerazione richiesta dai risparmiatori per investirvi, infatti il rendimento di un investimento rappresenta la remunerazione per il rischio assunto.
Michele Colosio
Consulente finanziario indipendente – www.ifaconsulenza.it
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Sat, Nov 21, 2009
Obbligazioni, Rischio