Numero #08

OnlyFISH | FINANZA A PROVA D'ERRORE

Roberto Pesce

Tassi fermi, inflazione su, crescita giù.

Benvenuto nella stagflazione.

Prima di entrare nel tema di oggi ti segnalo l’iniziativa più importante di questa settimana.
Dopodomani, mercoledì 25 marzo, condurrò il webinar gratuito “I 5 Pilastri per Far Lavorare il Tuo Denaro per Te.” Si tratta di un webinar di contenuto in cui vedremo le basi di un sistema organico di gestione del denaro, qualcosa che ti riguarda da vicino e a cui dovresti prestare molta attenzione. Le iscrizioni sono ormai quasi sature ma abbiamo ancora qualche posto disponibile.

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Spoiler: sul finale abbineremo anche una promo per INTELLIGENZA FINANZIARIA, se ti interessa iscriverti a sconto è una ragione in più per partecipare.

Ora però veniamo a noi.

Dove eravamo rimasti

Nelle ultime settimane abbiamo purtroppo dovuto parlare di guerra e cercato di analizzarne un primo impatto sui mercati e, indirettamente, sulle nostre tasche. Tristemente, il conflitto continua così come la propaganda becera che contraddistingue questi tempi confusi e la soluzione sembra molto distante (lo avevamo previsto ma non è una gran consolazione). Facendo tuttavia un passo indietro dall’attualità militare, su cui non ho molto di nuovo da aggiungere rispetto a quello che già sai, oggi voglio aprire un tema che ci riguarda da vicino.

Mentre tutti guardano i missili, questa settimana le banche centrali hanno detto qualcosa di importante e quasi nessuno lo ha spiegato in modo chiaro a chi non è un economista di professione. Vediamo cosa riusciamo a fare noi.

Cosa hanno detto Fed e BCE questa settimana

Mercoledì la Federal Reserve americana e giovedì la Banca Centrale Europea hanno tenuto le loro riunioni di politica monetaria. Entrambe hanno lasciato i tassi invariati — la Fed tra il 3,5% e il 3,75%, la BCE al 2% sui depositi.

Fin qui, nessuna sorpresa ma il punto interessante (e preoccupante) è quello che hanno detto dopo.

La BCE ha rivisto le sue previsioni in modo significativo: crescita dell’Eurozona 2026 portata allo 0,9% dal precedente 1,2%, inflazione portata al 2,6% dal precedente 1,9%. In pratica: ci aspettiamo che l’economia cresca meno e che i prezzi salgano di più, allo stesso tempo. La presidente Lagarde ha usato parole molto caute, come sempre, ma il messaggio era chiaro: i tagli dei tassi che i mercati si aspettavano per quest’anno sono rinviati a data da definirsi. Forse rimandati al 2027. Forse cancellati del tutto se la guerra si prolunga. Non una bella notizia per chi ha in atto finanziamenti o mutui a tasso variabile ma non è tutto qui.

La Fed ha confermato la previsione di un solo taglio nel 2026, ma anche lì con una premessa importante: “Le ripercussioni economiche della guerra in Medio Oriente sono incerte.” Traduzione: potremmo anche non tagliare affatto. 

Mia lettura della mente di Jerome Powell (attuale Presidente della FED in scadenza): “Caro Mr. President, ti sei inguaiato con le tue stesse mani. E per fortuna la gatta da pelare non toccherà più a me. E tanti auguri al mio successore”.

(Immagino il sopracciglio alzato alla Ancelotti e un po’ di ghigno malefico sul volto …)

Tornando seri, queste non sono notizie tecniche per addetti ai lavori. Hanno conseguenze concrete sulla tua vita finanziaria. Te le spiego.

Cos'è la stagflazione e perché dovresti saperlo

La stagflazione è la combinazione di due fattori negativi che normalmente non vanno insieme: inflazione alta (i prezzi salgono) e crescita economica bassa o ferma (il PIL ristagna). Il nome viene da “stagnazione” più “inflazione.”

In condizioni normali le due cose si escludono a vicenda: quando l’economia va male, la domanda scende e i prezzi tendono a scendere con lei. La stagflazione rompe questa logica perché lo shock non viene dalla domanda ma dall’offerta (tipicamente, come in questo caso, dal prezzo dell’energia).

Il petrolio che rimane alto aumenta i costi di produzione per quasi tutto: trasporti, manifattura, riscaldamento, alimentari. Le imprese traslano questi costi sui prezzi al consumo. L’inflazione sale. Ma allo stesso tempo le famiglie hanno meno soldi da spendere per tutto il resto, i consumi scendono, le imprese rallentano la produzione e gli investimenti. La crescita si contrae.

Le banche centrali in questo scenario si trovano in una trappola: alzare i tassi per combattere l’inflazione frenerebbe ulteriormente la già debole crescita; tagliarli per sostenere l’economia alimenterebbe l’inflazione. Non c’è la mossa giusta. Si può solo stare fermi, sperare che lo shock energetico rientri in fretta, e limitare i danni. Nello scenario attuale: auguri, quadrifogli e cornini cercasi.

L’Italia e l’Europa sono particolarmente esposte perché importiamo oltre il 70% dell’energia. Ogni euro in più che paghiamo per petrolio e gas è un euro che esce dall’economia reale. La BCE stima che lo 0,9% di crescita 2026 sia già uno scenario “contenuto”: se la guerra si prolunga, le proiezioni peggiorano.

L’ultima vera stagflazione fu negli anni ’70, dopo l’embargo petrolifero OPEC del 1973. Chi aveva liquidità ferma sul conto vide il suo potere d’acquisto erodere in modo sistematico per anni. Chi aveva obbligazioni a tasso fisso perse valore reale. Chi aveva asset reali e azioni di aziende con forte potere di pricing — cioè in grado di trasferire i costi sui prezzi — resse molto meglio.

Non sto dicendo che siamo negli anni ’70 ma che alcuni meccanismi si somigliano, e vale la pena capirli.

Cosa significa per il tuo risparmio

Vediamolo per categorie di asset, in modo pratico.

Liquidità sul conto corrente: è la situazione peggiore in uno scenario stagflazionistico. I tassi sui depositi rimangono fermi o scendono, mentre l’inflazione erode il potere d’acquisto. Se hai liquidità parcheggiata “in attesa che si calmi tutto”, stai perdendo potere d’acquisto ogni mese che passa. Non è un’opinione: è economia comprovata.

Obbligazioni e BTP: dipende tutto da cosa hai in portafoglio e a quali condizioni. Le obbligazioni a tasso fisso acquistate prima del rialzo dei tassi perdono valore di mercato quando i tassi salgono o restano alti. I titoli a tasso variabile o indicizzati all’inflazione si comportano meglio. Se hai BTP a lunga scadenza acquistati quando i rendimenti erano bassi, potresti avere minusvalenze latenti che non vedi ma esistono. Ancora una volta, se non hai un metodo e basi solide a cui appoggiarti, sei in balia degli eventi.

Azionario: scenario misto. Le aziende con forte potere di pricing — energetiche, materie prime, alcuni settori industriali — tendono a reggere o guadagnare in stagflazione. Le aziende growth con utili lontani nel tempo, soprattutto tecnologiche, soffrono di più perché il valore attuale dei flussi futuri si comprime quando i tassi restano alti. La diversificazione geografica conta: l’azionario USA ha retto meglio dell’europeo nelle ultime tre settimane proprio perché gli USA sono produttori netti di energia.

Oro: in stagflazione prolungata storicamente l’oro performa bene nel medio termine. Nel breve, come hai visto in questi giorni, può deludere perché il dollaro si rafforza e i tassi reali restano positivi. È un asset da tenere in portafoglio come protezione, non come scommessa a breve. E i pesi in portafoglio, come sempre, fanno la differenza.

Immobiliare: generalmente tiene il valore reale in inflazione, ma soffre se i tassi sui mutui restano alti perché riduce la domanda e quindi i prezzi. Scenario ambiguo, dipende molto dalla tipologia e dalla localizzazione.

Quando capiremo qualcosa di più

Risposta onesta: non prima di qualche settimana, probabilmente non prima di aprile inoltrato se va bene.

L’11 aprile scade la deroga sul petrolio russo. Se Trump la rinnova, i mercati tireranno un sospiro di sollievo temporaneo ma il segnale politico sarà ambiguo. Se non la rinnova, i prezzi energetici rischiano un nuovo scatto. Nel frattempo i negoziati diplomatici, per quel che trapela, sono ancora in fase ampiamente esplorativa.

Il mercato nel breve continuerà a muoversi sulle notizie militari e diplomatiche, non sui fondamentali economici. I fondamentali — crescita, inflazione, utili aziendali — torneranno al centro dell’attenzione quando lo scenario geopolitico sarà più leggibile. Le prossime trimestrali americane, in aprile, saranno il primo momento in cui vedremo nero su bianco quanto la guerra ha già impattato i numeri reali delle aziende ma saranno le successive a darci il vero quadro della situazione.

Fino ad allora: volatilità alta, incertezza alta, decisioni basate sul metodo e non sulle notizie del giorno.

Una cosa concreta che puoi fare adesso

Se dopo aver letto fin qui ti stai chiedendo: “Ma io come sono posizionato rispetto a tutto questo?” è la domanda giusta. Ti ho già invitato a partecipare mercoledì 25 marzo al webinar gratuito “I 5 Pilastri per Far Lavorare il Tuo Denaro per Te”. Ti rinnovo l’invito.

Non è un corso vero e proprio ma potrebbe aprirti la mente in un modo che forse ora fai fatica a immaginare. Faremo un passo indietro rispetto all’attualità e capiremo quali siano i Primi 5 Passi da compiere per difendere te stesso e la tua famiglia dalle incertezze dei mercati e della vita (guerra, inflazione, stagflazione, tassi ballerini ma anche questioni relazionali, di salute, di lavoro …). 

Non solo per evitare di farsi del male ma, possibilmente, per trarne vantaggio.

Non è una magia ma è comprendere una distinzione importante.

Esiste l’Economia (che è quella di cui discutiamo qua: mercati, tassi di interesse, conseguenze geo politiche etc) ma al suo fianco esiste soprattutto la TUA ECONOMIA che è quella che ti dovrebbe riguardare.

Fuori dai denti: sull’Economia non abbiamo potere, al massimo possiamo diventare bravi ad interpretarla. 

Sulla TUA ECONOMIA, invece, potresti e dovresti avere Potere Assoluto.

Ti serve un piano, e il webinar di mercoledì è il posto giusto da cui partire. 

Trovi tutte le informazioni e il link per iscriverti qui.

Buona settimana.

Roberto

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