Numero #12

OnlyFISH | FINANZA A PROVA D'ERRORE

Roberto Pesce

Adoro i Piani ben Riusciti

Ai tempi seguivo un telefilm chiamato A-TEAM, se sei di una generazione vicina alla mia magari te lo ricordi.

Verso il termine di ogni episodio, quando i cattivi erano stati messi all’angolo e il bene aveva ancora una volta trionfato, il protagonista, Colonnello John “Hannibal” Smith, estraeva il sigaro dal taschino e con il consueto sorriso sornione ripeteva il suo meraviglioso mantra: “Adoro i piani ben riusciti!

Sorrido nel ricordarlo perché mi riporta alla mente tempi belli, semplici e rassicuranti. La vita al tempo scorreva più lenta e i miei doveri erano quelli di uno studente del C.I.T.I Galileo Galilei di Genova, non esattamente roba da non dormirci la notte per quanto ogni sfida sia sempre vissuta come complessa in uno specifico momento.

Tutti noi adoravamo Hannibal e i suoi piani ben riusciti ma nessuno ci ha mai detto come relazionarci con quelli che invece non riescono e ti lasciano lì, tra il deluso ed il perplesso a chiederti cosa non abbia funzionato e quale sia il passaggio che ti è sfuggito.

Ecco, oggi mi sento esattamente così.

Un po’ in colpa, emotivamente affaticato e con la testa confusa perché il mio piano si è impantanato come e quando meno me lo sarei aspettato.

Questa è la storia del numero saltato di ONLY FISH della settimana scorsa e della mia testa che continua a pensarci senza produrre altro risultato che non quello di stancarmi e far riaffiorare antichi dubbi e sfide mai completamente risolte (malefica sindrome dell’impostore che continui a tornare a ondate).

Eppure, il piano stava funzionando alla grande e, per tanti versi, questa è anche la storia di un piano più ampio che invece sta eccome producendo i risultati per cui era partito.

Per fartela breve, due venerdì fa ero seduto con Grace e con la mia ex moglie tra i banchi dello Sheldonian Theatre di Oxford. Immerso in un ambiente che trasuda tradizione e cultura da ogni guglia e pietra antica, continuavo ad asciugarmi le lacrime nel seguire la cerimonia di diploma della mia ex piccolina.

Quella ex bimba che lanciavo in aria tra mille urletti di gioia o portavo in bici nelle sue prime esplorazioni del mondo è ora una giovane donna impegnata nelle sue sfide studentesche e nel suo affacciarsi ad una nuova fase della sua vita.

Non c’è dubbio che gli inglesi su tradizioni e cerimonie solenni ci sappiano fare, accidenti a loro. L’ambiente giocava la sua parte, le toghe nere e i tocchi anche. Far suonare e cantare ai migliori studenti Beethoven, Never Enough (appunto …) e Bohemian Rapsody ha fatto salire l’emozione e il discorso del Preside di Yara ha toccato in me delle corde profonde.

Citando Dickens, ci ha parlato di:

  • Avere una Visione (Vision) per il proprio futuro (“You must always have purpose”)
  • Essere disciplinati e lavorare duro ma godersi il percorso e i risultati positivi (“Work hard but be happy with success”)
  • Non pensare mai in piccolo (“Never think small”)
  • Non aver paura di chiedere aiuto ma sempre ricambiando e ridando indietro per quanto si è ricevuto (“Never be afraid to ask for help but just don’t take, always give something back”)

Ha poi concluso dicendo agli studenti e studentesse che si apprestano a finire questo percorso per iniziare il ciclo successivo della loro vita queste parole che lascio a te il compito di tradurre.

Leave your mark. Don’t count the days, make your days count”.

Come padre, scoppiavo di orgoglio e emozione.

Come educatore, ero nel mio ambiente naturale e mi godevo ogni istante.

Come persona che non è nata ricca e che, seguendo l’esempio dei propri genitori, si è sempre fatta un culo tanto e ha cercato di usare saggiamente il proprio denaro, risparmiando parecchio e cercando di investirlo bene per proteggere e dare opportunità a sé stesso e ai propri cari, permettimi un istante di auto indulgenza, mi sentivo fiero del vento che ero riuscito a soffiare sotto le ali della mia bimba.

Tutto bene insomma, con contorno di baci, abbracci, fotografie, risate con gli amici internazionali di Yara, eggs and bacon a colazione, gita nei Cotswolds e infine ritorno a casa. Rientrato nel mio ambiente, qualcosa si è però bloccato dentro di me e, fino a oggi, in colpevole ritardo, non ero riuscito a estrarre niente da quell’esperienza da riuscire a trasferire a chi mi legge e mi segue nei corsi e nei webinar.

Non so esattamente quale sia stata la causa del corto circuito ma, tornato a casa, mi sono sentito stanchissimo, svuotato e non lucido nel trovare un collegamento tra la nostra bella vicenda familiare e i contenuti di questo blog e del mio lavoro.

Eppure, lo capisco adesso, ce ne sarebbero a bizzeffe a partire da quel concetto di opzionalità di cui abbiamo discusso nell’episodio precedente di ONLY FISH e nel webinar Il Calcolo Della Libertà che ho condotto proprio la sera prima di partire per Oxford e che replicherò a breve (nel PS in fondo trovi i dettagli).

Relativamente al tema dei piani non riusciti, alcune cose le capisco e, pur essendo logicamente sbagliate, le riconosco dentro di me.

  • Il pudore del successo, perché mostrarlo troppo non è elegante e potrebbe far rimanere o pensare male chi è meno fortunato di me (ah mamma, non mi hai passato solo cose belle sai …)
  • La difficoltà nel legare temi diversi e in un certo senso la necessità di dover riportare in qualche modo un’esperienza familiare e fortemente emotiva sul tema del denaro e degli investimenti senza sentirmi spudoratamente commerciale o banalmente retorico (e anche qua ci sarebbe parecchio da argomentare sul tema sabotaggi psicologici sul tema denaro e, no, non ne sono immune nemmeno io nonostante tutto ciò che conosco e che insegno)
  • In completa sincerità: la mancanza di voglia e di motivazione nel dover sempre discutere di soldi e investimenti quando il mio cuore e il mio spirito il più delle volte battono per altri temi e argomenti.

Insomma, dopo uno dei momenti più belli della mia vita mi sono completamente arenato, ho disperso un’intera settimana lavorativa e, cosa più grave, non l’ho vissuta per niente serenamente.

Perché alla fine, quello che forse tutti noi dovremmo imparare e che dovrei cercare di trasferire a Yara e a te che mi leggi è che invece ci sta nella vita e anche nella gestione dei propri investimenti di non essere sempre centrati e aver bisogno di una pausa.

Si, tutti adoriamo i piani ben riusciti e nel grande disegno delle cose devo ricordare a me stesso che non solo nella mia vita ma anche in questo piccolo frame delle due ultime settimane di piani ben riusciti ce ne sono eccome.

Ma forse la vera lezione è un’altra ed è quella di imparare ad accettare meglio i nostri limiti, le nostre stanchezze, e le imperfezioni che ci appartengono in quanto esseri umani.

Non arrivo a dire che dovremmo imparare ad amare i piani non riusciti tanto quanto quelli che hanno raggiunto l’esito desiderato perché se lo facessi mi sentirei troppo un Dalai Lama che non sono ma, insomma, penso tu abbia capito cosa voglio dire.

C’è un punto di equilibrio da tenere sempre a mente tra l’impegno e il rilassamento, tra il lavorare sodo per costruire e fermarsi per godere di quanto abbiamo realizzato, grande o piccolo che sia.

E si, imparare ad amare anche le nostre imperfezioni o quantomeno ad accettarci di più è probabilmente la lezione più importante di questa settimana.

Se ne hai voglia e piacere, sarebbe bello sentire dalla tua voce quanto ti riconosci nelle emozioni che ti ho raccontato. Sempre a te il compito di trarne i collegamenti concreti con la tua vita e con i temi pratici e finanziari di cui di solito discutiamo.

In assoluto, un augurio di una buona settimana.

Roberto
 

PS: il webinar gratuito IL CALCOLO DELLA LIBERTÀ è stato un grande successo e ho acconsentito a replicarlo a beneficio di chi non era riuscito a partecipare. L’appuntamento è per dopo domani, mercoledì 29 aprile, in diretta a partire dalle 20,30 e include l’ultima promo di questo semestre per Intelligenza Finanziaria.

Per partecipare clicca QUA.

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