Nelle prime due puntate di “Sotto Controllo” abbiamo lavorato soprattutto sulla nostra mente. Convinzioni, emozioni, atteggiamento, il rapporto profondo con il denaro. Tutti aspetti importanti, ma se ci fermassimo lì avremmo tanta consapevolezza ma nessuno spunto concreto.
E, si, lo so che adesso abbondano i guru finanziari “olistici”, quelli che surfano tra denaro e emozioni, i fideisti della legge dell’attrazione, le tuttologhe che si improvvisano allo stesso tempo coach per l’emancipazione femminile ed esperte di educazione finanziaria on demand pur facendo fatica a sbarcare il lunario ogni mese. Lascio a loro volentieri il campo del “basta volerlo e crederci forte forte” perché, personalmente, ho smesso di credere a queste cose da quando ho compiuto diciassette anni.
La mente è importante, fondamentale, su questo siamo d’accordo ma da sola non basta se non l’accompagniamo con metodologie serie e rigorose che non inseguano la moda del momento. Di conseguenza, oggi scendiamo sul concreto che più concreto non si può e, in particolare, passiamo dalla nobile mente alle miserabili tasche.
Ti faccio subito la domanda più banale e più temuta di tutte: “Sai esattamente quanto spendi ogni mese?”
Attento, non “più o meno”. Con dettaglio e precisione. Perché, nella mia esperienza, se c’è una cosa che accomuna la stragrande maggioranza delle persone, ricche e meno ricche, è che non lo sanno. Hanno un’idea vaga, un numero rassicurante che si raccontano, quasi sempre più basso di quello reale.

Non puoi controllare ciò che non misuri
È una delle poche leggi che valgono in finanza come nella vita. Puoi avere tutte le buone intenzioni del mondo, ma se non sai dove vanno realmente i tuoi soldi, non li stai gestendo tu, si stanno gestendo da soli. E quando qualcosa si gestisce da solo, di solito lo fa nel modo peggiore.
I soldi hanno una caratteristica quasi magica, ma in senso negativo: evaporano senza lasciare traccia nella memoria. Il caffè, l’abbonamento che non usi più, la cena decisa all’ultimo, l’acquisto online delle 23 fatto per noia. Preso singolarmente, ogni importo sembra trascurabile. Sommato su un anno, è spesso la differenza tra chi riesce a mettere via qualcosa e chi arriva a dicembre chiedendosi dove sia finito tutto.
È “l’effetto IKEA”, hai presente? Loro sono bravissimi a proporti offerte che sembrano più innocue di Cappuccetto Rosso a spasso nel bosco, soprattutto in prossimità delle casse. Vuoi non prendere tre forbici a soli 6,97 €? E sei contenitori impilabili a soli 4,75? E non vuoi dargli un ultimo obolo per quel meraviglioso sacchettone blu che ti sei tirato dietro per tutta la spesa e che sembra così comodo per portar via quel po’ po’ di roba che hai messo nel carrello? Poi, quando ti presentano il conto alle casse ti chiedi: “Ma come ho fatto a spendere tutti questi soldi quando ero venuto solo per prendere due cuscini e poco altro?”
Ecco perché il secondo atto di controllo, dopo quello sulla mente, è il più concreto e il meno affascinante di tutti: fare la fotografia onesta di quello che entra e di quello che esce. Sempre, anche al di fuori dell’IKEA.
Senza giudizio, senza sensi di colpa. Solo i numeri veri.
Prima paga te stesso
C’è un principio antico quanto la finanza personale, e proprio perché è antico e conosciuto solo in pochi lo applicano davvero. Suona così: Prima Paga Te Stesso.
Cosa significa in pratica. La maggior parte delle persone ragiona in questo ordine: incasso, pago le spese, e quello che resta, se resta, lo metto da parte. Il problema è che non resta quasi mai niente, perché le spese hanno la miracolosa capacità di espandersi fino a riempire tutto lo spazio disponibile.
E stai attento perché non è un problema solo per le persone che hanno poco reddito, colpisce anche e soprattutto chi ha buone entrate e si ritrova imprigionato in quella che personalmente chiamo “la schiavitù dello stile di vita”.
Agenti di commercio, liberi professionisti, giovani che incassano i primi stipendi, manager di successo dal vizietto facile, persino sportivi o divi del cinema che incassano cifre stratosferiche, nessuno è immune a questa legge.
Come mi piace affermare: “Se non controlli le tue spese, prima o poi, saranno loro a controllare te”.
Ribaltare la logica cambia tutto: appena incassi, metti da parte per prima cosa una quota per te, per il tuo futuro, e solo dopo vivi con quello che rimane. Non è una questione di quanto, all’inizio è più che altro questione di costruire un’abitudine virtuosa. Anche una percentuale piccola, ma automatica e intoccabile, vale più di un buon proposito generico che affidi a quello che avanza.
E la parola chiave è automatica. Non contare sulla tua forza di volontà mese dopo mese, perché la forza di volontà è una risorsa che si esaurisce. Imposta un trasferimento automatico che parte da solo il giorno dopo l’accredito, e togli a te stesso la fatica di decidere ogni volta.
Il controllo vero non è quello che eserciti a fatica ogni giorno, è quello che costruisci una volta e che poi lavora per te.
Il tuo esercizio di questa settimana
Due mosse, una di conoscenza e una di azione.
La prima: per i prossimi trenta giorni segna ogni singola uscita, anche il caffè da un euro. Ovunque tu voglia, un’app, un foglio di calcolo, un quaderno. Non per tagliare, per adesso, solo per vedere. Alla fine del mese avrai davanti la fotografia vera, e ti garantisco che almeno un paio di cose ti sorprenderanno.
La seconda, da fare subito, oggi stesso: calcola quanto potresti mettere da parte ogni mese senza stravolgere la tua vita, e imposta un trasferimento automatico di quella cifra su un conto separato dedicato agli investimenti. Anche piccola. L’importante è che parta, e che parta da sola.
Due strade per lo stesso traguardo
Proprio sul dare un ordine e una direzione ai tuoi soldi ho costruito un contenuto a cui tengo molto. Lo ho battezzato “Il Calcolo della Libertà”, ed è il modo per calcolare nero su bianco quanto ti serve realmente per avere libertà di scelta. E ho pensato di proportelo in due formati diversi, così scegli quello più comodo per te.
Il primo è un webinar online, giovedì 8 ottobre: comodo, lo segui da casa, senza spostamenti, perfetto se abiti lontano o hai poco tempo.
Il secondo è un workshop dal vivo a Monza, martedì 13 ottobre: stesso contenuto, ma con il valore aggiunto della presenza, la possibilità di farmi domande di persona, di conoscerci davvero e di lavorare in un’atmosfera che uno schermo non potrà mai restituire del tutto.
Stesso traguardo, due strade. Scegli la tua e ci vediamo lì. Trovi tutte le informazioni per iscriverti cliccando ai rispettivi link.
La prossima settimana, messa a fuoco la mente e messo ordine nelle tasche, scaleremo una marcia e inizieremo a ragionare in termini di reddito e patrimonio.
Ci vediamo lunedì prossimo, sempre sotto controllo.
Roberto
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