Mi sono chiesto: “Cosa faccio con Only Fish da qui alla fine dell’estate?”
Prima possibilità: ci salutiamo e ne riparliamo a settembre. In effetti, soluzione allettante per me che sarò spesso in giro tra mare, montagna e piccola tappa all’estero. Però ho anche pensato che sarebbe un peccato interrompere un dialogo che va avanti da mesi e poi, forse, è proprio quando siamo tutti più rilassati che qualche piccolo seme di consapevolezza può avere qualche chance in più di attecchire. Da qui, ecco l’idea.
Da questa settimana e fino alla fine dell’estate rimarremo nel nostro mondo della Finanza a Prova di Errore ma con un taglio diverso, meno finanziario puro e più psicologico.
Ogni settimana ti parlerò infatti di una trappola mentale (un bias comportamentale, per usare il termine tecnico) che quasi tutti abbiamo, che costa cara a chi investe, e che nessuno ci insegna a riconoscere.
Intendiamoci, non ti racconterò cose complesse che nemmeno la buon anima di Freud potrebbe capire ma, se hai la voglia di guardarti dentro almeno per un minuto, non ho dubbi che saranno contenuti che possano darti spunti di riflessioni importanti da usare prima di guardare i mercati.
Iniziamo dalla trappola più potente di tutte, quella da cui derivano quasi tutte le altre.
L'avversione alle perdite
Negli anni Settanta due psicologi, Daniel Kahneman e Amos Tversky, scoprirono qualcosa che sembra ovvio detto ad alta voce ma che ha conseguenze enormi: perdere 100 euro ci fa più male di quanto guadagnarne 100 ci faccia piacere. Non un po’ di più. Circa il doppio.
Il nostro cervello non tratta guadagni e perdite come specchi simmetrici. Una perdita pesa, psicologicamente, quanto un guadagno doppio. Kahneman vinse il Nobel per l’Economia anche grazie a questa scoperta, che oggi chiamiamo “teoria del prospetto”. Detto in altri termini, non è un principio che salta fuori dal fogliettino dei Baci Perugina, ha assolutamente una validità comprovata.
Perché ci interessa? Perché questo squilibrio emotivo ci spinge a fare, sistematicamente, la cosa sbagliata al momento sbagliato.
Un esempio concreto
Immagina due investitori, Marco e Giulia, con lo stesso portafoglio, comprato lo stesso giorno e alle prese con un mercato scende del 15% in un mese, come è già successo diverse volte negli ultimi anni.
Marco, spaventato dal dolore della perdita (che il suo cervello vive come se fosse una perdita doppia rispetto al piacere che avrebbe provato per un guadagno equivalente) vende tutto. Vuole solo fermare quel dolore, subito, a qualsiasi costo.
Giulia invece aveva già deciso, prima di investire, qual era il drawdown massimo che era disposta a sopportare. Non vende. Aspetta.
Sei mesi dopo il mercato recupera e supera i livelli di partenza. Giulia partecipa al recupero. Marco no: ha cristallizzato la perdita nel momento peggiore, esattamente quando l’emozione era più forte, e adesso deve decidere se e quando rientrare (decisione complicata perché nessuno suona un campanello quando il momento giusto arriva).
Mi rendo conto che detta così in poche righe sembra semplicistica e che vista con il senno del poi Marco ci fa la figura del pirla e tu magari pensi: “Beh, e che ci voleva? Anche io avrei tenuto …” Questo però lo dici perché per te è solo un esempio teorico, non hai i tuoi sudati risparmi sul piatto e non li stai vedendo scendere di valore ogni giorno con magari un familiare che ti urla nelle orecchie di vendere.
Non è che Marco sia meno intelligente di Giulia. È che il suo cervello, in quel momento, stava semplicemente facendo quello che il cervello umano fa da sempre: scappare dal dolore il più in fretta possibile, senza calcolare le conseguenze a medio termine.
Credimi, in oltre venti anni di esperienza con i corsi lo ho visto succedere a migliaia di allievi e ho ascoltato i loro racconti innumerevoli volte.
Perché questa trappola è pericolosa
La cosa insidiosa dell’avversione alla perdita è che nel momento in cui agisci, vendere sembra la scelta razionale. Il cervello non ti dice “sto scappando dal dolore emotivo” ma lo razionalizza con affermazioni mentali come “sto proteggendo il mio capitale”, “sono una persona prudente” o “meglio salvare il salvabile”. Ti appare come una scelta razionale e pensata ma è invece quasi sempre una decisione presa con la pancia.
Sapere che questa trappola esiste non basta però a evitarla del tutto.
Nel momento specifico, mentre il mercato scende e il conto è in rosso, la parte razionale di te che ha letto questo articolo potrebbe perdere comunque il confronto con l’ansia reale, a meno che tu non abbia fatto qualcosa prima (e non durante).
The Money Wizard
Addestrare la propria mente e le proprie emozioni nei confronti del denaro è per alcuni un talento innato ma ci si può formare e addestrare al riguardo. Se hai fatto Intelligenza Finanziaria lo sai, altrimenti lo scopri adesso, ma conduco da anni un seminario ad hoc per questo scopo, si chiama The Money Wizard e ti insegna specificamente un metodo per prendere il controllo della tua sfera emotiva. Non ti metto un link perché non lo trovi sul sito, lo ho promosso sempre e solo durante IF ma sappi che ne farò una nuova edizione il prossimo settembre e forse sarà l’ultima.
Se ti interessa saperne di più, scrivici e ne parliamo.
Viceversa, passa al prossimo paragrafo.
Cosa puoi fare da subito
Per contrastare il bias di avversione alla perdita ci sono tre cose che puoi comunque fare lato metodologia finanziaria.
Primo: definisci il tuo drawdown massimo accettabile prima di investire, non mentre stai perdendo. È esattamente la stessa logica delle tre domande di cui ti ho scritto qualche settimana fa: è una decisione che va presa a mente fredda, con calma, non nel panico.
Secondo: se hai un sistema o un metodo con regole scritte, seguilo anche quando ogni cellula del tuo corpo ti dice di fare diversamente. Le regole scritte in anticipo esistono proprio per essere più forti dell’emozione del momento.
Terzo: se proprio senti il bisogno di fare qualcosa quando il mercato scende, guarda i tuoi dati storici invece del prezzo di oggi. Sapere che il tuo portafoglio ha già attraversato ribassi simili e si è sempre ripreso è uno degli antidoti più efficaci contro l’impulso di vendere nel momento peggiore.
Sono sincero: senza formazione specifica non eliminerai mai del tutto questa trappola perchè fa parte di come siamo fatti. Ma conoscerla in anticipo è già metà del lavoro.
Riflettici sotto l’ombrellone e, se ti va, scrivimi la tua esperienza e se ti piace l’idea di questo mini percorso centrato sulle Trappole Mentali dell’Investitore.
Noi ci aggiorniamo la prossima settimana quando parleremo di un’altra trappola, ancora più subdola perché non riguarda le emozioni ma le abitudini geografiche: perché continuiamo a preferire quello che conosciamo, anche quando i numeri ci dicono il contrario.
Un abbraccio.
Roberto
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