Numero #30
OnlyFISH | FINANZA A PROVA D'ERRORE
Roberto Pesce

Le Trappole Mentali dell’Investitore (6 di 6): Contabilità Mentale

Siamo arrivati all’ultima puntata di questo percorso. Abbiamo parlato di come reagiamo alle perdite, di dove preferiamo investire per abitudine, di cosa scegliamo di leggere, di quanto ci fidiamo di noi stessi, di come seguiamo la folla. Chiudiamo con una trappola più sottile, quasi buffa quando la vedi per la prima volta: il modo in cui trattiamo diversamente i soldi a seconda della loro provenienza.

Si chiama Contabilità Mentale, un concetto reso famoso dall’economista Richard Thaler, anche lui premio Nobel. L’idea è semplice: nella nostra testa dividiamo i soldi in “conti” separati e immaginari, anche se in tasca sono tutti identici e perfettamente intercambiabili. Un euro guadagnato con fatica al lavoro non è, dal punto di vista oggettivo, diverso da un euro vinto al gioco o ricevuto in regalo. Ma il nostro cervello li tratta in modo completamente diverso.

Un esempio concreto

Immagina di ricevere un rimborso fiscale inatteso di 15.000 euro (ti vedo eh che pensi “Magariiiii!”). 

Molte persone lo tratterebbero come “soldi trovati” e lo spenderebbero con leggerezza in vacanze, sfizi o acquisti voluttuari. Oppure, lo investirebbero in modo più rischioso e disinvolto di quanto farebbero con lo stipendio guadagnato con il sudore della fronte senza riflettere sul fatto che, una volta sul conto corrente, quei 15.000 euro sono identici a qualsiasi altro euro che possiedono.

A causa dello stesso meccanismo mentale, molte persone tengono migliaia di euro fermi su un conto corrente che rende quasi nulla, mentre pagano interessi ben più alti su un prestito o una carta di credito dato che, nella loro testa, il “conto risparmio” e il “conto debiti” sono due scatole separate e non riflettono sul fatto che gli converrebbe usare i risparmi per estinguere o almeno ridurre il debito più costoso.

Perché è una trappola insidiosa

La contabilità mentale non sembra un errore visto che è semplice fargli assumere la forma di organizzazione, prudenza o buon senso domestico. Ed è proprio questo che la rende difficile da scardinare: nessuno pensa “sto facendo un errore cognitivo” quando decide di trattare il bonus di fine anno diversamente dallo stipendio. Eppure quella distinzione, ripetuta nel tempo, porta a decisioni finanziarie complessivamente meno efficienti di quanto sarebbero se guardassimo il patrimonio come un tutto unico.

Io stesso riconosco di non esserne immune nonostante quello che so e che insegno. Tendo nello specifico ad essere molto più generoso e di manica larga con me stesso e con gli altri nei periodi di vacche grasse rispetto alla tradizionale attenzione e parsimonia che adotto nei periodi normali (sono pur sempre un genovese eh). 

Considera che l’esperienza mi ha più volte insegnato che quel denaro, sperperato senza grande attenzione nel periodo favorevole, mi sarebbe poi tornato molto comodo successivamente quando la curva della vita mi ha obbligato a fronteggiare delle ristrettezze.

Nonostante questa consapevolezza, tuttavia, è un errore in cui tendo a ricadere, a dimostrazione una volta di più che sapere una cosa è un conto ma riuscire ad applicarla è tutta un’altra partita.

Cosa puoi fare concretamente

Primo: prova a guardare il tuo patrimonio come un’unica cifra complessiva, non come una collezione di contenitori separati. La domanda giusta non è “cosa faccio con questo bonus” ma “cosa cambia nella mia situazione finanziaria complessiva”.

Secondo: se hai debiti a tasso alto e contemporaneamente liquidità che rende poco o nulla, fai il conto reale. Scoprirai che quasi sempre ti conviene usare parte di quella liquidità per ridurre il debito più oneroso anche se emotivamente ti sembra di “toccare i risparmi”.

Terzo: tratta i guadagni inattesi con la stessa cura con cui tratteresti lo stipendio. Se non prenderesti un rischio eccessivo con i tuoi risparmi principali, non ha senso prenderlo solo perché quei soldi sono arrivati in modo insolito.

In conclusione di questo percorso

Come cantavano i fratelli Righeira, “l’estate sta finendo” e con lei anche questo nostro mini percorso didattico in cui abbiamo esaminato sei trappole mentali, sei modi diversi in cui il cervello potrebbe giocarci contro quando si tratta di soldi. 

Non ci penalizzano tutte allo stesso modo o con la stessa intensità dato che siamo diversi e che le stesse trappole interagiscono anche con altri meccanismi mentali come i valori, le convinzioni profonde e gli insegnamenti appresi. Conoscerle in anticipo, come abbiamo fatto in queste sei settimane, è però un modo concreto per non rischiare di caderci dentro a piedi uniti proprio nel momento di massima vulnerabilità.

Allo stesso tempo, nessuna di queste si elimina del tutto, fanno parte di come siamo fatti e io stesso ti ho detto di non esserne immune per quanto la formazione, l’esperienza e lo specifico know-how che insegno durante il Money Wizard mi diano una grossa mano a tenerle a bada (scrivici se vuoi saperne di più).

 Se ti sei perso qualche puntata di questo percorso, le trovi tutte sul blog

Fammi sapere se questi contenuti ti sono stati utili e continua a seguirci perché da qui in avanti ritorniamo attivi tanto in aula quanto online con molti altri programmi didattici dedicati tanto agli allievi principianti quanto a quelli di livello intermedio o avanzato.

Buona settimana, e grazie per aver seguito queste sei puntate insieme a me.

Roberto

INTELLIGENZA FINANZIARIA

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