Numero #18

OnlyFISH | FINANZA A PROVA D'ERRORE

Roberto Pesce

Vampiri in Vaticano e altri misteri degli ETF

Sono rientrato dalla Sardegna da qualche giorno. Abbronzato, riposato, e con una cartella di email e messaggi che mi aspettava come un vecchio creditore.

Tra questi, una bella dose di domande arrivate dopo l’ultimo numero di OnlyFISH sul tema ETF e portafogli. Domande genuine, spesso molto pratiche, che mi dicono che il tema ha toccato qualcosa di concreto.

Ho scelto le più rappresentative e rispondo qui, in modo che la risposta sia utile a tutti, non solo a chi ha scritto.

“Ho sempre lasciato i soldi sul conto corrente o in un conto deposito. Perché dovrei passare agli ETF? Non è più rischioso?”

Capisco la domanda, e capisco l’istinto che la genera. Il conto corrente sembra sicuro perché il numero non scende. Ma c’è un tipo di perdita che il conto corrente non mostra mai: quella del potere d’acquisto.

Con un’inflazione anche solo del 2% annuo (di media è un po’ più alta), in dieci anni 50.000 euro fermi sul conto valgono in termini di potere d’acquisto come 41.000 euro di oggi. Il numero sul conto non cambia, ma quello che ci puoi comprare sì. Questa perdita è silenziosa, invisibile, e proprio per questo è quella che fa più danni nel tempo.

Il rischio di un ETF è visibile: il valore oscilla, può scendere, e lo vedi. Il rischio del conto corrente è invisibile: il potere d’acquisto si erode ogni anno, e non te ne rendi conto fino a quando non è troppo tardi.

Detto questo, “passare agli ETF” non significa buttare tutto sul mercato domani mattina e, soprattutto, non significa comprare titoli a casaccio seguendo un’ispirazione mistica purchè siano ETF. Significa invece costruire una strategia ragionata, utilizzando una parte specifica del proprio risparmio (quella che non ti servirà nel breve termine), e farla lavorare nel tempo con un metodo definito.

In altre parole, comprendere la validità degli ETF come strumento ideale per l’investitore privato è solo il primo pezzo del puzzle, poi ne devi aggiungere altri.

“Come si compra fisicamente un ETF? Devo andare in banca o posso farlo da solo?”

Non devi andare fisicamente in banca. Anzi, se ci dovessi andare presentandoti dichiarando candidamente: “Vorrei investire un po’ di soldini in ETF, mi dà qualche consiglio?” preparati alla stessa accoglienza che riceverebbe un vampiro in Vaticano: trecce d’aglio, cosparsione d’acqua santa e scongiuri per estirpare il male dalla tua mente. Ovviamente scherzo ma solo fino a un certo punto. La tua banca non guadagna quasi niente a farti investire in ETF, ragion per cui farà di tutto per dissuaderti. Capito questo, ricordati che i soldi sono i tuoi e che non sei un bimbo che devi chiedere a mamma e papà come spendere la tua paghetta.

Da una banca devi sempre passare, ma se hai le idee chiare ti basta avere un conto titoli su una qualsiasi piattaforma di investimento online (banca o broker che sia). In Italia potresti rivolgerti a Fineco, Directa o ad altre realtà. Come broker esteri puoi utilizzare Degiro, Trade Republic, Scalable Capital oppure, se maneggi capitali rilevanti o desideri un supporto più completo anche per altre operatività, Interactive Brokers. Qualsiasi sia la tua scelta, l’apertura di un conto è completamente online, richiede un documento d’identità e il codice fiscale, e si fa in pochi giorni.

Una volta aperto il conto, comprare un ETF è tecnicamente identico a comprare un’azione: cerchi il nome o il codice ISIN dello strumento, inserisci la quantità, confermi l’ordine. Il lato pratico è davvero più semplice di quanto tu possa immaginare.

Il punto più importante tuttavia non è quale piattaforma scegli, ma sapere cosa comprare e perché. Quello richiede un minimo di metodo, non di tecnica informatica.

“Ho capito cosa sono gli ETF, ma non so come scegliere tra le migliaia disponibili. Da dove si inizia?”

Dall’evitare l’errore che quasi tutti fanno: partire dall’ETF invece che dalla strategia.

Cercare “il miglior ETF” senza prima aver definito cosa vuoi costruire è come entrare in una ferramenta e chiedere “Qual è il miglior attrezzo?” senza sapere cosa devi aggiustare.

Il punto di partenza corretto parte dalla tua strategia: in quali asset class vuoi investire, con quale esposizione geografica, con quale orizzonte temporale. Solo dopo aver definito questi aspetti ha senso aprire un motore di ricerca e filtrare gli ETF disponibili.

I criteri tecnici di selezione di per sè sono pochi ma precisi: TER basso, dimensione del fondo adeguata, metodo di replica coerente con lo strumento. Non serve valutarne migliaia. Serve sapere cosa cercare, e la lista si accorcia rapidamente.

Ne parliamo ampiamente durante il webinar di ETF Portfolio che terremo tra pochi giorni.

“Esiste un portafoglio ETF giusto per tutti, o dipende dalla situazione di ciascuno?”

Dipende. Sempre e inevitabilmente.

Ci sono principi universali: diversificare tra asset class diverse, tenere i costi bassi, avere un orizzonte temporale adeguato, definire in anticipo il drawdown che sei disposto a sopportare. Questi valgono per chiunque.

Ma l’applicazione concreta cambia da persona a persona. Il tuo orizzonte temporale, il capitale che hai oggi, quanto riesci a mettere da parte ogni mese, se hai un mutuo in corso, se hai una pensione integrativa già attiva, la tua reale tolleranza al rischio (non quella dichiarata al questionario MiFID, quella reale, che scopri quando il mercato scende del 20%), tutto questo determina come dovrebbe essere fatto il tuo portafoglio specifico.

I principi sono universali. I portafogli sono individuali. 

Ancora una volta: devi mettere assieme diversi pezzi del puzzle per ottenere buoni rendimenti con rischi contenuti. Non serve una laurea di anni, intendiamoci, ma tre righe in un articolo come questo o un video gratuito You Tube sono davvero troppo poco e se sei intelligente lo capisci da solo.

“Ho già qualcosa investito dalla mia banca in fondi comuni. Ha senso passare agli ETF, o è troppo complicato? Tra l'altro il mio consulente mi dice che i suoi fondi rendono meglio degli ETF...”

Due domande in una, e tutte e due le ricevo spesso.

Sull’accoglienza che puoi ricevere in banca quando chiedi di investire in ETF in parte ho già risposto in una domanda precedente. Le banche e i promotori su questo tema hanno un conflitto d’interesse grosso come una casa per cui non aspettarti niente di diverso.

Ciò ricordato, puoi divertirti a verificare se l’affermazione “I nostri fondi rendono meglio degli ETF” sia basata su qualcosa di concreto o rimanga solo una battuta con cui sperano di zittire una persona tipicamente impreparata. Potresti ad esempio chiedere al tuo consulente su quale orizzonte temporale si basi questa superiorità, se al lordo o al netto dei costi i loro rendimenti siano migliori, e di farti vedere la documentazione che lo comprovi evidenziando fondi e ETF assimilabili con identico benchmark (mi mangio un carciofo crudo con tanto di spine se riesci a fartela mostrare). 

Scommetto piuttosto che ti mostrerà dati molto parziali e un rendimento non sul lungo termine (oltre 5 anni) ma probabilmente sul periodo migliore del fondo, presentato al lordo delle commissioni di gestione. Il confronto onesto si dovrebbe però fare sul lungo periodo, al netto di tutto. In quel confronto, la grande maggioranza dei fondi attivi non batte il proprio indice di riferimento. Non è un’opinione, è documentato in decenni di ricerca accademica.

Sul fatto se valga la pena disinvestire i fondi e passare agli ETF la mia risposta generica è: “Di solito si, ne vale la pena”.

Per andare più in profondità, tuttavia, bisognerebbe guardare con precisione cosa hai esattamente. Prima di fare qualsiasi movimento, vale la pena capire la natura e il TER reale di quello che possiedi e come si è comportato nel tempo rispetto a un indice equivalente. Spesso la risposta è che stai pagando troppo per risultati mediocri ma va verificato prima di sparare sentenze a caso.

Se poi decidi di uscire, non è complicato ma va fatto con un minimo di attenzione agli aspetti fiscali: vendere un fondo in guadagno genera una plusvalenza tassabile, vendere in perdita genera una minusvalenza che può essere compensata. Non è un motivo per non farlo, ma è un motivo per farlo con un piano invece che di impulso.

Giovedì 11 giugno: ultimo promemoria per il webinar ETF Portfolio

Giovedì sera torna il webinar su ETF Portfolio. Se alcune di queste risposte ti hanno aperto domande invece di chiuderle, è il posto giusto per continuare la conversazione: mostriamo dal vivo come si costruisce un portafoglio con questi strumenti, condividiamo i dati reali e la logica applicata. A fine webinar, promozione riservata ai partecipanti per chi vorrà iscriversi al corso vero e proprio.

Trovi il link per iscriverti qui.

Ti aspetto e ti auguro una buona settimana.

Roberto

PS: se hai altre domande sugli ETF che non ho coperto, scrivile nei commenti. Rispondo qua e nel webinar, e se ne arrivano abbastanza ne faccio anche un secondo articolo prima dell’estate.

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