Numero #36
OnlyFISH | FINANZA A PROVA D'ERRORE
Roberto Pesce

Controlla rischio e rendimento

Sotto Controllo — Episodio 5

Per non pestare troppi calli ai miei allievi, durante il corso Intelligenza Finanziaria ogni tanto formulo la domanda in questo modo: “Qualcuno di voi ha un cugino o una cugina a cui è capitato di firmare qualcosa in banca senza aver capito fino in fondo in cosa stesse investendo?”

Di solito, il 75% dei presenti ride ^_^ e alza la mano perché sappiamo tutti com’è andata.

Il consulente bancario ha usato parole familiari: “rischio medio-basso”, “rendimento atteso”, “profilo bilanciato”, “orizzonte di lungo termine”.  Dall’altra parte della scrivania il “cugino” ha fatto sì con la testa per non passare da sprovveduto ma si è poi ritrovato ad uscire dalla filiale con un prodotto in portafoglio che non aveva né scelto né tantomeno compreso.

E non era la prima volta che succedeva.

Questa situazione ha un nome preciso: si chiama delegare al buio.

Bada bene, il problema non è delegare. Farsi aiutare è legittimo, ci mancherebbe. 

Il problema è il buio e oggi inizieremo ad accendere la luce.

In questa nostra serie “Sotto Controllo”, la settimana scorsa ci siamo lasciati con un obiettivo: spostare acqua dal rubinetto alla cisterna, trasformare il reddito in patrimonio. Oggi facciamo un passo in avanti, perché per decidere cosa fare di quell’acqua devi padroneggiare due parole che ti accompagneranno per tutta la tua vita da investitore: rischio e rendimento.

Prima parola: rischio (che non è la volatilità)

Quando affronto questo argomento parto sempre da una distinzione perché è da qui che nasce una buona metà degli errori: non confondere il rischio con la volatilità.

La volatilità è l’oscillazione del prezzo del bene su cui hai investito e, fai bene attenzione, è un elemento che non puoi eliminare. Ci sono asset più o meno volatili, certo, ma devi sempre mettere in preventivo che il valore di quello che possiedi salirà e scenderà, giorno dopo giorno, a volte anche con movimenti bruschi. È una grandezza che si misura e ci dice quanto è agitato il mare: più uno strumento è volatile, più ampie sono le sue oscillazioni. Fa venire il mal di stomaco ma, di per sé, non ti toglie un euro dalle tasche finché non vendi.

Il rischio è un’altra cosa. Rappresenta la quantità di denaro che puoi perdere unita alla probabilità che quell’evento si verifichi. Sono due domande che vanno sempre in coppia: quanto è probabile che vada male? E se va male, quanto mi costa?

Se vuoi una metafora, la volatilità è il moto ondoso. Il rischio è quante probabilità ha la tua barca di incontrare dei problemi che possono andare da una gomena che si spezza, un oggetto che vola fuori bordo fino al possibile naufragio. 

Il primo è sgradevole, il secondo può essere irrilevante oppure drammatico a seconda del contesto.

Capisci subito perché la distinzione è tutt’altro che accademica. Uno strumento molto volatile può essere poco rischioso per chi ha vent’anni davanti e non sarà mai costretto a vendere nel momento sbagliato. Uno strumento tranquillissimo, che non si muove quasi mai, può rivelarsi molto rischioso se ci hai messo tutto il tuo capitale e chi lo ha emesso potrebbe non essere più in grado di restituirtelo (spoiler: stai alla larga dalle cosiddette “obbligazioni bancarie, soprattutto quelle subordinate”).

Da cosa dipende il rischio

Una parte del rischio dipende dai mercati: crisi, crolli, eventi che nessuno può prevedere.

Un’altra parte dipende dalla metodologia che stai usando e qui dovrei andare nel tecnico e spiegarti le differenze fondamentali e controintuitive che esistono nella gestione del rischio se fai trading rispetto a fare investing ma ci torneremo tra un po’ di episodi.

Infine, una parte molto più rilevante di quanto immagini dipende da te. Dalle tue scelte, dalla tua preparazione, dai tuoi nervi.

La perdita vera, quella che non torna più, arriva quasi sempre da decisioni sbagliate: mettere troppo su un unico titolo, investire in qualcosa di volatile denaro che ti servirà tra sei mesi, comprare un prodotto che non hai capito oppure, preso dal panico, vendere nel momento peggiore. In quell’ultimo caso sei tu a trasformare la volatilità in perdita, saltando dalla barca in mezzo alla tempesta.

E poi c’è un rischio ulteriore, il più subdolo, quello che non compare su nessun estratto conto: il rischio di non fare niente. Ci arriviamo subito, perché ha a che fare con la seconda parola.

Seconda parola: rendimento (quello vero)

Riprendiamo la cisterna della settimana scorsa. Ti ho detto che l’acqua raccolta, se gestita bene, si moltiplica. Non ti ho però detto cosa succede se la lasci lì, ferma sotto il sole.

Evapora.

Si chiama inflazione ed è il motivo per cui 100 euro di oggi non comprano quello che compravano 100 euro di vent’anni fa.

Facciamo due conti semplici. Se i prezzi salissero in media del 2% l’anno (è l’obiettivo dichiarato dalla BCE, ma per il 2026 l’Istat la stima vicina al 3%), dopo vent’anni i tuoi 100.000 euro lasciati fermi sul conto sarebbero ancora 100.000 ma comprerebbero quello che oggi compri con circa 67.000. Un terzo del tuo potere d’acquisto sparito, senza che nessuno ti abbia mai mandato una comunicazione.

Ecco il rischio di non fare niente: il denaro fermo non è al sicuro, sta solo perdendo valore senza fare rumore. Zero volatilità, perdita certa.

Il rendimento nominale è il numero scritto sulla brochure. 

Il rendimento reale è quello che ti resta in tasca dopo aver tolto tre cose: i costi, le tasse e l’inflazione.

Esempio pratico. Un conto deposito ti offre il 2% lordo. Togli il 26% di tasse sugli interessi e scendi all’1,48%. Se nel frattempo l’inflazione viaggia al 2%, il tuo rendimento reale è negativo: hai più euro, ma comprano meno cose di prima. E non ho nemmeno contato l’imposta di bollo.

Non è un invito a scappare dai conti deposito, che per la liquidità di emergenza vanno anche bene, ma a smettere di guardare il numero sbagliato.

La domanda giusta non è mai “Quanto rende?” ma “Quanto mi resta in termini reali, e a fronte di quale rischio?”

C’è infine una regola che lega le due parole e che ti chiedo di stamparti in mente: rischio e rendimento viaggiano sempre in coppia. Non esiste un rendimento alto a rischio zero. Se qualcuno te lo propone, o non l’ha capito lui o spera che non lo capisca tu. Di solito è la seconda.

Il controllo comincia dal vocabolario

Torniamo alla nostra parola, come sempre.

Avere il controllo non significa fare tutto da soli: puoi gestire in autonomia i tuoi investimenti, ed è quello che insegno, oppure farti affiancare da un professionista. Quello che non puoi permetterti, verso te stesso e verso la tua famiglia, è firmare senza capire.

Chi conosce queste due parole fa domande diverse, e chi fa domande diverse riceve proposte diverse. Fai la prova: la prossima volta che qualcuno ti presenta un investimento, chiedigli quanto può scendere nei momenti peggiori, quante probabilità ci sono di perdere davvero il capitale e quanto rende al netto di costi, tasse e inflazione. Poi osserva la sua faccia. Avrai già imparato molto.

Non puoi controllare ciò che non misuri, ce lo siamo detti due settimane fa. Oggi aggiungiamo un pezzo: non puoi controllare nemmeno ciò che non sai nominare.

Il tuo esercizio di questa settimana

Prendi i tuoi investimenti attuali, e per ognuno rispondi per iscritto a tre domande.

Quanto è sceso nel suo momento peggiore? Se non lo sai, chiedilo o cercalo.

Se domani perdesse il 30%, cosa faresti? Rispondi con sincerità. Se la risposta è “venderei tutto”, per te quello strumento è più rischioso di quanto dica qualsiasi scheda prodotto.

Quanto ti ha reso davvero, tolti costi, tasse e inflazione?

Se a una o più domande non sai rispondere, non sentirti in difetto. Hai appena trovato il punto esatto in cui stai delegando al buio, e trovarlo è già un atto di controllo.

Per approfondire

Se vuoi capire fino in fondo come destreggiarti tra rischio e rendimento e comprendere cosa significa investire tramite una metodologia che mette il controllo del rischio al primo posto, il posto giusto è Intelligenza Finanziaria, tre giorni a Monza il 20, 21 e 22 novembre in cui costruiamo insieme il tuo metodo e potrai scoprire cosa significhi realmente far lavorare il tuo denaro per te. Siamo ancora in promozione, per informazioni e iscrizioni clicca QUA.

In questa rubrica, la prossima settimana completeremo le fondamenta affrontando la terza parola importante: strumenti. Azioni, obbligazioni, fondi, ETF e tutto quello che ti propongono allo sportello, guardati da vicino per capire cosa c’è davvero dentro e quanto ti costa.

Ci vediamo lunedì prossimo, sempre sotto controllo.

Roberto

INTELLIGENZA FINANZIARIA

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