Tra pochi giorni sarò a Reggio Emilia per Intelligenza Finanziaria.
Non le ho contate ma saremo attorno alla cinquantesima edizione, un bel pezzo di Italia è passata dai nostri banchi, e ogni volta lo vivo con grande emozione e responsabilità.
Se mi guardo dall’esterno immagino qualcuno che possa pensare: “Uff Roberto, non farla tanto lunga. Alla fin fine quello che fate è solo un corso di formazione!”
“Solo un corso di formazione …”
Beh, non esattamente.
Arriveremo in hotel giovedì pomeriggio. Prima lo staff, ordinato, organizzato, come una piccola falange del grande esercito del bene. Quando arrivo io, a volte in colpevole ritardo, hanno quasi completato la preparazione dell’evento e mi aspettano per la riunione pre corso.
I manuali sono pronti in segreteria. I badge allineati. Le sedie controllate una per una. L’impianto audio è stato testato, i microfoni, lo schermo, le luci. Mara fa questa cose molto meglio di me, non a caso è anche una bravissima cantante, ma immancabilmente mi chiede. “Quando ci sei verifichiamo il microfono anche con la tua voce …”
Non è proprio il backstage di un concerto rock, ma l’atmosfera è quella. Certo, i numeri sono molto diversi ma non si può avere tutto.
C’è un’atmosfera particolare in quei momenti. Una tensione positiva, quella della vigilia. Lo staff si muove con la concentrazione di chi sa cosa sta per succedere e vuole che sia perfetto. Io faccio il giro della sala, guardo le sedie vuote e penso alle persone che le occuperanno il giorno dopo.
Non le penso e basta, le vedo già sedute e attente. Un po’ sulla difensiva all’inizio (un grande classico), poi sempre più sciolte e entusiaste man mano che passeranno le ore. Rideranno, oh se rideranno anche se ancora non lo sanno. E impareranno molto di più di quanto possano immaginare.
Conduco la riunione con i coach. Illustro le novità introdotte in questa edizione, parliamo del gruppo che aspettiamo, di chi rifrequenta, di chi arriva per la prima volta. Si sale con l’emozione, inevitabilmente.
Verso sera, mentre ci prepariamo per la cena, arrivano i primi allievi.
Qualche rifrequentante entra nell’atrio dell’hotel e ci abbraccia come se fossimo vecchi amici (per molti lo siamo). Qualche nuovo allievo o allieva, magari un po’ timida, ci stringe la mano e dice “Finalmente!” con un sorriso.
Finalmente, sì. Perché queste persone ci seguono da mesi, a volte da anni. Hanno letto le newsletter, guardato i webinar, ascoltato le dirette. E ora sono lì, in carne e ossa, e c’è qualcosa che succede nell’incontro fisico che nessuno schermo riesce a replicare. La presenza reale ha un peso diverso. Crea un legame.
Da anni una parte del mio pubblico mi implora di fare un’edizione di IF online ma, mi spiace, niente da fare. Sarebbe più comodo, certamente. E te lo dico da nativo genovese, mooooolto più economico per noi come azienda. Ma non trasformativo allo stesso modo. È uno dei motivi per cui, nell’epoca in cui tutto può essere fatto online, continuo a credere profondamente nell’importanza di trovarci di persona.
La mattina del corso mi sveglio molto presto.
Ordino la colazione in camera perché in quei momenti mi serve rimanere da solo. Avrò bisogno di energia per cui niente brioche ma eggs and bacon che mi sosterranno per molte ore. Poi i miei rituali: barba, doccia, Vasco in sottofondo.
Ho i pezzi immancabili nella mia routine pre IF. Il primo, in tema, è “Liberi Liberi” che mi sintonizza con quello che sta per accadere. Poi, a volume non esattamente da meditazione zen, alterno “Stupendo” a “Eh già”.
Che io abbia alle volte una vena tra il meditativo e il malinconico dovresti averlo ormai capito però dai “Col cuore che batte più forte, la vita che va e non va …”. Troppo bello.
Mi vesto con cura, perché per le occasioni importanti bisogna vestirsi bene. Il primo giorno l’abito è blu, la camicia bianca e le scarpe sono nere, di cuoio, maledette loro. Non sono comodo come in altre occasioni ma è un modo per dare rispetto a chi ha pagato per venirmi ad ascoltare e per dire a me stesso, prima ancora che agli altri, che quello che stiamo per fare ha un peso.
Scendo e mi dirigo verso la sala del corso. Lo staff ha già accolto i partecipanti. I manuali sono stati consegnati, le persone sono sedute, l’atmosfera è di attesa. Ivo è nella sua postazione, Veronica mi sorride. Luca Giusti ed io ci scambiamo un “Hi Five”. Ci guardiamo e come sempre mi dice “Dai eh, alla grande”.
È il momento.
Giù le luci. Parte il video. Intelligenza Finanziaria sta per cominciare.
Ho tenuto molte edizioni di questo corso. Ogni volta, nelle prime ore, chiedo alle persone:
“Per quale motivo siete sei qui? Cosa vi ha spinto a partecipare?”
Durante le prime edizioni mi aspettavo di ricevere soprattutto risposte molto concrete, legate al denaro.
“Voglio guadagnare di più. Voglio rendimenti migliori. Voglio smettere di pagare commissioni inutili alla banca”.
Quelle risposte arrivano, certo. Ma non sono mai le prime. E quasi mai le più profonde.
Quando gli allievi abbassano un po’ la guardia, iniziano a parlarmi di altro.
Parlano del tempo, e non di quello meteorologico.
“Vorrei avere più tempo libero senza sentire l’ansia del conto in banca”.
Parlano delle loro famiglie.
“Vorrei poter accompagnare mia figlia all’università, ma in una di quelle importanti”.
Parlano di dignità.
“Ho lavorato trent’anni e non voglio dipendere da una pensione che non basterà”.
Parlano di scelte.
“Voglio poter dire no a un lavoro che non mi rispetta senza avere paura di cosa succede dopo”.
Il denaro, in pochi di questi casi, è il vero obiettivo.
È lo strumento. È la distanza tra la vita che si ha e la vita che si vorrebbe.
Questa è la cosa che mi ha insegnato di più, in tutti questi anni di palco.
Le persone non vogliono essere ricche. Vogliono soprattutto essere libere.
Beh, se possibile, sia libere che ricche, certo ^_^
Ma la differenza tra i due obiettivi non è semantica. È pratica e profonda. Perché chi insegue la ricchezza come fine tende sempre a spostare l’obiettivo in avanti. Niente è mai abbastanza, e il godimento per i risultati raggiunti rimane effimero e sfuggente.
Chi invece ha chiarito cosa vuole davvero con quei soldi — il tempo, la scelta, la serenità, un progetto specifico — non ha solo un obiettivo misurabile, un numero, una direzione che comunque rimangono importanti. Ha soprattutto una motivazione profonda, e fa tutta la differenza del mondo.
Se ci pensi, la parola “motivazione” è fantastica. Ti basta spezzarla e ottieni motiv-azione ossia “avere un motivo che ti spinge all’azione”.
Se la hai, se sei in grado di connetterti a ciò che è davvero importante per te, è molto più facile arrivare in fondo ai tuoi obiettivi.
Una domanda per te
Prima di qualsiasi argomento tecnico o di qualsiasi ragionamento su mercati, portafogli o rendimenti, ti faccio la stessa domanda che faccio in sala il venerdì mattina.
Perché vuoi migliorare la tua situazione finanziaria?
Non dirmi la risposta che suona bene. Voglio quella vera.
Se ci pensi qualche minuto e hai voglia di scriverla nei commenti, ti leggo. Rispondo anche qui, come faccio in sala.
E se senti che la risposta che hai trovato merita di essere trasformata in un piano concreto, con numeri reali, una strategia precisa e qualcuno che ti accompagna nel percorso, il 22, 23 e 24 maggio saremo a Reggio Emilia e c’è ancora qualche posto disponibile.
Non è un corso su come diventare ricco (per quanto, anche in quel senso, una mano te la darà).
È soprattutto un corso su come costruire la libertà che hai appena descritto.
Tutte le informazioni le trovi qui.
Buona settimana. E a presto.
Roberto
PS: se sei già iscritto a IF, ci vediamo giovedì sera in hotel. Porta energia e passa a salutarmi.
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