La settimana scorsa ti avevo promesso un aggiornamento. Lo trovi in questo articolo in cui cerco di portarti utilità ma soprattutto informazione onesta, che è il meglio che posso offrirti in un momento in cui l’informazione attendibile è merce rara e la propaganda regna sovrana tra le nebbie della guerra.
Lo stato dei mercati: i numeri
Partiamo dai fatti e dai numeri, che sono una delle poche certezze che abbiamo.
Petrolio Brent: ha toccato il picco di 119,50 dollari al barile il 9 marzo, il massimo dall’estate 2022, per poi rientrare parzialmente intorno ai 100-102 dollari. Rimane circa il 40% sopra i livelli di inizio anno. Alla pompa continuiamo a pagare oltre 1,70 euro al litro, oltre i 2 euro presso alcuni esercenti. Mattarella e Meloni promettono tuoni e fulmini contro “gli eccessi di speculazione” ma io mi immagino che nel frattempo Agip & C. si stiano fregando le mani. Già che ci siamo, ti ho mai detto che in ogni crisi c’è sempre qualcuno che ci guadagna?
S&P 500: l’indice azionario americano quota intorno a 6.630-6.670 punti, in calo di circa il 5% dai massimi di fine gennaio quando sfiorava quota 7.000. Non è ancora un crollo ma è certamente una correzione significativa, alimentata dall’incertezza geopolitica e dai timori inflazionistici. Wall Street regge meglio dell’Europa, ma anche lì la pressione si sente e più di qualcuno sta bussando senza troppa discrezione alla porta dello zio Donald chiedendogli quando pensi di smetterla.
Oro: intorno ai 5.080-5.110 dollari l’oncia. Ha deluso chi si aspettava un rally esplosivo da asset rifugio, ennesima conferma del fatto che in finanza 1+1 fa raramente 2 (sarebbe bello ma non è così, tocca studiare per mettere quattro spicci in saccoccia). Il motivo è tecnico ma importante: con il petrolio sopra 100 dollari e l’inflazione attesa in rialzo, le banche centrali non taglieranno i tassi quando previsto. Tassi alti significano oro meno attraente rispetto ai bond che rendono. Quindi l’oro sale, ma meno di quanto ci si potrebbe aspettare in piena guerra.
Borse europee: ancora in territorio negativo, con Milano che ha recuperato parzialmente ma rimane sotto i livelli pre-conflitto. Lo Stoxx 600 ha bruciato quasi mille miliardi in due settimane. Parziale rimbalzo tecnico questa settimana, ma nessuna inversione di tendenza. Se ci segui e hai partecipato ai nostri corsi sai peraltro anche che non consigliamo di investire su azionario Italia, non per mancanza di spirito patriottico ma per una mera questione di convenienza avvalorata dai dati storici.
Il quadro in una frase: volatilità alta, incertezza massima, nessuna direzione chiara.
Riesci a sentire come me in sottofondo la voce della compianta Sora Lella che dice: “Annamo bbene …”. Ecco, appunto.
Il caos diplomatico: quello che nessuno capisce davvero
Qui voglio essere diretto: la situazione diplomatica è talmente confusa che chiunque ti dica di capirla con certezza sta mentendo o utilizza la palla divinatoria di Saruman.
Intendiamoci, io una mia opinione me la sono fatta, e non è per niente rassicurante, ma per rimanere su terreno semi solido lasciamola da parte e proviamo a mettere ordine nei fatti verificati di questa settimana.
Trump e il petrolio russo. Qui la tragedia rischia di trasformarsi in farsa, o la farsa in tragedia, scegli quello che ti piace di più.
Ovviamente, con Hormuz bloccato per il blocco occidentale, che il problema fosse il prezzo del petrolio lo sapevano anche i piccioni di Piazza del Duomo. Così, dopo aver detto che era tutto previsto e che comunque non sarebbe stato un vero problema, giovedì scorso l’amministrazione americana ha pensato bene di revocare temporaneamente (fino all’11 aprile) le sanzioni sul petrolio russo già caricato sulle petroliere. Circa 130 milioni di barili che ora possono tornare sui mercati mondiali. La motivazione ufficiale: contenere i prezzi energetici. L’effetto reale: Putin incassa circa 150 milioni di dollari in più al giorno. Francia, Germania e Gran Bretagna sono furiose. Trump dice che le sanzioni torneranno “non appena la crisi sarà terminata”. Mosca esulta e (forse) ringrazia.
Come dici? Mi stai chiedendo se le sanzioni in questione fossero le stesse che gli USA avevano imposto alla Russia per rallentarla e punirla per la sua aggressione all’Ucraina? Certo che lo sono. E ora, per buona pace di Zelensky, gli Stati Uniti le revocano alla Russia stessa, che tuttavia nel frattempo fornisce intelligence all’Iran per colpire le forze americane nel Golfo. Se ti sembra surreale, non sei il solo.
L‘accordo nucleare che non c’è. Putin ha proposto a Trump di trasferire in Russia l’uranio arricchito iraniano come parte di un accordo di pace. Parliamo di 450 chilogrammi al 60% di arricchimento, abbastanza per dieci ordigni nucleari (deglutisco). Sarebbe lo stesso uranio che l’Iran dichiara di non avere e che comunque gli USA dicevano di aver distrutto mesi fa dopo aver (cito testuale) “completamente annichilito il programma nucleare iraniano”. Trump ha rifiutato (almeno questo). L’obiettivo dichiarato degli USA rimane la “resa incondizionata” dell’Iran e l’eliminazione totale del programma nucleare. Mio parere personale: temo rimarrà deluso.
Trump vuole uscire, ma non può. Il presidente americano dichiara che “non è rimasto praticamente nulla da colpire in Iran”, eppure i missili iraniani continuano ad arrivare e gli USA stanno inviando un contingente di Marines in Medio Oriente. Le parole e i fatti non coincidono, e questo è il segnale più preoccupante.
Nel mezzo di tutto questo, la Cina compra tranquillamente petrolio iraniano (l’unico traffico che Teheran lascia passare da Hormuz) e osserva. La Russia incassa. L’Europa paga la bolletta.
Cosa significa per il tuo portafoglio
La scorsa settimana abbiamo descritto tre scenari. Dove siamo adesso?
Lo scenario A, il conflitto breve, si è allontanato. Il petrolio non è a 75 dollari e Hormuz non ha riaperto. Se ricordi, ti anticipavo che la vedevo difficile.
Lo scenario B, l’escalation prolungata, rimane quello più probabile. Ma con una variante che non avevo previsto: la complessità diplomatica sta aggiungendo un livello di incertezza che va oltre la dinamica militare. Non è solo una guerra. È uno scacchiere geopolitico in cui USA, Russia, Cina, Iran, Israele e Europa stanno giocando partite diverse simultaneamente. E, spiace dirlo, ma chi ha i muscoli più forti non sembra avere una mente all’altezza. È francamente preoccupante, molto più dell’irrilevanza europea a cui siamo tristemente abituati.
Lo scenario C, il worst case, rimane minoritario ma non impossibile.
Quello che conta per chi investe: i mercati in questo momento non stanno prezzando la guerra.
Stanno prezzando l’incertezza sulla durata della guerra.
È una distinzione fondamentale. Quando l’incertezza si riduce, in qualunque direzione, i mercati si muovono con decisione. Nel frattempo la volatilità è alta e rimarrà alta. Questo non è un problema per chi ha un piano. È un problema per chi improvvisa.
Piccola parentesi didattica. Gli investitori odiano la volatilità. Per i trader, invece, è il prerequisito per operazioni interessanti. Non so se lo sai ma possiamo aiutarti a sviluppare entrambe le abilità. Ne parleremo meglio in futuro ma, nel frattempo, se vuoi capirne di più contattaci qui.
Il vero tema di questa settimana: la tua psicologia
L’ho tenuto per ultimo perché è l’aspetto più importante, e paradossalmente quello di cui non si parla affatto.
Due settimane di notizie allarmanti producono un effetto preciso sul cervello umano: ti fanno credere che stia succedendo qualcosa di pazzesco che richiede un’azione eccezionale. È un meccanismo evolutivo: siamo programmati per reagire alle minacce visibili e immediate. Il problema è che questo meccanismo, utilissimo per scappare da un predatore nella savana, è pessimo per gestire un portafoglio finanziario.
Ti faccio tre domande. Rispondile onestamente, da solo.
Quante volte hai controllato il tuo portafoglio nell’ultima settimana? Se la risposta è “più del solito”, stai già subendo l’effetto. Controllare più spesso non cambia nulla di reale: cambia solo il livello di ansia.
Hai avuto l’impulso di fare qualcosa, vendere, spostare, cambiare? Se sì, è normale. È umano. Ma la domanda giusta non è: “Cosa devo fare?” ma “Ho già risposto a questa domanda nel mio piano, prima che accadesse?”. Lo so, sia io che Gian Paolo in community ti rompiamo sempre le scatole con ‘sta storia del piano ma è davvero importante e continueremo a farlo fino a quando non ti entrerà in zucca. Nel frattempo, se non hai le idee chiare, tieni le mani lontane dal mouse e le tue password di Fineco nel cassetto.
Sai esattamente qual è il drawdown massimo del tuo portafoglio e hai deciso in anticipo come comportarti se lo raggiungi? Se la risposta è no, ancora una volta, questo è il problema da risolvere.
La storia dei mercati è inequivocabile: i rendimenti peggiori li ottengono gli investitori che reagiscono alle crisi, non quelli che le attraversano con un piano. Non perché siano più coraggiosi. Perché hanno già preso le decisioni difficili prima che l’adrenalina offuschi il giudizio.
Nel 2008, chi vendette nel momento peggiore cristallizzò perdite del 40-50% e poi mancò il recupero più rapido della storia nei mesi successivi. Nel 2020, chi uscì a marzo per “aspettare che si stabilizzasse” rimase fuori mentre il mercato recuperava il 60% in dodici mesi. In entrambi i casi, il problema non era la crisi. Era la reazione alla crisi.
Non so quando finirà questa guerra. Non lo sa lo zio Donald, non lo sa nessuno. Ma so che i portafogli costruiti con un metodo, diversificati, con regole chiare e un drawdown definito a priori, stanno attraversando queste settimane in modo molto più gestibile di quelli costruiti senza.
Non improvvisare. Non spostare l’asset allocation sulla base dei titoli di oggi. Se utilizzi Invest Studio Lite (know how ETF2 DYNAMIC PORTFOLIO, ndR), continua a seguirlo. Se non hai ancora un sistema, questo è il momento di costruirne uno.
E se senti che ti manca la base per farlo con consapevolezza e vuoi iniziare con gradualità (sempre un’ottima idea), a maggio torna INTELLIGENZA FINANZIARIA: il corso in cui costruiamo insieme, dall’inizio, il metodo per investire in modo autonomo, informato e a prova di crisi. Esattamente il tipo di preparazione che queste settimane hanno reso evidente a tutti. Trovi tutte le informazioni qui.
La settimana prossima
Ci sarà ancora rumore. Probabilmente molto. L’11 aprile scade la deroga sul petrolio russo: se Trump la rinnova o meno, i mercati si muoveranno. La situazione diplomatica può evolvere in qualunque direzione nel giro di ore.
Continuerò ad aggiornarti ma, salvo sviluppi rilevanti che richiedano ulteriori aggiornamenti, tornerò soprattutto a parlare di metodo. Perché dopo tre settimane di emergenza, c’è bisogno di ricordare perché si investe e come si costruisce un patrimonio che regga nel tempo, indipendentemente da quello che succede a Teheran.
Se nel frattempo vuoi fare il punto sulla tua situazione specifica, che tu abbia già investito o stia valutando di iniziare, il team è disponibile.
Buona settimana.
Roberto
INTELLIGENZA FINANZIARIA
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