Lo so, la citazione originale dell’ex PM di Mani Pulite era leggermente diversa ma il mio non è un errore, è che volevo proprio chiedere questo: “Chi ci azzecca con le previsioni finanziarie?”
Spoiler, la risposta sincera è: quasi nessuno.
Non ci riusciamo noi, poveri manovali della formazione finanziaria, non ci riescono i sedicenti guru nostri teorici competitor, non ci riescono i private advisor delle banche e a quanto pare non ci riescono nemmeno gli espertoni di JPMorgan e Goldman Sachs che gestiscono pacconate di miliardi dei loro clienti.
L’uno-due da cui nasce la riflessione odierna è avvenuto qualche giorno fa, poco prima e poco dopo pranzo.
Uno – Fonte Sky TG24.
Il TG parla di Trump che annuncia per la trentottesima volta l’imminente accordo con l’Iran (se lo dice lui …) e poi svolta sui prezzi del carburante al distributore e io penso: “Beh dai, il diesel è attorno ai 2€ al litro, tutto sommato nemmeno un disastro considerato il contesto …”
Due, fonte Corriere della Sera.
Sfoglio velocemente i titoli dell’edizione online e l’occhio mi cade su questo articolo di Federico Fubini: “Le previsioni sbagliate sui prezzi del petrolio: ecco perché non sono schizzati”
Nell’articolo si racconta di come una delle scommesse più sicure degli ultimi anni (“Il prezzo del petrolio andrà alle stelle se la guerra non finisce in tempo e Hormuz non riapre!”) sia letteralmente scoppiata in faccia a chi l’aveva formulata e, aggiungo io, ancora di più a chi ci aveva investito sopra in maniera importante.
Sinceramente? Sembrava una previsione talmente scontata che nemmeno fosse un match calcistico tra Real Madrid e Roccacannuccia.
In effetti, le condizioni per un aumento vertiginoso del prezzo del greggio c’erano tutte.
La guerra in Iran era partita inopinatamente e non se ne vedeva una via d’uscita alla faccia delle dichiarazioni della Casa Bianca. Lo Stretto di Hormuz era e rimane praticamente bloccato, e il 20% del petrolio mondiale non riesce a passare. Analisti, banche d’investimento, think tank geopolitici: tutti concordi. Il petrolio doveva schizzare a 130, 150, forse 200 dollari al barile. Qualcuno aveva già cominciato a preparare scenari da crisi energetica globale anni Settanta.
Ne avevo scritto anche io qualche mese fa in un paio di articoli legati all’attualità.
Il prezzo del greggio era effettivamente salito sull’emotività iniziale fino a sfiorare 120 dollari a barile a marzo ma poi ha cominciato a scendere ed è attualmente in netto calo rispetto ai picchi e significativamente sotto le previsioni di quasi tutti gli istituti che avevano pubblicato stime al riguardo.
Secondo Fubini la ragione è semplice: un terzo del mondo ha iniziato a tirare la cinghia e smesso di consumarlo come prima. Governi, imprese, famiglie: di fronte ai prezzi alti, hanno tagliato i consumi, accelerato la transizione verso alternative, ottimizzato i processi. Un effetto ovvio in retrospettiva, ma che quasi nessun modello aveva pesato correttamente.
L’Agenzia Internazionale dell’Energia ha dovuto rivedere le proprie previsioni sulla domanda globale in modo radicale. L’OPEC ha tagliato le sue stime per il secondo mese consecutivo. JPMorgan e Goldman Sachs, che avevano prodotto analisi elaborate, si trovano con previsioni sballate.
Ora, il tema petrolio e energia mi è caro perché negli anni mi ha permesso di mettere a segno più di un’operazione profittevole (al momento sono ancora long e in profitto di oltre il 160% su un ETF energetico su cui ho iniziato a prendere posizione in pieno boom del Covid) ma il motivo per cui ho scelto questa notizia per l’articolo di oggi è un altro.
Fare previsioni è umano e scommetterci i propri soldini è una tentazione a volte irresistibile a cui, come vedi, di tanto in tanto non mi sottraggo nemmeno io.
Ma prenderci con continuità è difficilissimo e la lista delle previsioni errate o mancate è più lunga della coda al casello autostradale alla vigilia di Ferragosto.
La lista delle cantonate
Prendi qualsiasi evento economico significativo degli ultimi vent’anni e cerca le previsioni degli esperti fatte nei mesi precedenti. Il risultato è quasi sempre lo stesso: una dispersione di opinioni così ampia da rendere le previsioni poco più utili del lancio di una moneta, e una fiducia espositiva nell’analisi che non è proporzionale alla sua accuratezza effettiva.
Nessuno ha previsto il crollo di Lehman Brothers nel 2008 con sufficiente anticipo per evitarlo. Quasi nessuno ha previsto la velocità del rimbalzo dei mercati dopo il Covid. Gli stessi istituti che nel 2021 dicevano che l’inflazione sarebbe stata “transitoria” si sono poi trovati a dover spiegare perché era invece strutturale. E adesso il petrolio, che doveva restare alto per mesi, scende mentre Hormuz è ancora bloccato e ce ne spiegano le ragioni come se fosse un fatto logico sin dall’inizio.
Le spiegazioni postume, peraltro, sono sempre fantastiche, in tutti i settori.
La mia professoressa di lettere mi spiegava che nelle tre righe di una strofa dell’Inferno Dante aveva inserito tanti di quei significati da riempirne quattro pagine del libro su cui noi dovevamo spaccarci la testa. Io però mi sono sempre chiesto se davvero Dante fosse stato così profondo (o stronzo, dipende dai punti di vista) oppure se molte fossero più che altro supercazzole del critico letterario. Non ho mai avuto il coraggio di chiederlo apertamente alla Prof però, dai, ci siamo capiti.
Quando chiedo “Chi c’azzecca?” non lo faccio per sminuire gli analisti di Goldman Sachs che sono chiamati a un compito improbo.
È che prenderci una tantum può capitare a chiunque ma farlo con continuità mi sono fatto l’idea che sia quasi impossibile.
Non è un problema di competenza. È un problema di sistema: troppi fattori, troppo interconnessi, con troppe retroazioni non lineari per essere modellati con sufficiente affidabilità.
E se questo vale per i migliori analisti del mondo, con risorse e dati enormi, cosa dobbiamo pensare delle previsioni che circolano sui social, nelle chat di investitori, nelle newsletter di chi “sa dove andrà il mercato” il mese prossimo?
Cosa significa per chi investe
Si può fare stock picking, certo, e quando ci si azzecca la soddisfazione vale ancora di più dei profitti monetari.
Ma di base, con il grosso del tuo risparmio, non dovresti affidarti alle previsioni, né tue né tantomeno di altri. In altre parole, smettila di cercare qualcuno che ti dica dove andrà il mercato. Non perché queste persone siano in malafede (oddio, non metterei la mano sul fuoco proprio su tutti), ma perché quella risposta non esiste in modo affidabile e replicabile, e inseguirla ti porta quasi sempre a prendere decisioni peggiori di quelle che prenderesti senza quella previsione.
Il problema non è la mancanza di informazioni. Il problema è che avere più informazioni non riduce necessariamente l’incertezza e che il buonsenso e la logica, sui mercati, non sempre pagano.
La risposta che funziona non è trovare l’analista giusto o la previsione giusta.
È costruire un approccio che non dipenda dalla previsione.
Un metodo che definisca in anticipo cosa fare in diversi scenari, indipendentemente da quale si realizzi. Che riduca al minimo le decisioni discrezionali prese sotto pressione emotiva. Che lavori nel tempo senza pretendere di indovinare dove andranno il petrolio, lo spread, il dollaro o i tassi di interesse nel prossimo futuro.
È lo stesso metodo di cui insegniamo le fondamenta durante Intelligenza Finanziaria e che sviluppiamo nei corsi tecnici avanzati.
Se ti interessa saperne di più, contattaci e ne parliamo.
Nel frattempo, ti auguro una buona settimana.
Roberto


