Don’t cry for me Argentina! (intervista sul default nazionale del 2001 – 2a parte)

Si conclude in questo post l’intervista a MERCEDES VIOLA (CLICCA QUI per leggerne la prima parte) relativa alla sua esperienza diretta della crisi relativa al default nazionale argentino del 2001 e delle vicende, situazioni e sensazioni ad essa collegate.

Prima di passare alle risposte di Mercedes voglio approfittarne per ringraziarla pubblicamente per il contributo da lei generosamente prestato al blog e a tutti noi, contributo fondamentale per cercare di comprendere attraverso i suoi occhi e le sue esperienze una vicenda importante dal punto di vista storico ed economico.

Grazie quindi Mercedes e un grande in bocca al lupo per la migliore realizzazione dei tuoi sogni ed obiettivi!!

Chi ha piacere può consultare il blog personale di Mercedes cliccando QUI.

Rieccoci a noi Mercedes! Riprendendo il discorso da dove lo abbiamo lasciato la scorsa volta e premesso che non sei un’economista nè un esperta di finanza, tuttavia oggi vivi da vicino la realtà italiana e sei immersa nella cronaca e nell’informazione quotidiana quanto tutti noi, vedi delle similitudini tra quello che sta succedendo ora in Italia rispetto all’avvicinarsi del default argentino?

La similitudine più grossolana che posso segnalare è quella data dagli stili. Lo stile di Berlusconi era molto simile a quello di Menen: la superficialità riguardo certi argomenti, la mancanza di cura e di iniziative nell’area educativa, la mancanza di spinta alla cultura, il ruolo della donna nella società e la corruzione, intesa come governo che cura gli interessi personali al di sopra e a dispetto degli interessi del popolo che l’ha portato al potere.

Questo stile purtroppo contagia una generazione; da qui un’altra similitudine: i figli del benessere che vanno in vacanza o prendono la macchina con il finanziamento ma che rifiutano un colloquio di lavoro se dista un po’ troppo da casa (esempio tratto dalla vita reale).

Anche questo governo tecnico somiglia molto a quello di De La Rua, successore di Menem, se non altro, ancora una volta, nello stile e nelle aspettative che il popolo si è creato.

Un’altra somiglianza è che la gente inizia a scendere in strada, a esprimere il proprio astio per una classe dirigente che non la rappresenta.

Stanti le similitudini, ci sono però anche a tuo parere anche alcune differenze profonde tra i due scenari e le due economie?

Una differenza profonda è data senz’altro dal fatto che l’Italia è una potenza e un paese piccolo capace di lavorare tanto e bene.

L’Argentina è un paese grande, con tante risorse, ma poco serio nei confronti del lavoro.

In Italia la classe media (stipendiati) ancora lavora e riesce a pagare le diverse rate. La disoccupazione non ha un tasso alto come quello che aveva l’Argentina.

L’economia che ho vissuto in Italia in questi sette anni è la più stabile che io abbia mai visto in tutta la mia vita: non solo non ci sono stati cambi di moneta (lo so, poco prima c’era la lira, ma io non l’ho vista),  ma non ci sono stati default nè emissioni di “bonos” e, dal 2005 ad oggi, un litro di latte costa sempre più o meno 1,39 euro.

Una grande differenza è che in Italia ancora c’è nella testa delle persone l’idea di futuro, di investire, di fare progetti a lungo termine. Io ancora non riesco ad abituarmi a pensare in questo modo. C’è anche una fiducia nei confronti dello stato, degli accordi, della situazione globale che fa sì che oggi le banche non siano state svuotate dai risparmiatori, come sarebbe successo in Argentina. Io stessa oggi non compro i Bpt italiani anche se mi garantiscono che l’Italia non possa fallire (li ha comprati però mio marito però  che è italiano e fiducioso).

Come è stato vissuto il default dalla popolazione argentina? Quali classi sociali o strati della popolazione hanno sofferto maggiormente e quali invece ne sono usciti pressochè indenni o addirittura ne hanno tratto profitto?

Senza dubbi lo strato della popolazione che da sempre è stato “bastonato” e che oggi è in via di estinzione, se non ci sarà un cambiamento, è rappresentato dalla classe media, i proprietari di piccole e medie attività.

Una domanda che i miei lettori mi fanno spesso: “Cosa è successo a chi aveva un mutuo sulla casa”?

In generale il debito di chi aveva un mutuo è stato “pesificato”, cioè il debito in dollari è diventato un debito in pesos, quindi moltiplicato per 3.

Nei primi anni dopo il default tanta gente si è trovata in difficoltà per pagare, in quanto gli stipendi non avevano avuto lo stesso trattamento, anche se le banche non esecutavano grazie ai “recursos de amparo” (è un’azione o un ricorso, a seconda della legislazione del paese in questione, che protegge i diritti costituzionali dei cittadini); inoltre non potevano neanche vendere le case, poichè nessuno comprava.

Oggi il pagamento delle rate è facilitato dato che il prezzo del dollaro è relavitamente basso (1 dollaro = 3,65 pesos nel 2002 e 4,40 pesos oggi) e che l’inflazione, essendo più alta rispetto all’aumento del dollaro, fa sì che gli stipendi crescano più velocemente della valutazione del dollaro; in più, siccome l’Argentina paga parte del suo debito in dollari, ci sono tante misure messe in atto da parte del governo (OMA: operazioni di mercato aperto) per far sì che non salga per non dover pagare più interessi.

Ci sono stati tumulti, problemi sociali, picchi di criminalità o situazioni di questo tipo?

Picchi no, ma la criminalità era già in quel tempo maggiore di quella che c’è oggi qui, oltretutto in crescendo. E anche questo mi sembra tanto logico quanto il default. Penso che la criminalità sia alimentata dal fatto che c’è gente esclusa, fuori dal sistema, bombardata come tutti dalla propaganda di consumo ma senza possibilità di accesso. Questa gente non ha niente da perdere e non ha un futuro per se nè per i suoi figli: perchè dovrebbero preoccuparsi di non farti del male? E anche se suona contradittorio, io sono contro l’assistenzialismo esagerato del Peronismo perché credo serva a perpetuare la situazione di esclusione.

Passato lo shock iniziale, qual è stata la reazione della gente comune?

Una “reazione” a mio viso non c’è stata e neanche un vero e proprio shock. Penso che l’Argentina non sia un paese che reagisce consistentemente. Fa rumore, sbuffa, esce un po’, urla e poi niente: chiama gli amici, fa’ una grigliata, si guarda una partita e finisce lì. Ci sono state reazioni, fenomeni di massa come il famoso “cacerolazo” (è un termine colloquiale della lingua  spagnola con il quale si indica una forma di manifestazione pacifica e rumorosa, in spazi privati o pubblici, in cui l’espressione pubblica di protesta, o dissenso, si realizza attraverso il rumore ottenuto percuotendo coralmente degli oggetti adatti allo scopo, come casseruole – da cui il nome, tegami, pentole, coperchi, mestoli e altri utensili simili), ma non si sono evoluti in un’azione concreta e sostenuta.

L’economia argentina negli ultimi anni sembra essersi ripresa piuttosto bene, a tuo parere il default ha avuto anche conseguenze positive a livello generale e individuale?

Rispetto all’economia attuale, non penso nè vedo nè sento che l’Argentina si sia ripresa, al di là del fatto che i numeri indichino questo. L’inflazione cresce ogni anno ed è più alta di quella dichiarata dall’INDEC (Instituto Nacional de Estadistica y Censos) e gli stipendi non aumentano in concomitanza. (http://www.inflacionverdadera.com).

Penso che le crisi avute lungo tutta la storia argentina, abbiano avuto in generale delle conseguenze positive. Io vivo come una risorsa il fatto di non dare niente per scontato, di credere che la sicurezza sia un’illusione più che una certezza e di non riempire il futuro di aspettative solo monetarie.

Vedo l’Argentina come un paese adolescente: non ha la serietà, l’eleganza e l’affidabilità dell’anziana Europa, ma neanche il suo grigiore, il suo silenzio e la sua mancanza di giovani e bambini.

In Argentina ci sono tante occasioni di condivisione e di festa come il “mate” (infusione preparata con le foglie di erba Mate) e l’asado (arrosto fatto con carne di manzo cotta alla brace), e sono momenti importanti nella giornata di una persona.

Dedicare un po’ di tempo al giorno per parlare con un amico, con il compagno, mangiare insieme, festeggiare un compleanno, nell’Italia che io conosco, non hanno una priorità e sono diventati riti troppo formalizzati.

A me personalmente va benissimo una via di mezzo tra la Milano, dove il tempo è denaro, e l’Argentina, dove il tempo è festa e, nel mio piccolo, me la creo ogni giorno.

Ancora grazie mille Mercedes, per il tuo tempo, e per la tua franchezza e disponibilità e … troviamoci presto per un asado da consumare assieme ^_^ !!!

Roberto Pesce

2 commenti

  1. Mercedes

    7 anni fa  

    Ciao Roberto,

    grazie pubblicamente di questa intervista. Sono affiorati tanti ricordi, è stato come fare un viaggio nel tempo.

    Ora farò un viaggio anche nello spazio e vado la’, in missione “Asado”, (se mi fanno entrare dopo le dichiarazzioni 😀 ). Sei naturalmente il benvenuto. Se non vieni, ci tocca accendere il fuoco a Reggio al nostro rientro.

    Un abrazo

    Mercedes


  2. Rita

    7 anni fa  

    Wow…
    sapete? Mi avete rincuorato Voi due… ho letto la prima e la seconda parte..
    Sono straconvinta anch’io che questa crisi porterà del buono.
    Voglio credere in nuove opportunità e che arrivi la parola fine per i disonesti ed i ladri.
    Di avere al governo persone leali e con tanta voglia di ricostruire seriamente l’Italia, così bella e unica ma, per ora,in mano a egoisti,ignoranti, troppo impegnati ai loro interessi che a quelli del paese.
    Sarebbe veramente bello che al posto del consumismo salissero sul trono i vecchi valori e le buonissime tradizioni..
    Come il ritrovarsi a cena a casa degli amici..
    Mia nonna diceva.. ” perchè vai fuori a cena, se hai frigo pieno? ” ora capisco…
    Roberto e Mercedes..
    Fiera di averVi conosciuto e di poter dire che è bello avere amici come voi..
    Grazie
    Rita


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