Idee di investimento per il 2012 (2a parte)

Sun, Jan 29, 2012

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Seconda parte dell’articolo pubblicato la settimana scorsa con alcune idee di investimento per il 2012.

Come ho sottolineato nella prima parte, vengono evidenziati alcuni titoli quotati sulla borsa americana che, a detta degli esperti e dei consulenti intervistati, potrebbero regalare appassionanti performance nei mesi a venire.

Le valutazioni di partenza derivano essenzialmente da valutazioni “geo-politiche” e da analisi macro-economiche o fondamentali per cui invito a considerare tali idee come spunti da approfondire e non come “dritte” su cui gettarsi senza alcuna ulteriore valutazione.

Dal punto di vista del “timing”, lo ripetiamo ancora una volta a scanso di equivoci, è sempre opportuno verificare i grafici dei titoli seguendo le regole apprese ai corsi di INTELLIGENZA FINANZIARIA”prossima edizione 17/18 febbraio a Reggio Emilia – o “INVESTIRE IN AZIONI E ETF (POSITION TRADING)”prossima edizione sabato 24 marzo a Reggio Emilia.

5) AT&T (NYSE: T)

Vecchio logo AT&T

Tutti conoscono il marchio AT&T – presente, in un modo o nell’altro, dal 1885. Originariamente American Bell aveva creato AT&T per fornire chiamate a lunga distanza tra New York e Chicago e oltre ma già nel 1899 AT&T è diventata la madre di American Bell e quindi la testa del Bell System, perché le norme regolamentari e fiscali erano più snelle a New York che a Boston, dove aveva sede American Bell. AT&T vende ancora ai clienti servizi di telefonia fissa vecchio stile, e tale attività è certamente in declino. Ma in realtà, dicono gli investitori, AT&T ha registrato progressi costanti nel traghettarsi verso l’era digitale. Le entrate del settore wireless di AT&T hanno rappresentato la metà dei suoi 94 miliardi dollari di entrate nei primi tre trimestri del 2011, contro circa un terzo nei primi mesi del 2007, dopo aver acquisito la piena proprietà di Cingular Wireless. E mentre i ricavi dell’attività ereditata di telefonia continuano a diminuire, la perdita è sostanzialmente compensata da ricavi del settore dati Internet e servizi via cavo, che è cresciuto dell’8 per cento nei primi tre trimestri del 2011. “Ogni Wi-Fi in tutto il mondo è collegato a una rete fissa da qualche parte“, dice Brian McMahon, co-gestore del fondo di investimento da 8,8 miliardi dollari Thornburg Investment Income Builder. Gli analisti di Wall Street si aspettano un fatturato dell’azienda che aumenti di un 1,4 % nel 2012, fino a 127,9 miliardi di dollari. La società deve ancora affrontare i rischi, naturalmente. Una doppia recessione potrebbe spingere ancora di più i clienti ad abbandonare i loro telefoni fissi, mentre li scoraggerebbe  ad aderire a quelli mobili. La società non ha più diritti di rete esclusivi per l’IPhone e recentemente ha abbandonato una delle sue più grandi scommesse strategiche, la sua proposta di fusione per 39 miliardi di dollari con T-Mobile, di fronte alle obiezioni dell’antitrust. Un portavoce dice che l’azienda sta lavorando per risolvere i problemi antitrust e che le sue vendite di IPhone hanno continuato a crescere nonostante la concorrenza estesa. E anche prendendo in considerazione le varie sfide, dicono molti analisti, che il rapporto dividendo/prezzo (yeld) pari al 6% sembra ancora attraente e sicuro. L’azienda è sulla buona strada per generare circa 36 miliardi di dollari in contanti nel 2011, sufficienti a coprire il pagamento dei dividendi e mettere ancora 20 miliardi di dollari nel business.

6) EXELON (NYSE: EXC)

Portfolio produzione Exelon per tipo di carburante

La paralisi della centrale elettrica giapponese di Fukushima Daiichi a causa del terremoto della scorsa primavera ha scosso la fiducia del pubblico nei confronti dell’energia nucleare ma dopo un esame preliminare da parte della Nuclear Regulatory Commission, le centrali nucleari negli Stati Uniti, che forniscono circa un quinto dell’energia della nazione, sembrano aver evitato nuovi e costosi aggiornamenti (o chiusura definitiva). Ciò significa che il processo di investimenti di base per il nucleare è ancora valido: i fornitori di energia nucleare possano beneficiare di azioni per frenare l’uso dei combustibili fossili. Questa può essere una buona notizia per la Chicago Exelon, la più grande produttrice di energia nucleare della nazione, con 17 reattori, in Illinois, Pennsylvania e New Jersey. L’azienda, il cui rapporto dividendo/prezzo al 5 % è uno dei più alti tra le compagnie elettriche statunitensi, potrebbe presto acquisire una quota di proprietà in cinque reattori, oltre a fornire attività di energia, se le autorità approvano la sua proposta di acquisizione da 8 miliardi di dollari della Constellation Energy. Una grossa magagna sull’immagine Exelon: i profitti recenti dell’azienda sono stati aiutati dalle azioni passate per coprire i prezzi dell’energia. Anche se le tariffe elettriche generalmente scadevano nel 2011, l’azienda ha venduto l’energia che ha prodotto a prezzi più alti. La società non sarà in grado di contare su quella spinta nel 2012 e gli analisti si aspettano che i suoi profitti scendano del 28 per cento, a circa 2 miliardi di dollari. Tuttavia, l’azienda afferma che il suo dividendo non sarà minacciato dal calo. John Kohli, gestore del fondo Franklin Utilities, è d’accordo (almeno nel breve termine) e sottolinea che Exelon continuerà a generare cassa dal suo business dell’energia.

MINIERE D’ORO

“Cosa farà l’oro?” E’ una domanda che quasi ogni investitore deve affrontare in questi giorni ma nel 2012, alcuni professionisti dicono che gli investitori dovrebbero concentrarsi non sul ​​metallo stesso, ma sulle aziende che scavano nel terreno. Tradizionalmente, quando il prezzo dell’oro sale, i titoli minerari dell’oro crescono più rapidamente. I costi di una miniera sono per lo più fissi, quindi se il prezzo del metallo si alza, quasi tutti quei dollari extra finiscono a bilancio. Ma nell’ultimo anno, così come il prezzo dell’oro è salito del 25 %, i titoli minerari, come gruppo, sono scesi dell’1%. E’ il motivo per cui alcuni veterani degli investimenti in oro sono convinti che finché l’oro non stagna, i titoli minerari dovrebbero eccellere. “Finanziariamente, non sono mai stati in forma migliore”, dice Joe Foster, portfolio manager di Van Eck Global, impresa che possiede entrambi i titoli descritti di seguito.

7) NEWMONT MINING (NYSE: NEM)

Le società minerarie sono state a lungo criticate per il pagamento di dividendi miseri e viceversa l’investimento dei loro profitti in acquisizioni e lo sviluppo di nuove miniere. Alcuni investitori hanno spostato i soldi dalle miniere agli ETF. Così l’americana Newmont, seconda società mineraria al mondo per produzione, con sede a Denver, recentemente ha annunciato dal mese di aprile di voler legare i propri dividendi ai prezzi dell’oro. Newmont ha raddoppiato il suo dividendo da allora e dice che continuerà a pagare somme maggiori fino a quando l’oro resterà sopra i 1.500 dollari l’oncia. Per alcuni investitori, quel dividendo non compensa il fatto che la miniera del gigante Newmont  situata a Boddington, in Australia,  è stata vittima di costi in eccesso e minerali grezzi di qualità inferiore alle aspettative (l’azienda dice che la miniera rimane una delle sue “attività caposaldo”).  Anche se la società ha altri progetti promettenti – come Akyem, in Ghana e Conga, in Perù – gli analisti non prevedono che la sua produzione aumenti in maniera significativa fino al 2015, nella migliore delle ipotesi. Eppure, si stima che Newmont sia seduta su 94 milioni di once di oro, 42 miliardi di dollari dopo i costi di estrazione, secondo la banca di investimenti Stifel Nicolaus, mentre il valore di mercato della società è appena 34,1 miliardi dollari. Il significato di tutto ciò, dicono gli analisti, è che le sue azioni sono relativamente a buon mercato: non è insolito per le miniere d’oro essere scambiate a meno del valore dell’oro che possiedono, che è uno dei più alti sconti visto negli anni, dice George Topping, un analista minerario presso Stifel Nicolaus.

8 ) NEWGOLD (ASE: NGD)

Miniera d'oro

Le grandi miniere, come molte grandi aziende, trovano difficile aumentare le vendite e i profitti in modo significativo nel lungo periodo. Le piccole miniere, tuttavia, non hanno questo problema: come ogni nuova miniera che inizia può avere un grande impatto. New Gold, con sede a Vancouver, ha un vantaggio rispetto ad altre piccole rivali, dicono gli analisti: il suo team di gestione comprende due elementi noti nell’industria orafa: il presidente esecutivo Randall Oliphant, che in precedenza diresse Barrick Gold, la più grande compagnia d’oro, e l’amministratore Pierre Lassonde, già presidente di Newmont. Entrambi hanno inoltre investito una notevole somma in azioni New Gold. New Gold ha prodotto 383 mila once di oro nel 2010 e prevede di raggiungere quasi mezzo milioni di once entro il 2013, grazie a due dei suoi progetti più promettenti – la miniera di Blackwater in Canada e la miniera di El Morro  in Cile. Sta anche tagliando  i costi di produzione, da 400 dollari  l’oncia nel 2011 ad una cifra stimata di 230 dollari l’oncia nel 2012. Gli analisti si aspettano un balzo dei profitti del 66%, a 324 milioni di dollari nel 2012. “Il titolo New Gold è aumentato del 67% da ottobre 2010 a ottobre 2011, ma ha ancora molto spazio per crescere”, dice T. Rowe Price analista presso Rick de los Reyes. “Una volta che le piccole miniere dimostreranno miglioramenti in termini di crescita di produzione e abbattimento dei i costi, esse tenderanno ad essere rivalutate ad un livello superiore. E ‘qualcosa a cui gli investitori in oro si attaccano”.

INSERZIONISTI   INTERNET

Non importa quanto sia lenta l’economia, i consumatori sembrano saltare ancora sui loro computer per guardare scarpe, macchine e profumi. Gli inserzionisti sono anche disposti a spendere per tutti quei potenziali clienti. Anche se la fiducia dei consumatori rimane dolorosamente bassa, la spesa pubblicitaria in  Internet è in aumento – a circa 15 miliardi di dollari nel primo semestre del 2011, quasi il 25 per cento in più rispetto allo stesso periodo del 2010. E milioni di persone nei mercati emergenti sono sempre online. Gli analisti dicono che queste due aziende dovrebbero trarre vantaggio dalla pubblicità.

9) GOOGLE (NASDAQ: GOOG)

Google non sembra una nuova scelta: era nella lista “Where to Invest” di SmartMoney dello scorso anno e gli esperti si stanno ripetendo. Sì, Google è stato perseguitato dal tipo di problemi che spesso stanno alle calcagna degli colossi del mercato. Anche se la pubblicità su Internet cresce rapidamente, alcuni temono che gli annunci di ricerca – la sua fonte di guadagno – possono crescere meno velocemente rispetto ad altre forme del mezzo, come banner o video. E in un attimo alcuni analisti hanno messo in dubbio la californiana Mountain View, società Internet che sta pagando 12,5 miliardi dollari per Motorola Mobility, un business cellulare che è meno redditizio di operazioni di base di Google. (Google ha detto che sta acquisendo l’azienda, in parte, per i suoi molti brevetti telefonici correlati.) Alla fine, però, queste appaiono  tutte come distrazione dai profitti: la parola di Google è ancora sinonimo di ricerca rapida di informazioni in rete. Gli analisti si aspettano un aumento dei profitti del 20 per cento nel 2012, a 14,4 miliardi di dollari e la società ha l’esperienza per battere anche quei numeri. Se Google è stato un buon acquisto un anno fa, quando la sua quotazione in borsa era 24 volte più in alta degli utili stimati, dicono gli analisti,  lo è ancora di più attualmente che è quotato 14 volte. “Con simili crescite, si dovrebbero vedere multipli più alti”, dice Aaron Kessler analista presso Raymond James.

10) BAIDU (NASDAQ: BIDU)

Il "Google" cinese

Più del 75% delle entrate dalle ricerche Internet in Cina va a una ditta: Baidu. Naturalmente, l’azienda cinese ha un grande aiuto dopo che Google ha in gran parte abbandonato questo mercato nel 2010 e il suo vantaggio è minacciato da rivali come Sohu.com e Alibaba.com. Ma, come Google in altri mercati, la posizione dominante di Baidu rappresenta una sfida immensa per i rivali e l’azienda è stata aggressiva nel lancio di iniziative in settori come la telefonia mobile e video. “Stanno facendo tutto il possibile per alzare la posta”, dice Scott Kessler, analista presso S & P Capital IQ. I profitti sono cresciuti dell’80% negli ultimi tre anni e Wall Street si aspetta che salgano del 53% nel 2012, a 1,6 miliardi di dollari. Alcuni investitori sono rimasti lontano da Baidu a causa di fastidiose domande circa gli standard legali e di direzione aziendale delle società cinesi in generale. il titolo Baidu in brevissimo tempo è precipitato dopo la notizia che le autorità americane stavano osservando i titoli cinesi. Ma gli analisti dicono che Baidu, che non è stato accusato di alcuna malefatta, è probabilmente vittima di responsabilità oggettiva e il prezzo delle azioni ha avuto un’immediata ripresa.

Insomma, in questi due articoli abbiamo visto molte idee in settori e ambiti assai diversi tra loro.

Ora la palla passa a voi che mi state leggendo, fate le vostre valutazioni ma ricordate sempre che è proprio nei momenti di grossa crisi e difficoltà finanziaria che in borsa (ma non solo) si trovano le migliori opportunità!

Roberto Ivaldi

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Idee di investimento per il 2012 (1a parte)

Wed, Jan 25, 2012

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Riprendo un articolo apparso sul magazine americano Smartmoney secondo il quale, nonostante l’incertezza che ha contraddistinto il 2011, alcuni dati di tendenza ci aiutano a ipotizzare possibili scenari per il 2012: “La maggior parte del mondo sarà cablata, mangerà più proteine, guiderà più auto, le aziende di portata globale avranno margini di crescita”.

Nonostante gli stessi giornalisti americani esprimano un’indicazione di estrema cautela nel seguire queste idee – parole loro: “Fare previsioni azionarie è come fare le previsioni del tempo: nonostante grafici sofisticati, quel che accade dopo è spesso tirare a indovinare”- i professionisti del settore hanno indicato alcuni titoli che dovrebbero beneficiare di queste grandi tendenze e di altre altrettanto significative.

Per chi ha frequentato o intenderà partecipare in futuro ai corsi di Roberto Pesce “INTELLIGENZA FINANZIARIA”prossima edizione 17/18 febbraio a Reggio Emilia – o “INVESTIRE IN AZIONI E ETF (POSITION TRADING)”prossima edizione sabato 24 marzo a Reggio Emilia – , i titoli e le idee presentate in questo e nei prossimi articoli possono sicuramente rappresentare alcuni interessanti spunti di partenza per esplorare idee di INVESTING o di POSITION e CORE TRADING, fatte naturalmente le opportune verifiche sui grafici dei titoli per definire il timing di entrata e considerata attentamente la propria asset allocation.

MERCATI EMERGENTI

Le prime idee nascono da un (more…)

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Tutti i prezzi … vengono al pettine!

Tue, Jan 3, 2012

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Con questo articolo ultimerò la blogger-trilogia dei fondamenti logici dell’analisi tecnica.

Nel post “Anche la Borsa ha un cuore” ho analizzato il concetto della ciclicità della storia, in “Trend is your Friend” ho esposto la tesi secondo la quale i prezzi si muovono all’interno di un trend ed ora illustrerò il terzo elemento: il mercato sconta tutto!

Probabilmente questo fattore è quello che maggiormente differenzia l’Analisi Tecnica da quella Fondamentale.

Mentre la prima ritiene che nei prezzi di Borsa siano già inclusi un insieme di elementi di carattere fondamentale (es.: i dati economico-finanziari della società cui fa riferimento il titolo), di carattere geo-politico, monetario, psicologico, etc. la seconda, al contrario, non si accontenta di questa spiegazione ed analizza una mole di informazioni e di fattori per determinare il “giusto prezzo” del titolo preso in considerazione.

Incontro/scontro tra domanda (toro) e offerta (orso)

Questa forte differenza nasce dal punto in cui si guarda il … Signor Prezzo.

Riducendo il concetto dei due approcci ai minimi termini si può dire che: mentre l’Analisi Tecnica sostiene che il prezzo non è altro che il semplice rapporto tra la domanda e l’offerta di un bene e quindi, laddove ci sia maggior domanda rispetto l’offerta il prezzo aumenterà, andando a scendere invece nel caso contrario, l’intendimento dell’Analisi Fondamentale è quello di definire il prezzo attraverso il suo “valore intrinseco” che è costituito dalla risultanza di tutti quegli elementi che possono far stimare il valore della società e a cascata dei suoi titoli in Borsa.

Entrambi i metodi comunque hanno il medesimo obiettivo: prevedere la direzione del mercato per muoversi in sua sintonia (Trend is your Friend) e guadagnare rispetto a questo movimento “previsto”.

Decine e decine di accademici hanno dibattuto rispetto la migliore via al trading ma, ovviamente, non sono riusciti ad aggiudicare il (more…)

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Trend is your friend

Wed, Dec 28, 2011

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Probabilmente il mondo del trading è l’ambito professionale in cui vivono i più numerosi modi di dire e, nella maggior parte dei casi, sono made in USA.

Il titolo di questo articolo fa riferimento ad uno degli aforismi più famosi in Borsa e fornisce l’indicazione ai traders, specialmente quelli alle prime armi, di operare nella direzione del trend primario – che rappresenta la tendenza a lungo periodo – del titolo che si vuole tradare.

In stretta relazione con l’articolo pubblicato in questo blog “Anche la Borsa ha un cuore” dello scorso 2 dicembre – clicca qui se lo hai perso – secondo l’analisi tecnica i prezzi degli strumenti finanziari si muovono all’interno di un trend.

Attingendo dall’utile glossario che si può trovare all’interno del sito www.coachingfinanziario.it, si può definire il trend in Borsa come “una tendenza dei prezzi del mercato”. Esso è costituito da una serie di massimi e minimi successivamente crescenti nel caso vi sia un orientamento al rialzo, decrescenti in caso di una tendenza al ribasso. Questo andamento direzionale rimane tale fino a che non si verifica una condizione contraria.

Sarà compito dell’analista tecnico riuscire a individuare la fase del mercato e riconoscerne i potenziali livelli critici di inversione o di continuazione.

Il trend può assumere tre direzioni: rialzista, ribassista e laterale.

Giusto per rimanere in tema di aforismi e metafore, potremo avere un Bull Market ossia un “Mercato Toro” (rialzista), un “Bear Market” ossia un “Mercato Orso” (ribassista) mentre si definisce invece “Trendless” (letteralmente dall’inglese “senza trend”) o  laterale, quando i prezzi oscillano tra (more…)

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Una Vecchia Leggenda Indù

Sat, Dec 24, 2011

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Niente trading oggi, nè borsa, nè denaro o questioni legate al lavoro, alla crisi o altri dei temi di cui discutiamo normalmente sul blog.

In occasione dei doverosi Saluti e Auguri Natalizi a tutti i lettori del blog che mi seguono con attenzione e in molti casi anche con partecipazione attiva, voglio approfittare dell’occasione per condividere uno scritto che mi accompagna fin dai primi tempi del mio ingresso nel mondo della formazione e della motivazione ormai più di venti anni fa.

Non voglio togliere sentimento e magia a queste belle parole discutendole e analizzandole, mi fa tuttavia piacere sottolineare come dal mio punto di vista personale le senta estremamente legate a ciò che cerco costantemente di comunicare tramite i corsi e lo stesso blog con la differenza che mentre spesso ci ritroviamo a dibattere di strumenti e strategie, qui andiamo invece al nocciolo della questione prendendola su un piano sicuramente più “mistico” e meno razionale.

A te, se ti va, il compito di lasciare un commento in calce all’articolo esprimendo la tua opinione e sviluppando collegamenti e paralleli.

Ti allego qui sotto un video preso dall’infinita miniera di You Tube in cui le parole della Vecchia Leggenda Indù sono state riprese e vengono presentate accompagnate da una musica molto suggestiva.

Se preferisci invece il testo tradizionale, è riportato sotto il video.

UNA VECCHIA LEGGENDA INDU’

Una vecchia leggenda indù dice che un tempo gli uomini erano degli
Dei, ma abusavano talmente tanto della loro divinità che Brahma,
capo degli Dei, decise di togliere loro la Potenza Divina e
nasconderla dove non l’avrebbero mai trovata.

Dove nasconderla divenne quindi il grande problema.

Quando gli Dei minori vennero chiamati a consiglio per valutare
questo problema, dissero: “Seppelliremo la divinità dell’uomo in fondo
alla terra”.

Ma Brahma disse: “No, non basta, perchè l’uomo scaverà e
la troverà”.

Allora gli Dei dissero: “Bene, allora affonderemo la sua
divinità nell’oceano più profondo”.

Ma Brahma rispose ancora: “No,
perchè prima o poi l’uomo esplorerà le profondità di ogni oceano e la
riporterà in superficie”.

Allora gli dei minori conclusero: “Non
sappiamo dove nasconderla, perchè sembra che non ci sia alcun posto
sulla terra o nel mare dove l’uomo non potrebbe eventualmente
raggiungerla”.

Allora Brahma disse: “Ecco cosa faremo con la divinità
dell’uomo. La nasconderemo profondamente in lui stesso, perchè non
penserà mai di cercarla proprio lì”.

E da allora, conclude la leggenda,
l’uomo è andato su e giù per la terra, arrampicandosi, tuffandosi,
esplorando e scavando, per cercare qualcosa che invece aveva sempre
racchiusa in sè.

Ricorda sempre di credere in Te Stesso.

Dal profondo del mio cuore, a Te e tutti i Tuoi Cari, i miei Migliori Auguri di Buon Natale.

Roberto Pesce


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Il “Timing”… è denaro!

Tue, Dec 20, 2011

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Il mese scorso ho partecipato ad un seminario che aveva per tema l’Asset Allocation in differenti scenari macro economici. Oltre all’opportunità di incrementare il mio bagaglio culturale in ambito finanziario, ho avuto la conferma di quanto giochino un ruolo primario le convinzioni emotive nelle scelte di ogni investitore, scelte che alcune volte arrivano a prevaricare semplici valutazioni riguardo all’adeguato rapporto tra rischio e rendimento (se vuoi saperne di più, clicca QUI per leggere l’articolo dello scorso gennaio).

E’ stato un interessante incontro formativo, anche se mi ha lasciato un po’ perplesso l’intervento di uno dei conferenzieri.

Il relatore nel perorare la (giusta) causa circa la bontà degli investimenti azionari, che storicamente hanno ottenuto migliori rendimenti rispetto altri competitors, ha omesso di parlare di un elemento fondamentale in Borsa – a mio parere il vero artefice dei successi – e cioé : il “TIMING”, ovvero la scelta del momento ottimale per operare con qualsiasi strumento, indifferentemente in acquisto (long) in vendita allo scoperto (short selling) ed in uscita dalla posizione in essere.

Per inciso, il concetto di “TIMING” è assolutamente valido anche in altri ambiti, si pensi ad esempio al mercato immobiliare.

Osservando il grafico settimanale del titolo Alliance Data System Corp. (NYSE: ADS) una grande azienda americana  nel settore dei servizi di marketing, finanza e tecnologia quotata a Wall Street, si può visualizzare il concetto in disamina.

ADS (grafico settimanale) - Evidenza del momento di entrata

Se un investitore avesse acquistato il (more…)

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Libri consigliati: “Fish!” di S. Lundin, H. Paul e J. Christensen

Sun, Dec 18, 2011

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Potrei iniziare questa recensione affermando semplicemente che, con un cognome come il mio ma, soprattutto, per il fatto che “FISH” è anche il mio soprannome universalmente riconosciuto da più di 30 anni a questa parte, recensire il piccolo libro di Lundin, Paul e Christensen è più che altro un fatto dovuto e prima o poi dovevo farlo per forza !!!

In realtà il vero motivo per cui mi sento di consigliare l’acquisto e la lettura di questo racconto, semplice ma estremamente efficace, è più che altro legato alla stretta attualità e ad uno dei recenti articoli da me pubblicati in cui raccontavo dei tanti disastri combinati da aziende piccole e grandi nel momento in cui incontrano i propri clienti e lavorano in maniera disarmonica, pasticciata e senza entusiasmo. Dall’articolo è nato un bel dibattito con tante testimonianze e commenti dei lettori e dal dibattito stesso la mia riflessione che ha ispirato questa recensione.

Ebbene, il libro “FISH!” parte proprio da uno scenario di questo tipo, immaginando un’ipotetico manager a cui viene affidato l’incarico di risollevare le sorti del reparto considerato il “buco nero” della propria azienda in quanto nessuno desidera farne parte e in cui prosperano negatività, depressione, litigi, incomprensioni etc.

Il giovane manager, tutt’altro che motivato ma più o meno costretto ad accettare l’incarico che in precedenza ha già significato la fine della carriera di diversi suoi predecessori, si rende ben presto conto che il problema sta nella mancanza di gioco di squadra e di entusiasmo delle persone che lavorano nel reparto ma capisce anche che i problemi e le lamentele così come le abitudini negative instauratesi vengono da lontano e si sono ormai fortemente radicate nella mentalità e nelle convinzioni di un pò tutti  coloro che lavorano lì.

Semi disperato e alla ricerca di una soluzione il nostro eroe capita per caso nel locale mercato del pesce dove si accorge immediatamente di come … ehi ma non vorrai mica che ti racconti proprio tutto il libro, vero?

“FISH!” non contiene alcuna formula magica ma è un libro che si legge tutto di un fiato e può rappresentare un’ottima idea se sei alla ricerca di un pensiero da regalare ad amici e collaboratori così come se sei alla ricerca di idee per rivitalizzare e rinvigore la tua e l’altrui motivazione.

Troppo spesso ci dimentichiamo che la chiave del successo va trovata soprattutto in noi stessi e all’interno delle risorse già presenti nel nostro team di lavoro e “FISH!” può in questo senso rivelarsi una risorsa preziosa per ricordarcelo.

Roberto Pesce

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La crisi è nella testa e nei comportamenti di chi lavora male. Che si merita tutti i propri guai

Fri, Dec 16, 2011

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Avrei potuto intitolare questo post “Segnali di un paese in declino” ma poi ho preferito dargli un titolo e un significato più positivo visto che di profeti di sventura e negativi di professione in Italia ultimamente tutto siamo tranne che sprovvisti.

Certo, tutto ciò che ci dicono i media e buona parte di quanto si riesce ad osservare personalmente non è che inducano molta allegria tra incubi di default e facili profezie di aumento di inflazione da un lato, diminuzione vistosa del nostro potere d’acquisto e recessione nazionale dall’altro ma oggi vorrei utilizzare questo spazio per raccontare una serie di episodi reali che mi sono capitati personalmente negli ultimi mesi e dai quali vorrei poter trarre e condividere delle conclusioni positive e rosee speranze per tutti coloro che, armati di buona volontà e sano ingegno italico, hanno l’intenzione di scuotersi di dosso l’apatia e il pessimismo dilaganti e approfittare della situazione per dare una decisa sterzata verso il meglio alla propria condizione professionale e finanziaria.

Parto con il descrivere in super sintesi 6 eventi realmente accaduti nella mia sfera familiare durante quest’ultimo anno e poi condivido le mie conclusioni in fondo all’articolo.

  1. Primi mesi del 2011 - Mia moglie ed io ci facciamo convincere da un commerciale telefonico Vodafone a cambiare la connessione adsl di casa nostra passando dal servizio “Alice” di Telecom Italia all’utilizzo della loro “Vodafone Station” di cui ci descrivono mirabilie. Io spiego a chiare lettere al venditore che del risparmio economico non potrebbe avrebbe fregarmene meno (strano a dirsi per un genovese ma nel caso specifico era così!), ero piuttosto interessato a migliorare le funzionalità del nostro impianto poichè, lavorando molto dallo Studio presso la mia abitazione, avremmo potuto trarne un notevole beneficio. In ogni caso, ho insistito parecchio sul punto con la persona con cui mi stavo relazionando, non avrei potuto permettermi interruzioni di servizio nemmeno di un giorno perchè la cosa mi avrebbe arrecato gravi disagi e danni economici non indifferenti. Mal me ne incolse nel fidarmi delle rassicurazioni del venditore in questione visto che mi accorsi in breve tempo che il tizio mi aveva rifilato almeno 4 o 5 panzane grosse come una casa, che il servizio effettivo non era nemmeno parente di quanto mi era stato promesso e che la conseguenza di tutto ciò era che il mio lavoro ne risultava gravemente compromesso e rallentato. Nel parlare di questo episodio con amici e conoscenti ho scoperto che la stessa Vodafone aveva tirato bidonate simili o combinato altri pasticci a molti tra loro, tanto che alcuni erano addirittura passati per vie legali. Un mio cliente che opera nel mondo della telefonia (ciao Alessio!) mi avrebbe raccontato alcuni mesi dopo che: “In questo settore lavorano più o meno tutti così, e che è la prassi che i commerciali telefonici mentano spudoratamente su parecchi punti pur di strappare un contratto su cui ottenere uno straccio di provvigione”. Posto che per me è inconcepibile che una multinazionale della dimensione e della portata della Vodafone permetta o incoraggi i propri commerciali a raccontare palle clamorose pur di sottoscrivere qualche abbonamento in più, dopo aver protestato ed essermi lamentato più volte in maniera veemente contro gli sfortunati addetti del loro reparto clienti (che mi dicono: “Lei non è l’unico a dirci queste cose, le sentiamo tutti i giorni, purtroppo i commerciali fanno così …”), decido naturalmente di interrompere subito il contratto e tornarmene a gambe levate alla Telecom, riuscendo a riottenere una linea funzionante solo 4 mesi più tardi … Ci sarebbero tutti gli estremi per far causa alla Vodafone ma visto che sono una persona pratica e so come (non) funziona il sistema giudiziario in Italia decido di lasciar perdere. Quello che invece non lascio perdere è di fare una pubblicità negativa spietata a chiunque incontri cercando di dissuaderlo dal fare il mio stesso errore. Mi chiedo: “Ma la Vodafone avrà fatto davvero un buon affare a comportarsi come si è comportata?”
  2. Luglio 2011 – Avendo acquistato un (more…)

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Anche la Borsa ha un cuore

Sun, Dec 11, 2011

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Attingendo direttamente dal libro recensito in questo blog da Roberto Pesce: “Analisi tecnica dei mercati finanziari” di John J. Murphy, si può definire l’Analisi Tecnica come lo studio del movimento del mercato tramite l’uso sistematico di grafici, con la finalità di prevedere le tendenze future dei prezzi degli strumenti finanziari che compongono il mercato stesso.

L’analisi tecnica si basa su tre concetti cardine:

  1. Il mercato sconta tutto;
  2. I prezzi si muovono all’interno di un trend;
  3. La storia si ripete.

In questo articolo mi voglio soffermare sul terzo elemento elencato: “La ciclicità della storia, rinviando a successivi appuntamenti sul blog gli altri due aspetti.

I motivi che stanno alla base di grandi bolle speculative o a periodi di forte recessione che si sono succeduti nel tempo, fondamentalmente ed in modo molto semplificato, nascono da forti eccessi“La mania dei Tulipani” – cui tratta l’articolo dello scorso 21 ottobre scorso – ne è un valido esempio.

Tali “esagerazioni o picchi”, nella maggior parte delle volte, non hanno le medesime forme e, se anche le avessero, avrebbero ordini di grandezza, aree geografiche e mercati di riferimento assolutamente diversi tra loro.

Per queste ragioni si è indotti erroneamente a pensare che: (more…)

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Don’t cry for me Argentina! (intervista sul default nazionale del 2001 – 2a parte)

Mon, Dec 5, 2011

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Si conclude in questo post l’intervista a MERCEDES VIOLA (CLICCA QUI per leggerne la prima parte) relativa alla sua esperienza diretta della crisi relativa al default nazionale argentino del 2001 e delle vicende, situazioni e sensazioni ad essa collegate.

Prima di passare alle risposte di Mercedes voglio approfittarne per ringraziarla pubblicamente per il contributo da lei generosamente prestato al blog e a tutti noi, contributo fondamentale per cercare di comprendere attraverso i suoi occhi e le sue esperienze una vicenda importante dal punto di vista storico ed economico.

Grazie quindi Mercedes e un grande in bocca al lupo per la migliore realizzazione dei tuoi sogni ed obiettivi!!

Chi ha piacere può consultare il blog personale di Mercedes cliccando QUI.

Rieccoci a noi Mercedes! Riprendendo il discorso da dove lo abbiamo lasciato la scorsa volta e premesso che non sei un’economista nè un esperta di finanza, tuttavia oggi vivi da vicino la realtà italiana e sei immersa nella cronaca e nell’informazione quotidiana quanto tutti noi, vedi delle similitudini tra quello che sta succedendo ora in Italia rispetto all’avvicinarsi del default argentino?

La similitudine più grossolana che posso segnalare è quella data dagli stili. Lo stile di Berlusconi era molto simile a quello di Menen: la superficialità riguardo certi argomenti, la mancanza di cura e di iniziative nell’area educativa, la mancanza di spinta alla cultura, il ruolo della donna nella società e la corruzione, intesa come governo che cura gli interessi personali al di sopra e a dispetto degli interessi del popolo che l’ha portato al potere.

Questo stile purtroppo contagia una generazione; da qui un’altra similitudine: i figli del benessere che vanno in vacanza o prendono la macchina con il finanziamento ma che rifiutano un colloquio di lavoro se dista un po’ troppo da casa (esempio tratto dalla vita reale).

Anche questo governo tecnico somiglia molto a quello di De La Rua, successore di Menem, se non altro, ancora una volta, nello stile e nelle aspettative che il popolo si è creato.

Un’altra somiglianza è che (more…)

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