Numero #26
OnlyFISH | FINANZA A PROVA D'ERRORE
Roberto Pesce

Le Trappole Mentali dell’Investitore (2 di 6): Home Bias

La settimana scorsa abbiamo parlato dell’avversione alla perdita. Oggi passiamo a una trappola più silenziosa, meno emotiva ma altrettanto costosa: la tendenza a preferire quello che conosciamo, anche quando i numeri dicono il contrario.

Gli economisti la chiamano Home Bias, una sorta di “pregiudizio positivo di casa propria”.

Come agisce l’Home Bias

È la tendenza documentata, in tutto il mondo, a investire in modo sproporzionato nei titoli e nei mercati del proprio paese, in pratica la versione finanziaria di “mogli e buoi dei paesi tuoi”, che sembra solo una battuta ma in verità funziona sullo stesso principio psicologico.

Le persone si sentono più a proprio agio sui titoli del proprio paese perchè riconoscono i nomi delle aziende, magari ne sono anche clienti acquistandone i prodotti, e questo li fa sentire più sicuri, come se potessero controllarne meglio le fluttuazioni borsistiche. 

Non ti nascondo che io stesso quando iniziai a investire in borsa negli anni ’90 compravo azioni di aziende come Tim, Mediolanum, Ina Assitalia, Pirelli. Non arrivavo al livello dei pensionati che fissavano incantati il televideo dalle vetrate della banche ma poco ci mancava. Cercavo sicuramente familiarità e non guastava che in un tempo in cui internet non aveva ancora preso piede quelle stesse aziende fossero quelle su cui si concentravano gli articoli di Milano Finanza e del Sole 24 ore.

Attenzione, questo non è un fenomeno solo italiano: succede negli Stati Uniti, in Germania, in Giappone. Tuttavia, per un risparmiatore italiano ha un costo particolarmente concreto, perché il mercato di casa nostra è piccolo, poco liquido, concentrato in pochi settori e regolamentato in maniera meno rigorosa rispetto a quello statunitense per quanto ultimamente Trump ne stia anche lì facendone di cotte e di crude, oltretutto vantandosene sui social (soprassediamo che è meglio).

Il problema del risparmiatore italiano

Forse ti ricorderai che qualche mese fa avevo fatto un esempio reale del mercato italiano quando il FTSE MIB aveva toccato i massimi dell’anno 2000 e facevo notare come non fosse poi questa grande notizia. Infatti, chi aveva investito solo in Italia aveva dovuto aspettare ben ventisei anni per tornare nominalmente in pari, e questo senza considerare l’inflazione che lo riportava ampiamente ancora in perdita in termini reali. 

Un danno notevole rispetto a chi aveva un portafoglio diversificato sui mercati globali che gli ha permesso di moltiplicare il capitale nello stesso periodo.

Perché è una trappola insidiosa

L’home bias non fa male, non genera ansia come una perdita improvvisa. Anzi, fornisce una sensazione di sicurezza. “Investo in cose che conosco” sembra un principio prudente, quasi saggio. Ed è proprio questo che lo rende pericoloso, non si presenta come un errore, si presenta come buon senso.

Il costo si vede solo con il tempo, confrontando quello che si è guadagnato con quello che si sarebbe potuto guadagnare diversificando. Ed è un confronto che quasi nessuno fa, perché richiede di guardare indietro con onestà e avere almeno un minimo di competenza.

Durante Intelligenza Finanziaria ho conosciuto tantissimi allievi che mi hanno chiesto un parere sui propri portafogli pieni zeppi di azioni italiane. Magari non avevano fatto niente di sbagliato nella scelta dei singoli titoli ma così facendo avevano concentrato una parte enorme del loro patrimonio in un solo paese, che oltretutto rappresenta solo una piccola frazione dell’economia mondiale, ha una struttura industriale sbilanciata su banche ed energia ed è quasi assente nei settori che hanno guidato la crescita globale degli ultimi vent’anni.

Avevano lasciato che la familiarità decidesse al posto loro invece di ragionare in termini di esposizione globale, peraltro senza riflettere sul fatto che sull’Italia erano già particolarmente esposti lato business, casa di famiglia e previdenza.

Cosa fare concretamente

Veniamo ai compiti per te.

Primo: guarda la composizione geografica reale del tuo portafoglio, che potrebbe non essere quella che immagini. Molti fondi “internazionali” venduti dalle banche italiane hanno infatti spesso una quota domestica molto più alta di quanto il nome suggerisca.

Secondo: chiediti se staresti comprando quello specifico titolo o fondo se non fosse italiano. Se la risposta cambia solo per la nazionalità, è un segnale dell’home bias in azione, non di un vero giudizio sulla qualità dell’investimento.

Terzo: metti i valori del tuo portafoglio in un foglio excel, aggiungici il valore della tua casa, quello del tuo business se sei un imprenditore e quello della tua posizione pensionistica.

Ora suddividi tutto per diversificazione geografica, ti accorgerai facilmente che già solo il valore della casa di proprietà ti sovraespone moltissimo sull’Italia rispetto al peso che dovrebbe avere all’interno di un portafoglio globale.

In poche parole, ti sto invitando a essere strategico nella cura dei tuoi beni e di evitare di agire guidato soprattutto dalla familiarità e dall’abitudine.

Continua a leggermi perché la prossima settimana parleremo di una trappola ancora più subdola visto che riguarda le informazioni che scegliamo di ascoltare ma soprattutto quelle che scegliamo di ignorare.

Alla prossima, ti lascio ai tuoi compiti 😉.

Roberto

INTELLIGENZA FINANZIARIA

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