Siamo a luglio, nelle città si boccheggia di caldo e la sacrosanta voglia di ferie si fa sentire. Mi sembra quindi il momento perfetto per parlare di uno dei tradizionali motti di borsa che ogni anno, puntualmente, rispunta ai primi caldi tanto quanto il servizio del TG in cui si consiglia agli anziani di idratarsi e evitare di esporsi al sole nelle ore più calde.
Parlo chiaramente dell’immancabile: “Sell in May and Go Away” che da tempo immemore suggerisce a trader e investitori di alleggerire le proprie posizioni e riprendere in mano l’attività dopo la pausa estiva.
Detto che nessuno lo ha mai spacciato per un consiglio proveniente dalle più rigorose analisi quantitative provenienti da illustri scienziati, l’origine di questo modo di dire è più antica e più curiosa di quanto pensi.
Nasce infatti a Londra, non a Wall Street, come frase completa: “Sell in May, go away, and come back on St. Leger’s Day”.
St. Leger’s Day è una storica corsa di cavalli inglese che si corre a settembre dal 1776. I finanzieri della City lasciavano letteralmente Londra per l’estate, tornando solo dopo quella corsa. Insomma, il detto è più vecchio della borsa di New York e gli inglesi non li batte nessuno quanto a riti e tradizioni.
Ha un fondo di verità o è solo un modo di dire?
Facezie a parte, questa è chiaramente la domanda più interessante che possiamo porci.
Esiste certamente una logica dietro al detto ed è anche semplice da capire. Anche a Wall Street e, oserei dire, soprattutto per chi si stressa tutto l’anno e incassa stipendi da capogiro, esistono le ferie e la necessità di staccare la spina per un po’. Sto parlando principalmente dei super manager dei fondi di investimento che muovono ogni giorno tonnellate di denaro e, nel farlo, generano movimenti che hanno una certa prevedibilità dovuta alle dimensioni delle masse monetarie gestite.
Cosa succede quando i manager vanno in vacanza e lasciano i “ragazzi di bottega” a sorvegliare il forte in loro assenza?
(NdR: ovviamente esagero nel chiamarli “ragazzi di bottega”, non si lascia certamente uno stagista neo assunto a gestire capitali spropositati però, dai, ci siamo capiti).
L’indicazione di base che forniscono ai propri sottoposti condannati a rimanere in ufficio mentre loro sorseggiano mojitos a Turks and Caicos è immancabilmente qualcosa del tipo: “Mi raccomando, non toccare niente e avvertimi solo se succede qualcosa di rilevante. Ma sappi che se lo fai senza vera necessità rischi il posto …”.
La conseguenza reale di tutto questo è molto semplice.
I volumi di titoli scambiati in estate e in genere nelle festività calano moltissimo proprio perché le mani forti rimangono sostanzialmente ferme e quando i volumi calano i prezzi possono muoversi in maniera più errabonda e imprevedibile.
Ecco quindi come il “Sell in May and Go Away” sia allo stesso tempo un consiglio di prudenza ma penso anche un saggio invito a prendersi un periodo di calma in un mestiere che muove eccessi di adrenalina tutto il resto dell’anno.
Tutto ciò detto per amore di narrazione, qui viene la parte interessante: il fenomeno ha storicamente avuto il suo perché anche sui listini, e non è solo leggenda da bar.
Dati alla mano, dal 1950 a oggi, l’S&P 500 ha reso in media circa il 7% nel semestre novembre-aprile, contro un modesto 1,7-2% nel semestre maggio-ottobre.
Un divario reale, misurato su settant’anni di dati.
Come detto, i manager se ne stanno sotto le palme e i nerd in ufficio non toccano palla.
Perchè non ci costruirei sopra una strategia
Primo: i mercati non sono più quelli di una volta e il divario sopra evidenziato si sta riducendo. Guardando solo gli ultimi 25 anni, la differenza tra le due metà dell’anno si è quasi dimezzata. E negli ultimi 12 anni il semestre “debole” ha reso in media oltre il 5%, con risultati positivi nell’82% dei casi, il contrario esatto di quello che l’adagio suggerirebbe.
Secondo, e questo è il punto più importante: uno studio di JPMorgan Asset Management mostra che 10.000 dollari investiti nell’S&P 500 per 20 anni, restando sempre dentro il mercato, sarebbero diventati circa 75.000 dollari. Ma perdendo solo i 10 giorni migliori di quei 20 anni (dieci giorni su oltre cinquemila) il risultato scenderebbe a circa 34.000 dollari. E molti di quei giorni migliori cadono proprio nei mesi che l’adagio ti direbbe di evitare, spesso a ridosso di picchi di volatilità impossibili da prevedere in anticipo.
Cosa significa per noi
Il calendario non è un metodo. Un pattern statistico reale ma piccolo e in affievolimento non vale il rischio di restare fuori dal mercato proprio nei giorni che contano di più. Se vuoi ridurre il rischio in estate, i sistemi che insegniamo lo fanno già, con regole precise e non con un calendario approssimativo tramandato dal settecento londinese.
Esiste peraltro una metodologia che sfrutta proprio le stagionalità del mercato e su cui abbiamo costruito sopra un ottimo corso (il corso si chiama Seasonal Trading, scrivici se ti interessa approfondire) ma la ricerca dei periodi più favorevoli viene guidato da un apposito software ed è decisamente più complessa e sofisticata del banale “Sell in May and Go Away”.
Tutto ciò detto, buone vacanze se sei già sotto l’ombrellone o buona settimana a prescindere se come me dovrai attendere ancora un po’ per staccare la spina.
Un abbraccio.
Roberto
INTELLIGENZA FINANZIARIA
3 giorni dal vivo per costruire il tuo piano finanziario completo: dalla psicologia del denaro alla gestione pratica dei risparmi, dagli investimenti in ETF alle strategie di trading. Le basi che nessuno ti ha mai insegnato, spiegate in modo chiaro e applicabile da subito.


