Numero #21

OnlyFISH | FINANZA A PROVA D'ERRORE

Roberto Pesce

Intelligenza Artificiale: bolla o trend reale?

Questa settimana i mercati hanno tremato. Il Nasdaq ha perso terreno per più sedute consecutive, la borsa sudcoreana è crollata del 10% in un giorno facendo scattare le protezioni automatiche, e SpaceX di cui ti ho scritto la settimana scorsa è scesa di un altro 16% prima di recuperare parzialmente.

Titoli dappertutto per la domanda più tosta del momento: “È la bolla AI che scoppia?”

Ti risparmio il resoconto minuto per minuto, che trovi ovunque. 

Voglio invece condividere con te un ragionamento più utile e un po’ di ricordi perché io c’ero come investitore azionario nel 2000. Ho vissuto sulla mia pelle quegli anni che così tanto hanno pesato sulla mentalità della finanza globale tanto che, da lì in avanti, il termine “bolla” è diventato uno spettro tirato in ballo ogni due per tre, talvolta con merito, spesso a sproposito.

Un passo alla volta, proviamo a mettere insieme alcuni fatti e numeri e a trarre qualche conclusione argomentata.

Lo scoppio della bolla dot.com negli anni 2000

Ah, se me li ricordo quegli anni, e non solo per l’effetto nostalgia dei miei trent’anni e dei capelli perduti.

Erano gli anni ’90, mi occupavo di formazione area risorse umane ma avevo già iniziato a investire in borsa, oltretutto con un profilo 100% azionario (una follia per le cose che so oggi ma si diventa più intelligenti solo dopo essersi scottati le dita).

Erano gli anni della nascita di internet, del personal computer e della telefonia cellulare.

Le borse erano in euforia perenne, si parlava di “New Economy” e il Nasdaq crebbe del 572% in cinque anni chiudendo a quota 5.048,62 punti a marzo del 2000.

Tra le aziende che facevano furore in quel periodo oltre a giganti come Microsoft e Cisco andavano di brutto le prime vere “aziende internet” tra cui Yahoo, Ebay e l’innovativa Amazon. 

Titoli che crebbero vertiginosamente in borsa mentre come aziende accumulavano … debiti. 

Esatto, debiti, non profitti, e se ti stai chiedendo come sia possibile che un’azione possa veleggiare in borsa mentre l’azienda sottostante perde denaro invece di guadagnarlo, benvenuto o benvenuta nel magico mondo dei paradossi azionari su cui magari torneremo in un articolo futuro.

Con questi presupposti di “esuperanza irrazionale” (termine usato dal governatore della FED Alan Greenspan ben prima del marzo 2000) oggi sembra intuitivo che la festa non potesse durare e infatti così fu.

Da quei massimi di oltre 5.000 punti il Nasdaq iniziò una tormentatissima discesa che lo portò a perdere il 78% dal picco al minimo in circa due anni e mezzo (marzo 2000 – ottobre 2002).

Oggi è storia ma al tempo voleva dire gente disperata e non era solo la profondità del drawdown o la sua durata a essere pesanti ma anche il successivo “time to recovery” ossia il tempo che l’indice ha impiegato per tornare sui livelli del 2000: 15 anni (il Nasdaq ha rivisto i 5.048 punti solo il 23 aprile 2015).

Capisci perché quel periodo è entrato nella memoria come la madre di tutte le bolle e venga evocato anche in questo caso in relazione ai titoli legati all’AI che sono effettivamente saliti tantissimo?

Il che ci porta alla domanda chiave di questo numero di Only Fish.

L'intelligenza artificiale è una bolla o un trend reale e duraturo?

Mi sbilancio e ti dico la mia. 

Per me non solo è un trend reale ma una vera e propria rivoluzione industriale, destinata questa volta a impattare soprattutto sul lavoro intellettuale e da cui non si tornerà indietro. 

L’adozione è già massiccia e misurabile, non una promessa come l’e-commerce del 1999. Le aziende che guidano questo trend (Nvidia su tutte) generano profitti reali, enormi, con margini che la maggior parte delle imprese del pianeta sogna. Su questo piano, paragonare il momento attuale al periodo dot.com è un errore di analisi.

Ma se ho ragione su questo (il che non è detto, bada bene, non sono Gandalf né Nostradamus), allora come mai i titoli stanno stornando ed è possibile che siano soggetti a correzioni ancora maggiori?

Le risposte a questa domanda sono semplici.

Stanno stornando perché le dinamiche in borsa sono complesse, esistono prese di beneficio di breve e medio termine e il pantheon di trader e investitori non condivide le stesse informazioni né gli stessi obiettivi.

E si, certamente, è molto possibile che le correzioni di prezzo possano amplificarsi, adesso o più avanti. I mercati e le quotazioni salgono e scendono in continuazione, non c’è nessun mistero in questo.

Ma a questo punto la vera domanda è un’altra.

I prezzi di oggi delle azioni sono giustificati dai ritorni attuali delle aziende sottostanti?

Qui le cose si fanno più scomode. Le grandi aziende tecnologiche stanno investendo cifre colossali in infrastrutture AI, mentre i ricavi reali generati dai vari Gemini, Claude, ChatGPT e compagnia cantante restano una piccola frazione di quella spesa, un rapporto che alcuni analisti stimano vicino a venti dollari investiti per ogni dollaro di ricavo effettivo. 

E il rapporto tra spesa in infrastrutture e fatturato delle big tech ha già superato, secondo Morgan Stanley, il livello toccato al picco della bolla dot-com nel 2000.

E qua capisco che un po’ di freddo possa anche venire ma ci conduce a dire un’altra cosa interessante.

Una distinzione importante

John Higgins, un economista di assoluto rispetto, distingue tra “bolla dei prezzi” e “bolla dei fondamentali”. 

La prima (quanto il mercato sta pagando oggi) può già essere in fase di correzione, come stiamo vedendo. 

La seconda (la crescita reale degli utili che giustifica quei prezzi) sta ancora espandendosi. 

Sono due cose diverse, e possono muoversi in direzioni opposte per un periodo anche lungo.

Tornando al 2000: internet non era una bolla, come non lo erano la telefonia mobile e tantomeno il personal computer di massa. 

Erano novità tecnologiche reali che, come sappiamo, hanno cambiato per sempre la nostra esistenza tanto quanto ritengo farà l’intelligenza artificiale. 

Ma la bolla delle quotazioni era reale, eccome.

La bolla erano i prezzi di specifiche azioni in quel momento specifico. 

Amazon, un enorme vincitore nel lunghissimo termine che oggi vale migliaia di miliardi, perse oltre il 90% del suo valore tra il 2000 e il 2001. Il trend tecnologico era reale. Il prezzo, in quel momento, no. Entrambe le cose furono vere insieme.

Inoltre, non tutte le aziende dot.com erano delle Amazon, vale la pena ricordarlo.

C’erano anche le Yahoo di questo mondo che al tempo erano delle reginette e oggi si barcamenano rimpiangendo la nobiltà perduta. E c’erano moltissime startup ormai scomparse tra le nebbie del tempo perché basate solo sull’euforia internettiana e non su solidi modelli di business (guarda ad esempio la parabola di Theglobe.com nel grafico che ti ho condiviso).

Fare business è una giungla, solo pochi sopravvivono alla prova del tempo, e se a ogni articolo ti ricordo quanto sia rischioso puntare sul singolo titolo rispetto a un ETF diversificato beh, questa storia te ne ricorda le ragioni.

La mia opinione, tirando le somme

Come anticipato, penso che il trend AI sia reale e che quello che stiamo vedendo in queste settimane somigli più a una digestione sana che a un panico sistemico, i ribassi sono ordini di grandezza più piccoli di un vero tracollo, e le aziende coinvolte restano solide. Ma penso anche che la finestra dei prossimi due anni nasconda un rischio concreto di correzione più seria se il divario tra spesa e ricavi reali non si dovesse chiudere in tempo.

E qui arriva l’ultimo passaggio: analisti serissimi, con gli stessi dati davanti, arrivano a conclusioni opposte sulla direzione e sui tempi. Quando i migliori esperti del mondo non si trovano d’accordo guardando gli stessi numeri, quella divergenza stessa è l’informazione più onesta che abbiamo. 

Nessuno può dirti con certezza quando o se la correzione arriverà sul serio e questa stessa incertezza, riconosciuta anche dai professionisti più qualificati, è l’argomento più solido che esista a favore di un metodo che non dipenda dall’indovinare il momento giusto.

Diversificazione, regole definite in anticipo, un orizzonte che non ti obblighi a vendere nel momento sbagliato sono i presupposti fondamentali.

Funzionano, indipendentemente da chi, tra i tanti esperti che dibattono, sarà premiato dal riconoscimento del tempo.

Ti abbraccio, buona settimana.

Roberto

PS: se seguivi il filo di SpaceX dalla settimana scorsa: il titolo è parte della stessa storia, non un caso isolato. Lo terremo d’occhio.

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