Dubai, la Grecia, il trading e i falsi profeti

Se ti interessi almeno un minimo ai temi finanziari, in questi ultimi 10 giorni non puoi non aver sentito notizia dei nuovi spauracchi che di tanto in tanto vengono tirati in ballo per aggiungere un pò di confusione e di paura nella testa delle persone.

Parlo soprattutto di Dubai che sembra passato nel giro di due anni da “Nuovo Eldorado” a “Nuovo Crack Internazionale” e della povera Grecia che se la passa ancora peggio della nostra italietta in quanto a debito pubblico abnorme e cattivo rapporto deficit/pil.

Eh già, perchè se sembra ormai passata di moda la storia della “Crisi peggio del ’29” e tutto sommato la “Grande Pandemia dell’Influenza Suina” non sembra aver attecchito più di tanto nonostante una campagna mediatica allucinante rinforzata a più non posso dalle organizzazioni mondiali e nazionali della sanità (giusto per la cronaca, nonostante una pressione ministeriale incredibile perchè si vaccinassero e nonostante siano comprensibilmente una delle maggiori categorie a rischio, solo il 2% dei medici si è vaccinato, qualcosa vorrà pur dire…), come potremmo passare un Natale ed un inizio d’anno sereni senza una nuova minaccia mondiale all’orizzonte? In effetti, si correrebbe il rischio di sentirsi trascurati…

Come noterai sono nuovamente su un binario di ironia perchè, se ti dico francamente che ne so quanto te sui problemi di Dubai e sulle coperture finanziarie di sceicchi e sultani vari, di sicuro non posso però notare come anche queste vicende sembrino in maniera sospetta quasi orchestrate ad arte per confondere o distrarre l’opinione pubblica.

Distrarre da cosa, mi potresti dire.

Uhm, qui rispondere è più difficile. C’è chi suggerisce dalla battaglia ben più rilevante che si sta combattendo tra la valuta ex dominatrice incontrastata a livello mondiale (il dollaro) e la nuova forza rampante (l’euro) che ha nuovamente toccato la minacciosa quota di 1,5 $ per un euro, quota che per tanti motivi terrorizza che possa essere superata per poi magari vedere l’euro un pò alla volta muoversi verso quota 2 dollari.

Un’altra possibilità è ancora più semplice ed è che Dubai è un bersaglio più semplice e suggestivo che non le solite banche e i grossi nomi a aziendali (l’industria dell’auto ad esempio, a partire dai colossi USA) che sono state salvate per un pelo dai governi l’anno scorso ma che tutto hanno fatto in questi ultimi 12 mesi tranne che risolvere con decisione e nettezza le proprie difficoltà che hanno origine sistemica e non congiunturale. L’idea è però che prima o poi finirà il “denaro gratis” e a quel punto ci si chiede chi rimarrà in piedi quando le stampelle governative verranno tolte.

Parlando di debito pubblico e privato infatti, con tutto il rispetto per una realtà per molti versi ammirevole come Dubai che pensa 30-40 anni in avanti e si sta preparando adeguatamente per quando la risorsa petrolio finirà, è lampante come questo non possa generare nessun problema gigantesco nemmeno nel caso che la Dubai World dovesse fallire o lo stesso principato dovesse dichiarare bancarotta. Ragionando nell’angolino del buon senso, se siamo sopravvissuti solo qualche anno fa alla bancarotta dell’Argentina (che per popolazione e vicinanza culturale, geografica e economica con USA e Europa ha ben altre dimensioni e peso di Dubai) senza un danno eccessivo, non si vede perchè adesso invece dovremmo preoccuparci per una nazione simpatica e intrigante quanto si vuole ma poco più grande di San Marino.

Se dovessimo invece parlare e discutere del debito pubblico e privato di Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia etc. ecco, allora lì gli scenari diventerebbero un pelino più foschi ma come vedi, di ciò sui giornali non c’è traccia.

Tutto ciò detto, proprio l’altra sera analizzavo nel dettaglio i mercati internazionali con i miei allievi della [workshop_what what=”494″ color=”navy”] e assieme notavamo come gli stessi stiano dando più di un segnale di rallentamento sul medio termine, rallentamento peraltro non solo comprensibile e giustificato ma persino auspicabile dopo gli ultimi nove mesi di corsa pazza al rialzo (guarda il grafico qua sotto che riproduce gli ultimi 3 anni dell’ETF QQQQ che rappresenta l’indice NASDAQ 100 per farti un’idea personale).

Ora, se i mercati da un punto di vista grafico e logico ci suggeriscono già da tempo che potrebbero rallentare o magari anche stornare, cosa c’entrano Dubai e la Grecia in tutto ciò?

Già alle scuole medie, quando leggevo un capitolo dei Promessi Sposi e poi mi toccava sorbirmi le 30 pagine dei critici letterari che mi spiegavano che nella tal riga Alessandro Manzoni aveva voluto inserire 74 significati e 32 metafore, ebbene già in quel tempo mi chiedevo (e so che te lo sei chiesto più volte anche tu…): ma Manzoni avrà voluto davvero inserire tutti quei significati nascosti oppure ha semplicemente scritto quello che gli veniva spontaneo scrivere e poi i significati e le metafore li hanno attribuiti i critici? In altre parole, nasce prima l’uovo o la gallina? Ah, saperlo …

Quel che è certo è che è praticamente impossibile riuscire a gestire il proprio risparmio o a fare trading ascoltando i media che nella stragrande maggioranza dei casi trattano notizie pilotate, o tendenti a fare audience estremizzando o comunque non fanno altro che trovare motivazioni più o meno plausibili ad un orecchio poco attento e poco informato su fatti già avvenuti che hanno magari ben altre origini.

L’unica possibilità che abbiamo è quella di adottare un approccio al trading e agli investimenti il più possibile neutro e obiettivo e basato su fatti e non su opinioni altrui e interpretazioni degli stessi più o meno arbitrarie.

Per chi ha piacere di apprendere un metodo, sicuramente non perfetto ma preciso e affidabile almeno per ottenere un 10-15% di ritorno medio ogni anno sui propri investimenti, l’appuntamento è il [workshop_when what=”488″ color=”black”] a [workshop_where what=”488″ color=”black”] per una nuova edizione del mio corso [workshop_what what=”488″ color=”navy”] .

Per tutti, corsisti e non, continuiamo invece a considerare Dubai e la Grecia come dei posti meravigliosi da visitare ma non perdiamoci il sonno.

Il mondo continuerà indipendentemente dal loro destino e dai falsi profeti.

Alla prossima. Roberto Pesce

4 commenti

  1. Simone

    9 anni fa  

    Ciao Roberto,
    volevo chiederti se uno può fare trading anche lavorando da dipendente oppure deve dedicarcisi a tempo pieno ? Quali sarebbero i tempi da dedicare ?

    Per il resto, ho imparato a dare poco peso ai media 🙂

    Salutoni.


  2. piergiorgio

    9 anni fa  

    ciao roberto .
    io credo e penso ne valga la pena di fare come penso .
    quando andavo a scuola non ho mai copiato i compiti dei miei compagni per un motivo , se sbaglia lui fa sbagliare anche me . meglio sbagliare per conto proprio sò a chi dare la colpa . se un’insegnamento è dato dal professore allora le cose cambiano lo ascolta e si impara .


  3. Alberto

    9 anni fa  

    Condivido la tua analisi e sono convinto che non ce la raccontano mai giusta, altrimenti come possono trarre profitti, la disinformazione fa parte del gioco, e quando si “gioca”bisogna sempre mishiare le carte.

    Ciao.


  4. RP

    9 anni fa  

    Ciao Simone, il trading part-time funziona molto bene, per tanti versi persino meglio di chi ci opera a tempo pieno (se frughi nel blog ho scitto in passato due articoli proprio su questo argomento) quindi … nessun problema lavorando da dipendente.

    I tempi da dedicare possono essere attorno a 1-2 ore a settimana (da trovarsi prevalentemente nel week-end) se lavori in “core trading” o in “position trading” (che sono gli stili che insegno prevalentemente nei miei corsi che si rivolgono per l’appunto soprattutto a chi non ha molto tempo a disposizione)mentre salgono a 1-2 ore al giorno se vuoi lavorare su un’operatività decisamente più stretta con uno stile che si chiama “swing trading”. Un saluto, Roberto


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