Quando il Trend non c’è … gli Stop Loss saltano!!!

Nelle ultime settimane ho ricevuto diverse mail da parte di amici e conoscenti appassionati di trading, i quali mi hanno confidato il loro filo di frustrazione nell’assistere passivamente ad un mercato “ballerino”. Il problema non è che non si apprezzi la danza, il problema è che questa danza talvolta fa generare delle perdite!

Senza addentrarmi in eccessivi dettagli tecnici, vorrei ricordare quanto sia importante per ogni trader impostare la propria operatività eseguendo un’accurata valutazione di diversi parametri, tra i quali assume forte rilevanza l’ammontare del rischio assoluto, ovvero quanto denaro siamo “disposti a perdere” nell’ipotesi in cui, dopo aver acquistato (o venduto allo scoperto) un’azione, questa inverte la sua direzione nel senso diametralmente opposto il trade “previsto”, facendo così scattare lo Stop Loss.

Quando si attiva lo stop loss, non si sta per niente bene: è innegabile!

Si è perso del denaro, molto probabilmente abbiamo commesso degli errori di natura tecnico/didattica nella valutazione dell’operatività ipotizzata – diverse volte all’inizio della “carriera” non si sa neppure dove sia lo sbaglio – ed emotivamente ci si sente “traditi” da questo movimento beffardo!… Ma è bene ricordare che lo stop loss è un ottimo strumento di tutela per il trader, non un nemico!

Vediamo il perché.

Partiamo dalla traduzione letterale delle due parole inglesi, Stop Loss ossia  Stop Perdita.

Basta solo una breve precisazione in italiano, ed ecco che il trader (o l’investitore in generale) sposta la sua percezione emotiva verso ambiti meno negativi poiché chiunque, di fronte alla possibilità di tagliare le proprie perdite, avrà una sensazione di “sollievo”!

Infatti il meccanismo dello Stop Loss funge come una sorta di“polizza assicurativa” – Roberto Pesce docet – al proprio trade  e sarebbe un errore associarlo al male assoluto! Certo, perdere denaro non è mai piacevole, ma meglio una piccola perdita e rimettersi subito in carreggiata per operare, che non “sperare”  stancamente che il titolo prima o poi salga.

Anche perché questa “speranza” potrebbe implicare degli altri fattori negativi:

  1. L’inesorabile diminuzione del valore di ciò che è stato comprato e la fortissima tentazione del “mediare al ribasso”, cioè comprare a prezzi inferiori per diminuire il livello medio di acquisto; questa strategia – statisticamente – genera perdite ancora più elevate per il trader a breve/medio periodo. Al contrario potrebbe avere effetti positivi in un’ottica di investimenti a lunghissima scadenza: piani d’accumulo, tecniche di investing, etc. facendo comunque ben attenzione a dove si sta investendo. Vorrei infatti ricordare come alcuni titoli abbiano avuto un tracollo tale da essere “delistati”; questo si verifica quando le azioni di una società cessano di essere negoziate sul mercato in cui erano quotate. Avere in portafoglio titoli delistati significa avere (più o meno) carta straccia in mano.
  2. Frustrazione all’ennesima potenza. Vi assicuro che il “poter sbagliare” è un lusso che si concede tranquillamente anche il bravo trader di lungo corso, il quale impara sempre dagli errori: lo fa con grande rapidità e fredda analisi, incamera piccole perdite e attraverso quegli insegnamenti semina per raccogliere grandi successi! Quindi vietato perdersi in miliardi di sterili ragionamenti ma attivarsi in pochi passaggi.
  3. L’indisponibilità del denaro a tempo non definibile. Come dicevo poco sopra non avere denaro a breve termine significa non poter tradare con quella somma momentaneamente impegnata a “sgretolarsi” e quindi l’impossibilità del suo utilizzo per rifarsi del “loss”.

Per questi motivi bisogna definire con precisione il valore assoluto delle somme rischiabili, ovvero quella quantità di denaro che possiamo definire come “ammanco – tollerabile” in relazione al nostro portafoglio trading.  E’ bene attenersi alla regola aurea che nessuna operazione in perdita –  e neppure una breve sequenza di esse – deve generare “una mazzata” al nostro conto. Se questo dovesse verificarsi diminuire immediatamente la somma preventivata!

Va da sé che una volta acquisita esperienza e capacità si può decidere di “allargare” o “stringere” gli stop e quindi il grado di rischio (importo massimo perdita)  ricordando sempre di prestare molta attenzione al grafico che si sta valutando e ancor di più al trend più o meno forte del momento storico.

Ed eccoci al Trend… da cui il titolo.

Tutti i testi di analisi tecnica indicano, come uno dei tre presupposti base per questo approccio, il fatto che “i prezzi si muovono all’interno di un trend” ed è più facile che si abbia una prosecuzione del movimento – magari alternato a brevi storni di prezzo o pause nel tempo – piuttosto che una violenta inversione. Per saperne di più, rimando alla lettura di un precedente articolo al riguardo  (Trend is your friend – 28.12.2011) – pertanto non mi dilungo in dettagli – ma a questo concetto vorrei evidenziare un approfondimento operativo, cioè l’importanza della valutazione del time frame superiore rispetto al quale si intende operare.

Sia coloro che hanno partecipato ai corsi di [workshop_what what=”488″ color=”navy”] prossimo appuntamento il [workshop_when what=”488″ color=”black”] a [workshop_where what=”488″ color=”black”], sia soprattutto i super competenti corsisti della [workshop_what what=”494″ color=”navy”] (inizio prossima edizione il [workshop_when what=”494″ color=”black”], [workshop_where what=”494″ color=”black”]) conoscono la nozione di time frame, ma per i lettori che non hanno una formazione specifica al riguardo, la spiegherò a grandi linee con una metafora meteorologica.

Descrivendo il clima in Italia dell’ultima settimana di giugno 2012 (ottica di breve termine) specificherei: caldo torrido con temperature oltre i 40 gradi a causa della presenza di un anticiclone proveniente dall’Africa; parlando dell’estate (medio termine) ragionevolmente per il passato quanto per il futuro: caldo umido con una bassa frequenza di piogge; facendo un ragionamento su base annuale (lungo termine), si può affermare che in Italia vi è un clima temperato caldo in cui si alternano stabilmente stagioni più calde ed asciutte con quelle più fredde e piovose.

Questo ragionamento per dire che, se fossimo in una settimana di cielo sereno con temperature miti nel mese di novembre (time frame inferiore), ciò non ci dovrebbe far dimentacare che saremmo in autunno inoltrato (time frame superiore) e che la colonnina di mercurio potrebbe scendere rapidamente e magari potrebbe persino cadere qualche fiocco di neve. Di conseguenza diventerebbe assolutamente opportuno attrezzarsi per questa eventualità (stop loss).

Vi assicuro che l’analisi dei time frame nel trading è più semplice delle previsioni del tempo!

A tal proposito stavo riflettendo sul fatto che sono diversi gli aspetti che accomunano il trading e la meteorologia: entrambi si occupano di “previsioni” attraverso (ma non solo) la statistica, sono “piene zeppe” di numeri ma non sono scienze esatte, vi sono periodi in cui non si sente parlare altro che di “meteo” o di “borsa” – a volte a sproposito (!) – ed in ultimo si può vivere senza il loro apporto, ma se decidi di approfondire la loro conoscenza puoi ottenere notevoli vantaggi e tante opportunità!

Lascia un TUO COMMENTO o racconta una tua esperienza come trader, sarà un piacere poterla condividere insieme ai tanti lettori del blog!

Enrico Vigo

4 commenti

  1. Andrea

    6 anni fa  

    Ciao, bell’articolo!Tuttavia, in realta’ esiste il trading in trend e il trading in mercato laterale!Anzi, a me il secondo non dispiace affatto!Lo trovo anche piu’ semplice.

    Quindi lo stop loss puo’ saltare indipendentemente!Cio’ che conta e’ individuare in che mercato ci troviamo e agire di conseguenza (in un range definito si puo’ effettivamente vendere alto e comprare basso, mentre in un trend questo atteggiamento è tremendamente perdente nel momento in cui ti trovi ovviamente dalla parte sbagliata!)

    Un saluto


  2. enrico

    6 anni fa  

    Ciao Andrea e grazie per il tuo contributo!

    Quello che tu dici è assolutamente vero e diciamo che conferma ed amplia quello che ho affermato nell’articolo.

    Si definisce infatti “mercato laterale” un “mercato trendless”, ovvero senza tendenza…rialzista o ribassista; di fatto la sua tendenza (trend) è la sua lateralità, dove si possono trovare ottimi punti di acquisto e vendita.

    Paradossalmente perché un mercato senza trend funzioni bene, dovrebbe essere fortemente in trend…less!

    Continua a seguire il blog e le tante iniziative che vengono proposte dal sito!


  3. Ivan

    6 anni fa  

    Ciao Enrico,
    da “paper trader” sono allineato alla grande con le tue argomentazioni!!!
    Sempre molto interessanti i tuoi articoli “tecnici”…………..
    Buon trading e buona estate a tutti!!!!

    Ivan


  4. fzanti

    6 anni fa  

    Nelle fasi trendless/laterali non si guadagna come dimostrano numerosi libri pieni di statistiche.
    Non c’è alternativa alla tendenza!
    Stop loss, money management e tendenza sono gli unici fattori profittevoli sul lungo periodo.


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