La leadership della felicità è un gioco

Leadership della felicitàLeadership è un concetto cardine in ogni ambiente di lavoro, spesso più citato che applicato. La leadership della felicità è una declinazione inaspettata di quell’idea e, questa estate, ho avuto modo di sperimentare cosa sia attraverso un gioco, una simulazione, che tanto gioco non è.

Ne scrivo perché credo che possa essere applicata nelle aziende, a chi lavora in proprio, così come a ogni singolo dipendente.

E perché penso, e mi auguro, che proprio quest’anno così particolare abbia messo in luce l’importanza e il valore del capitale umano.

Cos’è la leadership 

La leadership è la capacità che si attribuisce a una persona di guidare un gruppo di persone verso un obiettivo. Il termine deriva dal verbo inglese to lead = dirigere.

C’è chi sostiene che sia una capacità innata legata al carisma, ad attitudini caratteriali, qualcosa che non si possa imparare, ma per tanti lo sviluppo della leadership è un vero e proprio percorso che si alimenta tramite la formazione, la crescita personale e soprattutto l’esperienza: il modo più efficace e atavico attraverso il quale apprendiamo.

La leadership, volendo, si allena, come qualunque altra abilità. C’è chi parte avvantaggiato e c’è chi deve sgobbare duro.

A cosa serve la leadership?

In un’azienda è abbastanza evidente: serve a chi ricopre ruoli di responsabilità per guidare altre persone verso un risultato comune, sia che si tratti di clienti interni (cioè colleghi, subalterni o superiori) che clienti esterni (come un pubblico, un’audience, un target di consumatori, ecc.).

Se la si considera in rapporto agli altri, la leadership è una qualità che serve proprio a tutti. Perché essere leader di se stessi significa prendere decisioni più consapevoli e motivate, scegliere quindi per il meglio, orientare il proprio lavoro e di conseguenza la propria vita a uno scopo.

Significa essere promotori del proprio benessere, delle proprie soddisfazioni, dei propri traguardi.

Si può essere leader di se stessi qualunque lavoro si faccia, perché non è mai questione di cosa si fa ma di come la si fa.

Ognuno di noi ha esempi di questo.

Io ricordo un infermiere preposto a fare esami di routine in un ambulatorio all’ospedale che aveva messo a punto un sistema funzionale e veloce per poter servire al meglio più persone. Ricordo la sua determinazione, la competenza accompagnata da una gentilezza vera e naturalmente il suo nome fin dalla prima visita.

Dall’altra mi è capitato di lavorare con persone a cui dovevo riconoscere un’autorità imposta per gerarchia ma che non avrei seguito nemmeno al bar a prendere un caffè. Alcune anonime, timorose benché capaci, altre strafottenti e incapaci di farsi rispettare se non con più o meno velate minacce.

Alzarsi al mattino per andare al lavoro era tutt’altro che una gioia e ancor meno motivante, se non per lo stipendio a fine mese.

Non dovrebbe essere così, ancor meglio, potrebbe essere ben diverso!

Cos’è la leadership della felicità

La leadership della felicità è orientata a fare in modo che tu e i tuoi eventuali collaboratori lavoriate nel flow, cioè in un flusso, uno stato di coscienza in cui la persona è completamente immersa in un’attività.

Il concetto di flusso è stato teorizzato nel 1975 dallo psicologo Mihály Csíkszentmihályi  ed è applicato in diversi ambiti dalla psicologia allo sport.

Si è nel flow quando si è focalizzati su un obiettivo che ci motiva e quando si trova gratificazione e una sensazione positiva di sfida nello svolgimento di un compito.

I bambini sono nel flow quando giocano.

Ed è proprio attraverso il gioco, la simulazione di una serie di situazioni che potrebbero realmente capitare a un leader, che si può fare esercizio e pratica della leadership della felicità.

Il “gioco” in questione si chiama Fligby e consente di immedesimarsi nella parte di un direttore generale di una piccola azienda a cui è stato dato il compito di recuperare/valorizzare i dipendenti che la compongono.

Ognuno di loro ha caratteristiche, competenze, storie ed esigenze diverse.

Prendere decisioni per fare in modo che tutti alla fine si sentano parte di un’identità comune, lavorino con efficacia e motivazione, non è solo un esercizio di ruolo.  

Si tratta di mettere alla prova le proprie capacità di ascolto, di comprensione delle singole individualità, esercitare la propria forza decisionale, e tutto senza perdere la visione generale e mantenendo l’azienda in profitto, ovvero l’unico modo per farla durare negli anni.

Alla fine chi si cimenta in questo “gioco” ottiene una mappa dei propri punti di forza e di quelli di miglioramento così da sapere con esattezza su cosa concentrare il proprio allenamento alla leadership.

È stata un percorso avvincente e istruttivo.

Per l’esperienza di gioco e per le competenti e precise spiegazioni voglio ringraziare Stefano Selvini, parte del nostro staff e già autore su questo Blog di un bellissimo articolo: Come sto costruendo la mia libertà finanziaria.  

Stefano, tra le altre cose, è il responsabile per l’Italia di Fligby. 

Giorgia Ferrari 

 

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1 commento

  1. Osvaldo

    2 mesi fa  

    Grazie Giorgia per aver condiviso questa tua esperienza. Ha rinforzato le impressioni positive che ho raccolto durante una piacevole chiacchierata con Stefano durante Intelligenza Finanziaria di Luglio 2020.
    Un caro saluto


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