Analisi di bilancio: 3 motivi pratici per cui serve anche a te!

Analisi-bilancio«È arrivato il momento di parlare di analisi di bilancio

Lo so che davanti a questa entusiastica dichiarazione la tua espressione è più o meno quella della foto, ma dammi il tempo di questo articolo per spiegarti tre motivi pratici per cui, capire cos’è un bilancio e come si legge, può essere utile anche a te: sia che tu sia un privato, un piccolo imprenditore o un investitore.

Non da ultimo, avere chiara l’analisi ci aiuta anche a capire perché, in queste ore di grande fermento e indecisione politica, il benedetto spread stia salendo.

Perciò non guardarmi così e procedi con fiducia.

Cos’è un bilancio

Il bilancio è un documento che riassume i dati fondamentali di un’azienda, i risultati che produce e come li produce, il guadagno o la perdita che realizza.

In sintesi, il bilancio ci fa capire lo stato di salute di un’impresa qualunque sia la sua dimensione.

Questo video davvero ben fatto ce lo spiega in 90 secondi:

Come si legge un bilancio

Ora, facciamo finta che tu, o il tuo nucleo familiare, siate una piccola azienda che debba stilare il proprio bilancio.

I documenti da comporre sono tre:

  1. Lo stato patrimoniale
  2. Il conto economico
  3. La nota integrativa

Lo stato patrimoniale lo compili usando un foglio diviso a metà in cui scrivi:

analisi-bilancioLa differenza tra il totale dell’attivo e il totale del passivo rappresenta il tuo patrimonio. Nelle aziende questa voce è chiamata infatti PATRIMONIO NETTO.

Lo stato patrimoniale rappresenta quindi una fotografia della tua situazione, così come lo è per un’azienda. Fotografia che viene fatta in un determinato momento dell’anno, di solito il 31 dicembre.

Il secondo documento che compone il bilancio è il conto economico. Per similitudine possiamo rappresentarlo come un video racconto di quello che è successo nell’arco di un anno lavorativo. Il conto economico ha uno sviluppo verticale, e per compilarlo dovrai partire dalle tue entrate complessive e sottrarre tutti i costi. Così:

analisi-bilancio

Anche il conto economico di un’azienda presenta questa struttura ma, come è ovvio, molte più voci.

In estrema sintesi la cosa che conta, sia nel tuo bilancio che in quello di una società, è il risultato finale. Se non guadagni è inutile lavorare…almeno sul lungo termine. Il concetto sembra banale ma si verifica più spesso di quanto credi!

Quindi, cosa rimane tolti tutti i costi?

La differenza tra ricavi e costi si chiama UTILE se il risultato è positivo, PERDITA se è negativo. Ma non è ancora finita.

La domanda più importante che devi farti è: “I miei ricavi, quindi le buste paga o le fatture che siano, le ho incassate?” Alla fine è quello che rimane in cassa che conta! 

Si dice: “Revenue is vanity, Profit is sanity, Cash is reality (il fatturato è vanità, l’utile è ragionevolezza, la cassa è realtà)

La differenza tra tutte le entrate e le uscite di cassa si chiama CASH FLOW/ Flussi di cassa. Se mi sono avanzati soldi avrò un Cash Flow positivo, se invece ho speso più di quello che ho incassato avrò un Cash Flow negativo.

Il soldi avanzati possono diventare una voce di patrimonio se li investi ad esempio in titoli o in qualcosa che produce valore nel tempo. All’opposto, un disavanzo diminuisce il patrimonio: se hai speso infatti più di quello che hai incassato significa che, o hai sottratto soldi a risparmi che avevi da parte, o hai fatto nuovi debiti. Nuovi debiti significano rate da restituire e nuovi interessi da pagare. L’insieme di questi costi legati ai debiti che contraggo si chiamano ONERI FINANZIARI.

Prima di spiegarti l’utilità di questa analisi, chiudiamo il bilancio con il terzo documento: la nota integrativa.

Nel nostro esempio puoi paragonare la nota integrativa a un racconto sintetico di quello che ti è successo economicamente, e non, nell’arco dell’anno. Tanto per capirci se ti è nato un figlio questo ha avuto, e avrà, un impatto decisivo sulle tue finanze. Allo stesso modo se hai affrontato una separazione oppure se hai ottenuto una promozione al lavoro. Nella nota integrativa serve che mi racconti tutto quello che dai numeri intravedo (maggiori/nuovi costi o variazione dei ricavi) ma di cui non so la causa.

Le società oltre a specificare (purtroppo non sempre chiaramente) alcune voci di bilancio, raccontano nella nota integrativa anche come intendono “destinare gli utili” o “coprire le perdite” e se ci sono state variazioni significative nella dirigenza o tra i soci che conducono l’attività. Chi prende decisioni spesso è determinante sulla qualità della gestione di un’azienda, nel bene e nel male.

A cosa serve saper leggere un bilancio?

Adesso che hai capito come è composto un bilancio vediamo come utilizzare queste informazioni.

Se sei un investitore

La prima regola (e basterebbe questa) di qualunque investimento è: capire quello che si sta comprando.

Se stai comprando un titolo azionario, non puoi prescindere dall’analizzare il bilancio della società che ti interessa (come ha fatto Massimiliano Trazzi nel suo articolo su Banca IFIS). Devi perciò valutare i cosiddetti fondamentali. Se si chiamano fondamentali un motivo ci sarà, no? Non lo sono diventati solo perché è il sistema utilizzato dal più grande investitore del mondo: Warren Buffet.

Le 4 cose più importanti da valutare di un bilancio sono:

  1. Il patrimonio netto
  2. Il cash flow
  3. Gli oneri finanziari
  4. Come si muovono negli anni i ricavi

Se ti stai chiedendo dove trovare i bilanci delle società da analizzare, ti rispondo subito.

I dati di bilancio vengono presentati già incasellati o come si dice riclassificati, sia all’interno del sito della società che vuoi comprare che nelle piattaforme che utilizzi per la ricerca dei titoli, come  quella di Morningstar. Per farti un esempio qui trovi i dati di Fiat, ora FCA.

Di solito si confrontano i dati di almeno tre anni, perché è utile vedere come l’azienda si muove nel tempo.

Cercheremo perciò:

  • un patrimonio netto che cresce anno dopo anno, segno che l’attività produce utili e li reinveste per crescere. In banca si dice che i soci devono essere i primi a credere in quel che fanno e, metterci i propri soldi, dà un chiaro messaggio;
  • un cash flow sempre positivo (se finiscono i soldi in cassa capisci anche tu che la gestione non può durare a lungo);
  • oneri finanziari che diminuiscono nel tempo, indicatore di debiti in diminuzione ma anche di minori tassi;
  • ricavi che migliorano anno dopo anno, segno di sviluppo.

Se sei un piccolo imprenditore

Specifico “piccolo” perché, in teoria, i titolari di società più strutturate hanno abbastanza chiara l’importanza dei numeri di bilancio.

Sapere gestire al meglio i numeri della propria attività significa principalmente una cosa: avere sotto controllo la situazione per fare le scelte più giuste.

Significa anche che, nel momento in cui vado a chiedere un finanziamento in banca, so cosa posso aspettarmi e cosa no e significa che se i miei numeri (sommati ai miei comportamenti bancari) parlano di una situazione economica sotto controllo, positiva e florida, mi verrà assegnato un RATING, cioè un voto, di buona qualità. In base a questo voto, al mio RATING, mi saranno applicate condizioni, tassi e spese di un certo tipo.

Più basse e convenienti di quelle pagate da chi ha un rating non buono.

Questo perché il voto altro non è che l’estrema sintesi di quanto sia rischioso prestarmi soldi. Più è rischioso, più il denaro ha un costo.

Discorso amaro che, purtroppo, affossa sempre più le aziende in difficoltà premiando chi ha, come si dice, “più potere contrattuale”.

E qui arriviamo al nostro spread!

L’Italia, con i suoi conti, altro non è che un’enorme e complessa azienda, con esorbitanti debiti.

Tralasciamo da dove e perché sia nato il debito pubblico e arriviamo al punto. Ora, per pagare pensioni, stipendi statali, sanità e tante altre cose utili, contiamo sull’aiuto finanziario dell’Europa.

Siamo come una società che si trascina problemi storici e che in qualche modo se l’è sempre cavata. Non abbiamo mai mostrato grandi capacità di tenere sotto controllo i nostri conti né quella lungimiranza che sarebbe necessaria per pianificare un futuro. Oltretutto appariamo insofferenti verso lo stringente controllo europeo. Con tutti i nostri difetti e i nostri debiti, abbiamo bisogno di   fare altri finanziamenti per mandare avanti la baracca.

Infine da parecchie settimane viviamo un’altalena di speranze e rimandi a livello politico e, al momento, non abbiamo nessuno al timone dell’azienda Italia. Nessuno, per ora,  dotato di potere e autorità, che possa metaforicamente andare in Europa “come se entrasse in banca per conto nostro” a dire: «La situazione è pessima, ma le misure per contenere le spese sono…, state tranquilli e dateci fiducia (tradotto altri soldi)».

Data questa situazione, e sommato il teatrino politico che di ora in ora si fa più grottesco, il mercato guarda i numeri e l’affidabilità considerandoci sempre più rischiosi. La misura di questo rischio  è lo spread. Lo spread è come un termometro che misura della febbre. Più la situazione si complica più la febbre aumenta. Di conseguenza, più lo spread aumenta maggiori sono i costi che dobbiamo affrontare per via dell’aumento dei tassi che a sua volta genera indebitamento, in un circolo vizioso che sarebbe meglio non alimentare.

Che tutto questo sistema sia giusto o no attiene a un altro genere di considerazioni e di valutazioni. Attualmente il tavolo a cui giochiamo si chiama capitalismo ed è molto più esteso dei nostri confini nazionali o europei. Questo tavolo ha delle regole e per riuscire a cavarsela è meglio conoscerle.

Forse da oggi hai qualche strumento in più.

I concetti spiegati non pretendono di essere esaustivi ma, mi auguro, siano un primo passo per fare le tue analisi, che siano di bilancio oppure no.

Giorgia Ferrari

12 commenti

  1. cristiano

    5 mesi fa  

    Grande Giorgia!! ottimo articolo, chiarissimo


    • Giorgia Ferrari

      4 mesi fa  

      Ciao Cristiano,
      grazie!
      Buona giornata.


  2. MARCO PUPULIN

    5 mesi fa  

    Articolo bellissimo e semplice da capire.
    Ottimo lavoro.
    Grazie Giorgia.


    • Giorgia Ferrari

      4 mesi fa  

      Grazie Marco!


  3. Gian Luca

    5 mesi fa  

    E luce sia,grazie,bellisdimo ebpragmatico articolo mi ha “acceso la luce”du diverse cose che sembrano banali,ma non lo sono….sei un 10 (come si dice da noi)


    • Giorgia Ferrari

      4 mesi fa  

      Gian Luca, sarei proprio curiosa di sapere di dove tu sia.
      Sono certa che anche tu sia un 10! 🙂


  4. roberto

    5 mesi fa  

    Grazie Giorgia, elementi chiari ed esaurienti pur nella loro semplicità di esposizione, che mi hanno fatto capire,una volta di più, che non esistono concetti incomprensibili, ma solo insegnanti con scarse competenze comunicative.


    • Giorgia Ferrari

      4 mesi fa  

      È un sollievo per me sapere che i concetti ti siano arrivati con semplicità e chiarezza.
      In realtà ogni buona comunicazione dovrebbe arrivare a questo scopo: fare in modo che l’altro capisca quello che abbiamo voluto dire.
      Per far questo è importante che chi spiega usi parole e un linguaggio comprensibile, ma è altrettanto importante che chi ascolta sia disposto ad accoglierle.
      Perciò grazie anche a te Roberto!


  5. Cristina

    5 mesi fa  

    Ottimo articolo, semplice e chiaro anche per i non addetti ai lavori. Dovrebbero metterlo obbligatorio nelle scuole. Complimenti !!


    • Giorgia Ferrari

      4 mesi fa  

      Grazie Cristina,
      Ci sono sicuramente tante cose che il nostro sistema scolastico potrebbe migliorare prima di arrivare a introdurre l’analisi di bilancio come insegnamento, ma concordo che un percorso di conoscenza finanziaria di base e di imprenditoria potrebbe essere davvero utile.
      Sono convinta che eviterebbe gli errori più comuni nella gestione del denaro e darebbe qualche dritta per un approccio più consapevole al lavoro in proprio.


  6. Luigi

    4 mesi fa  

    Chapeau!!


    • Giorgia Ferrari

      4 mesi fa  

      Merci!


Commento

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