Recovery fund: per i fondi europei serve un piano

recovery fundNon si può parlare di Recovery Fund senza pensare al futuro che vorremmo, senza fare piani.

“Una possibile ragione per cui le cose non vanno secondo i piani è spesso perché non esiste un piano”.

Può essere estremamente piacevole non aver piani quando ti perdi nella tranquillità di una vacanza o su strade che non hai mai esplorato ma questa romantica visione non funziona mai quando si tratta di economia, lavoro e obiettivi.

Sapere dove vuoi arrivare è il primo passo per arrivarci davvero e quando sai la meta una strada la trovi, sempre.

Potresti arrivarci molto vicino, fare tanta più fatica di altri, metterci molto più tempo…

La predisposizione, il talento, le competenze, ciò che sai fare, le abitudini di pensiero, la necessità, la chiarezza dei passi da compiere fanno spesso la differenza sul come.

Non avere un piano non è funzionale soprattutto nelle emergenze e ancora meno quando si cerca di uscirne.

Perdonerai la deriva da spiegone motivazionale solo per dire che in questa fase decisiva per il nostro Paese siamo davanti a una grande occasione da non sprecare.

Mai nella storia dell’Unione Europea sono stati stanziati così tanti soldi a favore dei paesi membri.

A definirli globalmente la proposta chiamata Next Generation EU: un pacchetto da 750 miliardi di Euro da distribuire in parte sotto forma di prestiti (250 miliardi a tasso agevolato) e in parte a fondo perduto (500 miliardi).

Lasciamo da parte il MES e i commenti gotici che scaturiscono ogni volta che viene nominato e concentriamoci sui Recovery Fund che il 17 e il 18 Luglio saranno al centro del dibattito in Consiglio Europeo.

Recovery Fund cosa sono?

I Recovery fund sono fondi europei stanziati per la ripresa.

Si tratta di denaro che l’Unione raccoglierà per la prima volta emettendo bond sul mercato.

Così come fanno i singoli Stati emettendo propri titoli per finanziarsi: l’Italia ha emesso di recente i Btp Italia e i Btp Futura.

Questi bond costituiranno perciò dei “debiti” nel bilancio dell’Unione che verranno controbilanciati dalle risorse versate da ciascuno Stato e dalle risorse già disponibili.

Alla scadenza l’onere del rimborso di quei titoli spetterà all’Europa attingendo alle risorse raccolte nel frattempo sotto forma di imposte e contributi dei paesi membri.

I dettagli di come tutto ciò impatterà su ciascun paese, con quali modalità e quali benefici, sarà discusso il prossimo 17 e 18 luglio e di certo anche oltre.

Quanto denaro spetta all’Italia e cosa dobbiamo fare per averli?

Al momento sappiamo che i 750 miliardi previsti dai Recovery Fund saranno distribuiti per 250 miliardi sotto forma di prestiti a tasso agevolato e per 500 miliardi a fondo perduto.

All’Italia dovrebbero arrivare 172 miliardi di cui 81 a fondo perduto e 91 di prestiti.

Per riceverli è necessario che gli Stati si impegnino a usarli per le priorità indicate dall’Unione europea:

  1. Trasformazione industriale ecologica;
  2. Sviluppo del digitale;
  3. Inclusione sociale, nessuno deve rimanere indietro.

Ogni Stato deve mettere in atto anche le raccomandazioni specifiche che per l’Italia sono:

  • Il  rafforzamento del sistema sanitario pubblico
  • La riforma della giustizia
  • La protezione per i lavoratori
  • Liquidità alle imprese
  • Completamento della riforma pensionistica
  • Lotta all’evasione
  • Il contenimento del debito

Per fare tutto questo occorre un piano!

Qual è il nostro piano?

Il piano per le riforme dettate dalla UE è in studio.

Abbiamo tempo per presentarlo fino a ottobre ma sono questi i mesi in cui la discussione dovrebbe essere più proficua e costruttiva in modo da avere chiarezza di quale sia la destinazione finale e non solo una vaga prospettiva di ripresa economica.

I proclami sulla cosiddetta “ricostruzione” appaiono al momento un’accozzaglia di idee che stentano a trovare concretezza e una chiara direzione comune.

Non siamo mai stati abituati a guardare più in là dell’emergenza ed è pur vero che nella difficoltà tiriamo fuori tutta la creatività di cui siamo capaci  ma, in questo caso, mi sentirei più fiduciosa se dal cilindro qualcuno estraesse un bel binocolo.

Giorgia Ferrari

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1 commento

  1. Andrea G.

    4 mesi fa  

    Buongiorno Gio … vedendo come sono state gestite moltisssssime cose negli ultimi 50 anni mi sentirei di dire che in Italia i progetti per il futuro e la lungimiranza sono termini sconosciuti.
    A me terrorizza il fatto che i nostri amati politici devono studiare un piano per rientrare di un po’ di decine di miliardi.
    Dopo le tasse sui cani, sul tricolore, sull’ombra, sui morti ecc non mi stupirei di vedere una tassa sull’aria o sul sole…ho paura!

    Buona giornata cara, un abbraccio


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