Pressione fiscale: come difendersi dal fisco vampiro!

Quando chiedo ai miei allievi del corso [workshop_what what=”490″ color=”navy”] (al cui proposito ti ricordo che la prossima data in calendario è il [workshop_when what=”490″ color=”black”] a [workshop_where what=”490″ color=”black”]) quale sia la loro opinione sulla destinazione finale del proprio denaro, quasi sempre mi sento rispondere cose come “la casa, il cibo, i divertimenti etc.” che sicuramente rappresentano capitoli di spese importanti ma non la prima voce di salasso per i nostri portafogli che è invece rappresentata dal fisco.

Secondo il segretario della Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi, giusto da ieri, sabato 5 giugno, il cittadino italiano medio inizia a lavorare per sè stesso dopo essersi visto rapinare dal fisco vampiro il frutto prodotto dalle proprie fatiche dal primo di gennaio fino ad oggi (qui la notiza originale riportata da TgCom).

“Anche quest’anno, così come era successo nel 2010 – prosegue Bortolussi – si sono resi necessari 155 giorni di lavoro, ben 40 giorni in più rispetto al dato registrato nel 1980“.

Per arrivare alla data del 5 giugno, l’Ufficio Studi della Cgia ha preso in esame il dato di previsione del Pil nazionale e lo ha suddiviso per i 365 giorni dell’anno, ottenendo così un dato medio giornaliero. Dopodiché, ha considerato il gettito di imposte, tasse e contributi che verseremo allo Stato, e lo ha diviso per il Pil giornaliero.  Il risultato di questa operazione individua per l’appunto da oggi domenica 6 giugno la data a partire dalla quale gli italiani lavoreranno per sé e non più per il fisco.

Sempre secondo la Cgia di Mestre, sui contribuenti italiani grava una pressione fiscale che arriva a toccare il 51-52%, un carico che non ha eguali in Europa tranne nei casi di Svezia e Danimarca che hanno una tassazione superiore alla nostra ma che ricompensano i propri cittadini con un livello di servizi e un supporto ai singoli e alle imprese che in Italia non ci sogniamo neppure.

In effetti il ragionamento per il quale si lavora circa o persino oltre il 50% dell’anno per lo Stato invece che per noi stessi e per le nostre famiglie è tutt’altro che una novità, di anno in anno e a seconda dei numeri presi in considerazione, qualche simpatico opinionista si diletta a comunicarci un dato drammaticamente in linea con quello di Bortolussi che, opinione personale, mi sembra essere stato piuttosto bonario nei confronti del vampirico fisco italiano, quasi avesse paura di rovinarci il week-end già funestato dal maltempo e dal nuovo scandalo scommesse appena scoppiato nel mondo del calcio.

Ancora più pressante l’appello pronunciato qualche giorno fa a Milano Finanza (clicca qua per l’articolo originale) dal Governatore del Veneto, Luca Zaia secondo il quale dal 2013 nel Veneto sarà dura confrontarsi con gli imprenditori se non si sarà varata una riforma che abbassi significativamente la pressione fiscale totale, a suo parere attualmente al 68% !!!

I numeri possono quindi essere ballerini e sicuramente non è mai stata intenzione di alcun governo o governante di nessun colore politico creare in Italia un sistema fiscale non solo nè equo nè leggero ma neppure facilmente comprensibile ai cittadini tanto è vero che anche chiedendo ad un commercialista non si riesce ad ottenere una risposta esaustiva sul reale livello di pressione fiscale a cui siamo sottoposti.

E’ la stessa strategia di confusione comunicativa utilizzata dalle banche che si guardano bene dal presentare ai propri correntisti e risparmiatori una semplicissima casella che riporti il rendimento netto dei propri investimenti, essendo decisamente consigliabile dal loro punto di vista confondere le acque il più possibile per non mostrare l’evidenza di numeri che risulterebbero assai sgraditi.

Quanto è certo è che se sommassimo agli scaglioni irpef e alle altre aliquote più conosciute il valore dell’iva (che aumenta significativamente i costi dei prodotti per i privati che non la possono detrarre e, allo stesso tempo, diminuisce in maniera importante i margini di guadagno di imprese e liberi professionisti), ci aggiungessimo l’INPS (c’è ancora qualcuno che crede che rivedremmo sotto forma di pensione più di una miserrima parte dei contributi che versiamo annualmente nell’orrido calderone?) e tutti gli altri balzelli più o meno mascherati, dalle accise sulla benzina al canone Rai, dalla tassa sui rifiuti ai bolli di auto, passaporti, documenti etc. rimarrebbero pochi dubbi sul fatto che per ogni 100 € prodotti ne rimangano assai pochi nelle nostre tasche.

Mi veniva da piangere quando, qualche settimana fa, il Sole 24 Ore pubblicando il dato della dichiarazione dei redditi congiunta del Presidente USA Barack Obama e di sua moglie Michelle per l’anno 2010 (1,7 milioni di dollari di reddito proveniente soprattutto dai diritti d’autore dei propri libri) citava le imposte pagate dalla celebre coppia (505.338 dollari tra tasse statali e federali) in pratica il 29% del reddito prodotto. Si noti che stiamo parlando dell’economia più importante del pianeta (che sta oltretutto mantenendo un apparato militare imponente impegnato attualmente in 3 conflitti caldi tra Afghanistan, Libia e Iraq) e di un fisco USA notoriamente assai rigoroso e severissimo con gli evasori fiscali. Decisamente, quando leggo i libri di Kiyosaki o ascolto dal vivo T. Harv Eker e li sento lamentarsi del sistema fiscale USA e del loro livello di tassazione mi viene da invitarli a fare business in Italia per 1 o 2 anni per poi riparlare delle proprie teorie e lamentele!!!

Tornando a noi, e astenendomi da considerazioni di carattere politico visto che tutto sommato non sono il tema di questo blog, rimane da rispondere alla domanda più importante: “Quindi, che fare? Come difendersi il meglio possibile dallo Stato Vampiro?

Invitandoti a partecipare al corso [workshop_what what=”490″ color=”navy”]  per ampliare il discorso e apprendere le strategie pratiche, posso comunque utilizzare questo spazio per buttarti lì tre idee:

  1. Guardati attorno. Esistono molti modi diversi per produrre del reddito e sono tutti tassati in modo differente così come crea differenza lavorare come dipendente, come imprenditore o come libero professionista, utilizzare una partita iva individuale oppure costituire una società, operare tramite una srl oppure una sas, produrre reddito in Italia oppure all’estero etc.
  2. Sollecita attivamente il tuo commercialista. Questo consiglio è ovviamente una diretta conseguenza del precedente ma il punto qui è sul comprendere come opera il tipico commercialista e non illudersi che lui ragioni attivamente e costantemente sullo scovare idee e procedure per permetterti di pagare (quantomeno legalmente) meno imposte. Non funziona così. Se non sarai tu a sollecitarlo attivamente almeno 1-2 volte all’anno e a testare con lui i vari ambiti di azione con tutta probabilità lui si limiterà a curarti la contabilità ma il suo livello consulenziale sarà assai scadente e latitante
  3. Produci reddito tramite i tuoi investimenti!!! Questa è una delle chiavi operative dei miei corsi e non solo per i ritorni importanti che si possono ottenere nel giro di qualche anno anche partendo da capitali modesti (fai girare due numeri sulla “Fabbrica della Ricchezza” per rendertene conto!) ma anche e soprattutto perchè la resa da investimenti è trattata fiscalmente molto meglio del reddito da lavoro. Lo so, è paradossale ma è così.

Le rendite finanziarie (investimenti in azioni, ETF, titoli di stato etc.) sono ad esempio attualmente tassate al 12,5% sulla plusvalenza che è una bella differenza rispetto al 50% che tra correre e scappare tipicamente si finisce sempre per pagare sul reddito d’impresa.

Parlando di [workshop_what what=”490″ color=”navy”], se sei un imprenditore o un libero professionista e dedichi al tuo lavoro oltre 50 ore alla settimana per produrre 60.000 € di reddito lordo annuo, sai benissimo che alla fine del salasso fiscale potrai spendere per te stesso e la tua famiglia circa 30.000 €.

Se invece, oltre a quello che produci con il tuo lavoro, ti impegnassi un’ora e mezza aggiuntiva ogni settimana e, utilizzando un capitale discretamente importante accumulato e risparmiato negli anni precedenti, riuscissi a ottenere dalla resa dei tuoi investimenti altri 60.000 €, di questi ultimi ti  rimarrebbero in tasca ben 52.500 € … fa una bella differenza, non credi?

Concludendo, abbiamo a che fare con un fisco che definire vampiro è ancora poco, nostra è però la responsabilità di difenderci e organizzare le nostre azioni al meglio per godere maggiormente dei frutti dei nostri sforzi.

Lo spazio d’azione, sempre legalmente parlando, esiste ed è lì pronto per te, basta saperlo sfruttare.

Alla prossima, stay tuned!

Roberto Pesce

10 commenti

  1. Pasquale

    7 anni fa  

    Roberto, il tuo articolo è chiaro ed esaustivo e perfettamente condivisibile il concetto che esprime. Solo una curiosità: perchè dici che l’IVA diminuisce in maniera importante i margini di guadagno di imprese e liberi professionisti? Trattandosi di una tassa “neutra” in realtà il costo grava solo sul consumatore che, come hai giustamente sottolineato, non può detrarla dagli acquisti mentre per le imprese costituisce un debito o credito da compensare verso l’erario che non impatta sul risultato economico, sbaglio? Saluti Pasquale


  2. Giampaolo

    7 anni fa  

    Condivido e sottoscrivo Roberto, ci vediamo in luglio al tuo corso di Investimenti in Borsa.
    ciao


  3. Roberto Pesce

    7 anni fa  

    Ciao Pasquale (e Giampaolo),

    il punto chiave dell’iva è che risulta neutra se vendi ad imprese visto che loro se la scaricano ma essendo invece un costo pieno per il privato, di fatto limita la possibilità di alzare il prezzo di un prodotto o servizio che vuoi vendere a quel tipo di clientela.

    Vedila così: qual’è il massimo che si pensa possa spendere un utente tipo per un TV full HD con caratteristiche XYZ (o per un corso di formazione, o per un viaggio etc.)?

    Se si pensa che l’utente possa spendere al massimo 1.000 € e siamo in un settore tipicamente con iva 20%, io come impresa devo posizionare il mio prodotto/servizio a 997 € iva inclusa (ossia a 830 € + iva) altrimenti vendendolo a 1.200 € (ossia 1.000 € + iva) vado fuori mercato … ti è chiaro il concetto?

    In sostanza, i nostri beneamati legislatori aggravano il costo per il privato e limitano il guadagno per l’azienda intascandosi il margine in questione.

    Poi quello che ci fa uscire di testa è vedere l’uso che fanno del nostro denaro e la spudoratezza che ormai hanno nell’indulgere nei loro comportamenti disgustosi e impresentabili ma questa è un’altra storia …

    Saluti, Roberto


  4. indidream

    7 anni fa  

    Ho un’idea e cambiare stato? Tanti si spostano in altri stati.
    Tasse, inventano di tutto,ho notato, che certi uffici, per proteggere
    il posto di lavoro, mandano circolari,verifiche ripetitive innutili.
    Le persone fanno questo, non lò stato.


    • antonio c.

      7 anni fa  

      e infatti io me ne sono andato…


  5. indidream

    7 anni fa  

    Siamo in 2, complimenti per il cambiamento


  6. Andrea

    7 anni fa  

    Interessante l’articolo ma il problema resta sempre far rendere il capitale min. un 10% partendo da cifre ridotte (es. meno di 10000 euro). Ho provato già diverse strade ma è tutt’altro che banale e sicuro.


  7. Alberto

    6 anni fa  

    Effettivamente quello che manca è la possibilità di combattere ad armi pari che ci rende quasi destinati a soccombere anche se le pretese siano del tutto infondate.
    Vi consiglio uno spunto interessante anche in questo articolo: http://www.comunicati-stampa.net/com/difendersi-dal-fisco.html


  8. Roberto consalvo

    6 anni fa  

    Se anche che milton friedman asserisce che in uno stato che ti salassa di tasse e’ impossibile gestire un’azienda senza evadere…la dice lunga.

    Scappare dall’Italia?

    A mio avviso occorre combattere affinché’ lo stato faccia il proprio dovere.

    Lo stato e’ l’amministratore delegato della nostra azienda (Italia) e deve fare il nostro tornaconto e non il proprio.

    Ci siamo confusi e siamo tornati alla dittatura piena.

    Se il mio ad non fa bene il proprio lavoro ma spedito a casa con due pedate nel sedere.

    Il quesito non e’ andare via dall’Italia o meno , ma fare il possibile affinche’ ci si riprenda i propri diritti.

    Stanno facendo di tutto affinche’ la colpa di questa situazione ricada sul popolo italiano e sulla sola evasione.
    I problemi sono molti altri e loro lo sanno, ma mettendoci gli uni contro gli altri possono distorcere la nostra attenzione dal trovare soluzioni.

    Iniziamo dai nostri comuni unendoci e cercando di chiedere allo stato di fare finalmente il proprio dovere,ovvero rendere servizi ai cittadini.

    Per quanto concerne l’intelligenza finanziaria quando senti chi si preoccupa dell’auto nuova, il telefonino, le vacanze e non ha 500 euro da parte….la dice lunga…

    N


  9. Francesco g

    3 anni fa  

    Volevo solo puntualizzare che l’America ha sì una tassazione al 29% ma -nonostante gli sforzi di Obama in tal senso, quasi vanificati dai repubblicani- non ha un Sistema Sanitario Nazionale gratuito, voce di spesa invece pesantissima sul bilancio dello Stato Italiano (che poi è abbastanza corrotto e ha una politica fiscale da rivolta armata, ma questo è un altro paio di maniche). 😉


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