Investire in ETF: 10 consigli per trovare quello giusto

Investire-ETFLa prima volta che ho deciso di investire in ETF ero piuttosto confusa.

Trovare il titolo giusto  tra i 1000 attualmente sul mercato è una ricerca che richiede tempo e pazienza.

L’offerta è così ampia che demoralizza e i nomi dei titoli suonano come il principio attivo di qualche farmaco.

Quando Roberto Pesce spiega perché le Banche non propongono mai gli ETF la domanda che sorge spontanea subito dopo è: “ho capito che i fondi comuni non mi convengono, ma come faccio a spostarli in ETF?”

L’ipotesi più semplice è quella di fare un cambio alla pari. Cioè: ho un fondo che non mi rende nulla perché gravato da troppe commissioni di gestione e cerco l’ETF corrispondente per evitare di pagare costi inutili.

Per aiutarti ho scritto questa mini guida in 10 punti liberamente tratta dai miei tentativi iniziali.

Da dove parti?

Se voglio sapere come arrivare a una meta devo prima capire dove mi trovo.

Perciò per prima cosa serve sapere quali sono i tuoi attuali investimenti: che fondi hai, in cosa investono, a che categoria appartengono?

Per saperlo ti basta recuperare un estratto titoli (se non lo vedi dall’home banking puoi chiederlo in banca) completo dei codici ISIN dei tuoi attuali fondi. 

Identifica il segmento di mercato.

Con il codice ISIN puoi verificare esattamente di che tipo di fondi stiamo parlando e a quale categoria appartengono. C’è proprio scritto!

La stessa categoria a cui appartiene il tuo fondo la ritrovi, nella maggior parte dei casi, anche negli ETF.

Ti allego a titolo d’esempio a un precedente articolo sugli ETF obbligazionari. 

Trova il tuo ETF.

La ricerca del giusto ETF all’interno della categoria che ti interessa dipende da un insieme di fattori.

Come vedrai ci sono moltissime società che emettono ETF e a volte capire quale sia da preferire è questione di priorità più o meno personali, ma ci sono degli aspetti essenziali che ha ben sintetizzato Massimiliano Trazzi in un recente post in Community e che ti riporto nel punto successivo.

Che caratteristiche deve avere un ETF.

Nessun parametro è di per sé sufficiente, occorre quindi osservare lo strumento nel suo complesso:

  • Costi di gestione: si preferisce naturalmente il costo più basso.
  • Deviazione standard: è una misura statistica di variabilità dei risultati. In linea di massima resta preferibile la deviazione standard inferiore.
  • Rendimenti passati: non predicono il futuro ma vanno considerati.
  • Beta: sintetizza il grado di rischio del prodotto. Maggiore Beta = maggior rischio.

Quando le dimensioni sono importanti.

A quanto già indicato da Massimiliano nella mia ricerca io tengo conto anche delle dimensioni di un ETF.

Preferisco sempre un ETF con le spalle larghe che abbia almeno 100 milioni di Euro in gestione a uno che appena partito. Soprattutto se la mia ottica è di costruire un portafoglio relativamente stabile nel tempo. Sebbene maggiori dimensioni non siano sinonimo di maggiore qualità, garantiscono al fondo una discreta durata.

Fai buon uso delle stelle.

Uno strumento indispensabile alla ricerca è il sito di Morningstar che consente l’applicazione di filtro per accelerare. 

Uno dei più veloci e utili è quello di verificare le stelle che Morningstar attribuisce a ogni prodotto. Più stelle (fino a 5) = più qualità, intesa come corrispondenza alle caratteristiche che noi ricerchiamo.

Se vuoi saperne di più su simboli e stelle ti rimando a questo articolo: Morningstar orientarsi tra gli investimenti con le stelle.

Fisico o sintetico?

Una volta individuati uno o più ETF che corrispondono alle caratteristiche che sto cercando scorro la scheda e controllo se si tratta di un ETF fisico o sintetico.

  • Fisico: replica un indice investendo realmente nelle stesse posizioni dell’indice stesso, quindi acquistando i titoli che lo compongono.
  • Sintetico: è costruito artificialmente attraverso un contratto derivato rilasciato da una controparte come una banca mondiale, un dealer di titoli o un altro grande ente finanziario.

Io preferisco sempre un ETF fisico, ma ci sono segmenti di mercato in cui l’indice è replicabile solo attraverso strumenti sintetici.

Un video di Roberto ti spiega ancor meglio la differenza: 

Ad accumulazione o a distribuzione

Negli ETF ad accumulazione il rendimento maturato dal fondo viene costantemente reinvestito. Al contrario in quelli a distribuzione ti viene pagata una sorta di cedola.

A te la scelta in base ai tuoi obiettivi. Se punti ad una crescita del patrimonio meglio scegliere di accumulare.

Nel rispetto dei regolamenti

Gli ETF autorizzati alla distribuzione in Europa nella loro denominazione usano l’acronimo UCITS.

UCITS è una serie di regolamentazioni UE che stabilisce standard su rischio di controparte, diversificazione, divulgazione delle informazioni e altre forme di tutela del consumatore.

Questo ci porta all’ultimo punto che può essere utile ogni volta che ti troverai a scegliere un ETF.

Cose da sapere sul nome di un ETF

Il criptico e farmaceutico nome dell’ETF in realtà è l’insieme di alcune informazioni che ci rivelano buona parte delle caratteristiche più importanti del prodotto:

  • chi lo emette
  • l’indice di riferimento
  • la regolamentazione 
  • dettagli sulla tipologia o sulla distribuzione dei proventi
nome etf
(fonte JustETF)

Forse da oggi gli ETF suoneranno più familiari anche a te.

Giorgia Ferrari

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6 commenti

  1. Emilio Levati

    11 mesi fa  

    Ciao Giorgia, sempre interessanti i tuoi articoli.
    Ti segnalo -ma probabilmente lo conosci- un bel sito indipendente:
    just ETF nel quale si trovano, credo, tutti gli ETF sul mercato con notizie, statistiche, consigli, confronti su questi strumenti finanziari.
    Buon lavoro a tutti Voi!


    • Giorgia Ferrari

      11 mesi fa  

      Ciao Emilio,
      grazie just ETF lo conosco e apprezzo molto il lato accademico.
      Lo schemino del nome è loro.
      Dal punto di vista della selezione preferisco invece Morningstar.
      Buon lavoro anche a te e buona giornata.

      Giorgia


  2. Roberto Delbue

    11 mesi fa  

    Ciao Giorgia buongiorno o buona serata
    Ottimo articolo… però mi sfuggono tre cosettine se me le può chiarire…
    1) hai citato nel link un un’esempio di obbligazionario… ma se apro il link…
    Mi si apre una pagina di azionari spagnoli
    2) spiegare meglio la deviazione std ?
    3) i dettagli sulla classe di azioni (la parte gialla dello schemino)
    Grazie mille
    Roberto


    • Giorgia Ferrari

      11 mesi fa  

      Ciao Roberto,
      grazie della segnalazione. Ho sistemato il link rimandando a un precedente articolo sugli obbligazionari perché il collegamento alla pagina di Morningstar dà qualche problema.
      Per uqnato riguarda la deviazione std possiamo semplificare dicendo che è una misura statistica, di cui ti risparmio la formula, della dispersione dei risultati attorno a una media.
      Quindi in sostanza una deviazione standard alta dice che lo strumento, che mediamente ha avuto un valore di 10, è però passato per picchi da 5 a 15.
      Al contrario una bassa sarà oscillata solo da 9 a 11.
      La media è sempre uguale ma uno strumento è più volatile dell’altro.
      Deviazione standard alta significa volatilità ed incertezza quindi, a parità di rendimento atteso, è da considerarsi con meno favore.
      Questo invece può essere funzionale nei PAC dove oscillazioni possono aiutare, soprattutto in una prima fase di vita.
      Sulla classe di azioni non c’è invece una regola chiara. Ogni emittente usa quella parte del nome dell’ETF per definire caratteristiche diverse, come ad esempio la valuta di emissione o se l’ETF distribuisce cedole o è ad accumulo.
      Quindi sul nome è giusto sapere come è composto per farsi un’idea veloce in fase di selezione, ma è sempre necessario analizzare le caratteristiche specifiche.
      Ti auguro una buona giornata.

      Giorgia


  3. Lorenzo Leandri

    8 mesi fa  

    Ciao Giorgia,
    Intanto bell’approfondimento, ma colgo l’occasione per farti una domanda di strategia. Premetto che ho frequentato il corso di I.A. solo 2 mesi fa e sono un novellino, quindi probabilmente ciò che ti sto per chiedere risulterà parecchio banale! Mi sono costruito una buona convinzione sull’investimento in ETF, pensando di effettuare un PIC a cui segue un PAC di mantenimento con orizzonte temporale di almeno 6 anni e più. Ora lo strumento da me individuato e che mi rispecchia maggiormente è un ETF che ha come benchmark il famoso S&P 500.
    La strategia sopra descritta risulta oggi però abbastanza rischiosa dato che il suddetto indice sta puntando costantemente in alto, senza storni ormai da molto tempo – ultimo anno + 34% e da inizio anno circa + 3% – dunque non mi sento di entrare in questa fase.
    Può avere un senso cominciare con la strategia PAC e attendere uno storno (o trend ribassista importante) per drogare fortemente gli acquisti – intendo dire 10 o 20 volte maggiori rispetto alle cifre stabilite per il PAC? Ciò praticamente equivale a dire fare un PIC in corsa.
    Grazie a presto
    Complimenti ancora per l’articolo
    Lorenzo Leandri


    • Giorgia Ferrari

      8 mesi fa  

      Ciao Lorenzo.
      Entrare con un PIC sullo S&P 500 ora in effetti non è consigliabile.
      I risultati toccati nel 2019 dall’azionario americano sono stati fuori da ogni aspettativa.
      Se segui la Community di Educazione Finanziaria Efficace troverai interessante l’ultimo post di Massimiliano Trazzi che parla proprio di questo e delle aspettative sul 2020.
      La strategia che suggerisci tu di iniziare con un PAC e “drogare” il piano su eventuali storni è corretta ed è in linea con le strategie che hai come hai imparato a IF.
      Grazie a te per i complimenti e buona giornata!

      Giorgia


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