Il prezzo è quel che paghi, il valore è ciò che ottieni

prezzo valore“Il prezzo è quel che paghi, il valore è ciò che ottieni”. Una frase ricca di significati date le circostanze.

“Price is what you pay, value is what you get” è uno dei celebri motti di Warren Buffett senza dubbio il più grande investitore vivente, ed è la base proprio dell’investing cioè della modalità di investimento che si basa sull’analisi fondamentale.

Proprio in questi giorni all’interno della Community di Educazione Finanziaria Efficace si è parlato di come fare una buona analisi fondamentale.

In una diretta dedicata a due titoli petroliferi (“LA GRANDE SFIDA: SHELL o OCCIDENTAL PETROLEUM?”) Massimiliano Trazzi ci ha mostrato la metodologia.

Dal generale al particolare.

La coppia di titoli in questione era stata scelta dai membri della Community sulla base di un sondaggio che prevedeva altri settori tra cui tecnologici, farmaceutici, cyber sicurezza…

Di certo l’attenzione sul petrolio e gli inimmaginabili scenari che sta attraversando hanno giocato un ruolo sulla scelta, ma il metodo è a prescindere.

  1. Si analizza la situazione economica.
  2. Si scende a decifrare il settore di riferimento.
  3. E giù ancor più in dettaglio a guardare i bilanci e a valutare il management.

Solo alla fine si può capire se il prezzo che il listino segnala è, o non è, un buon prezzo. Perché a quel punto avrò chiaro il valore dell’azienda sottostante.

Certo l’analisi fondamentale richiede sia competenza che esperienza. Non garantisce, come nulla del resto, che le cose vadano come noi ci aspettiamo, ma di certo consente scelte più consapevoli.

Ascoltavo Roberto e Massimiliano parlare e mi veniva inevitabile pensare a NOI.

A un passo dalla parziale riapertura forse è tempo di alcuni bilanci. Di valutare prezzi e valori.

Qual è il prezzo pagato e quello che pagheremo e quale valore abbiamo ottenuto e otterremo?

Le tante vittime, il sacrificio del personale sanitario, le aziende in difficoltà, l’economia da sostenere, l’impatto sociale ed emotivo ancora tutto da verificare, l’isolamento di bambini e ragazzi, in certi casi l’impossibilità di istruirsi, la rinuncia delle nostre libertà individuali sono il costo evidente.

Da contraltare c’è stato il valore di una enorme solidarietà, la progressione inimmaginabile della digitalizzazione, il crollo del nostro delirio di onnipotenza sulla natura che porterà forse a una maggior coscienza ambientale e la dignità e compostezza di un popolo.

Quest’ultima mi ha sorpresa…fino all’annuncio della fase 2.

Da quell’attimo l’indomabile sindrome da Commissario Tecnico della Nazionale si è nuovamente impossessata di noi e il vociare, pur legittimo in tante circostanze, ha un po’ offuscato la brillantezza di quell’inaspettato e puro patriottismo. O era solo stordimento e paura? No, dai!

Eppure qualcosa è cambiato ben oltre le circostanze evidenti o le piccole o grandi conquiste quotidiane.

Chi ha scoperto che ama lavorare da casa, chi sente nostalgia dei colleghi, chi ha iniziato a far sport in salotto, chi si è riposato, chi si è goduto i figli, chi ha condiviso amore e quarantena, chi ha realizzato che starebbe molto meglio solo, chi pensava di essere più forte, chi pensava di essere più fragile, chi si è laureato online, chi ha imparato a silenziare microfoni e telecamere, chi ha impastato come se non ci fosse un domani e chi al pensiero di ripartire avverte un’inaspettata nostalgia di un tempo più umano seppur drammatico.

Tra i nuovi gesti di questa quarantena io mi porterò nella fase 2 l’ascolto dei Podcast. Mi credevo incapace di attenzione uditiva invece mi sono appassionata ai programmi più svariati. Ho ascoltati vecchi memorabili discorsi, le vite di personaggi, recensioni di prodotti, servizi, libri, serie televisive.

Ho trovato stimoli e nutrimento laddove mi mancava tutto il resto: incontri, viaggi, arte, teatro. Camminavo nei perimetri consentiti, con le cuffie nelle orecchie e la sensazione di andare lontano.

Oltre a nuovi gesti e nuove geografie mentali c’è stato tanto di più: abbiamo allenato i sensi.

Un sentire collettivo, sinergico e per questo amplificato che ci è entrato sotto pelle. Credo ci apparterrà per sempre, in qualunque fase saremo, anche quando appariremo così polemici da far pensare il contrario.  

“Si vede che non hai fatto la guerra” mi rimproverava con infinito amore mia nonna quando non finivo la minestra nel piatto.

Mi immagino rugosa rimproverare con altrettanto cuore i miei nipoti se non si laveranno bene le mani come ci ha mostrato in un tempo strano Barbara D’Urso, mentre su Netflix uscirà la quinta stagione di “2020: l’epidemia che salvò il pianeta”.

Chissà se sarà questo il valore che scopriremo alla fine dell’analisi.

Giorgia Ferrari

4 commenti

  1. Andrea G.

    3 settimane fa  

    Ciao Gio fermo restando il disagio creato e le povere persone a cui non è andata bene quanto me, guardando il mio piccolo, ho pagato molto poco per avere un valore inestimabile. SESSANTA giorni con mia figlia nell’età più bella! Ogni giorno scandito da abbracci, baci, risate, piedi nudi sul prato, giri del quartiere a salutare tutti i cani, (pianti e capricci in secondo piano) e ogni sera la solita frase: “Buonanotte tesoro, ci vediamo domani per un’altra splendida giornata assieme!”.
    Ieri sera mi sono commosso nel salutarla poiché sapevo che sarebbe tutto tornato come prima e non l’avrei più vista così tanto.

    Mi ricorderò con amaro piacere questo periodo consapevole che, fuori dal mio giardino, la situazione era prossima alla disperazione.

    Un virtuale abbraccio
    Buon tutto


    • Giorgia Ferrari

      3 settimane fa  

      Belli Voi!
      Ricambio l’abbraccio,

      Gio


  2. Francesco Sala

    3 settimane fa  

    È la maggioranza che definisce quali sono i comportamenti virtuosi e quali i compartamenti poco virtuosi. Facciamo in modo che le variazioni di abitudini che abbiamo impostato nella nostra vita durante questo periodo, dovute probabilmente ad una maggiore empatia e al rispetto reciproco (nascono dal fatto che sono comportamenti ancestrali funzionali alla sopravvivenza) si radichino nella nostra società; che ha un bisogno atavico di condivisione, obiettività e di rispetto in qualunque forma (dalla natura, alle persone, sino al lavoro).


    • Giorgia Ferrari

      3 settimane fa  

      È la somma dei singoli che fa la maggioranza, concordo il rispetto in qualunque forma sia con noi.
      🙂
      Grazie
      Giorgia


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