Azionario, sta finendo il Bull Market? Cosa fare

AzionarioÈ arrivato il momento di uno storno del mercato azionario?

In queste settimane, per svariati motivi, mi sto interrogando sempre più assiduamente su questo punto. Alleggerire le posizioni o no?

Partiamo da due mantra che dovremmo tenere a mente tutti quanti:

  1. “Molti più soldi sono stati persi cercando di anticipare le correzioni del mercato di quanti ne siano stati persi nelle correzioni stesse”Peter Lynch
  2. “Ti spiego io tutto quello che c’è da sapere sulla borsa: nessuno sa niente!” – un amico a John Bogle (fondatore dei fondi Vanguard)

Quindi? Se siamo ben posizionati con un portafoglio equilibrato per il lungo periodo perché dovremmo preoccuparci? Non sarebbe più corretto mantenere il pilota automatico inserito e tirar dritto?

Forse i mercati azionari saliranno per altri due anni, prima di scendere, quindi un’uscita anticipata ci farebbe perdere dei profitti.

D’altronde sono già molti mesi che giungono da più parti avvertimenti in riferimento a una possibile sopravvalutazione delle Borse, eppure il mercato continua a crescere.

Donald Trump alla Casa Bianca appariva come un cigno nero, un’eventualità remota, che avrebbe scosso i mercati già ubriacati da una lunga euforia collettiva.

E invece, The Donald è salito in cattedra e il mercato ha messo a segno una performance inimmaginabile a priori!

Prima di Trump abbiamo assistito ad altri eventi potenzialmente rilevanti, come ad esempio la Brexit, che tuttavia non hanno intaccato, se non in minima parte e per poco tempo, la grande marcia trionfale dell’azionario.

Qualche mese fa ho scritto ad un mio amico, esperto di mercati e di analisi tecnica “Per me tra un po’ scende”. La sua risposta è stata: “Non credo. Non ci sono alternative”.

Non ci sono alternative! Verissimo, è proprio questo il punto!

Azionario: le ragioni della crescita

Il denaro affluisce copioso sulle Borse non (o non solo) per il suo appeal strutturale, ma perché gli investitori non sanno dove altro mettere i soldi!

Da quasi un decennio, e cioè dalla grande crisi del 2008, stiamo assistendo ad una espansione monetaria senza precedenti. E’ il cosiddetto Quantitative Easing (QE), o in italiano Alleggerimento Quantitativo.

Il Quantitative Easing è classificato dagli economisti come una politica monetaria ultra-espansiva, che prevede:

  • l’emissione di nuova moneta da parte della banca centrale di riferimento;
  • l’immissione della nuova moneta sul mercato tramite l’acquisto di titoli di Stato.

Di conseguenza i prezzi delle obbligazioni aumentano e si riduce il loro rendimento.

Poiché il rendimento dei titoli pubblici è agganciato a quello dei tassi d’interesse bancari questo produce un abbattimento degli interessi bancari che in ultima istanza permette la riduzione nel medio periodo dei mutui, dei debiti delle famiglie e delle imprese verso le banche.

L’obiettivo è quello di far ripartire l’economia, grazie ad un più agevole ed economico ricorso al debito.

Tuttavia, come abbiamo detto, le politiche monetarie attuate in seguito alla grande crisi del 2008 hanno determinato:

  • un sostanziale azzeramento dei rendimenti del reddito fisso;
  • una moltiplicazione della moneta in circolazione.

Questi due fattori, combinati, hanno prodotto come logica conseguenza un forte afflusso di liquidità sui mercati azionari, alimentandone naturalmente il rialzo dei corsi (quando c’è domanda i prezzi salgono).

Al contempo molte big dei listini, soprattutto in USA ma anche altrove, hanno avviato massicci piani di Buy Back, vale a dire hanno acquistato azioni proprie.

L’acquisto di azioni proprie da parte di una società toglie di mezzo appunto un certo quantitativo di azioni del titolo dal mercato. Quindi: scarsità = il prezzo sale.

Anche questo, dunque, ha alimentato e non poco la corsa dell’azionario.

Azionario: le statistiche dicono

Veniamo ora a un po’ di statistica.

Storicamente il mercato azionario muove a cicli. Le espansioni si alternano alle contrazioni, con un andamento che è nel complesso sostanzialmente rialzista. I massimi pre-crisi vengono di norma battuti dai nuovi massimi.

Le crisi vengono quindi riassorbite e superate, e questa è una buona notizia per l’investitore. Tuttavia, potrebbero essere necessari anche molti anni per recuperare le perdite.

L’investitore potrebbe non avere tempo a sufficienza e/o potrebbe non avere la forza psicologica per vedere una riduzione considerevole del proprio patrimonio.

La crisi del ’29 è stata superata “grazie” alla seconda guerra mondiale (‘39-‘45). Per tutti gli anni ’70, tra shock petroliferi e crisi in Medio Oriente, i mercati sono rimasti sostanzialmente stagnanti.

Dai crolli del 2000/2002 ci si è ripresi solo di recente, perché dopo il recupero del triennio 2004/2007 è arrivata la mazzata “subprime” del 2008.

Nella storia dei mercati finanziari, la durata media globale dei mercati al rialzo è di circa 55 mesi. Quello che è partito dal 2009/2010 ed è tuttora in corso ha già abbondantemente superato i 100!

La natura, anche quella finanziaria, deve fare il suo corso: anche la Borsa deve scendere prima o poi, e non sarà una piccola crepa in un grafico rialzista. Sarà una vera correzione di alcuni anni.

Azionario: il mercato si muove sulle aspettative non sui risultati

Un’altra considerazione importante si rende necessaria: i mercati finanziari si muovono sulle aspettative, non sui risultati passati.

Quando l’economia tira e la disoccupazione è bassa o bassissima, difficilmente le cose possono andare ancora meglio. Quando le cose non possono migliorare ulteriormente (carino il detto: “Non si può esportare sulla Luna”) i mercati finanziari avviano una fase di segno contrario. A quel punto la paura si diffonde tra gli investitori che temono di veder evaporare i loro guadagni ed escono dalle posizioni facendo per altro saltare anche gli stop loss degli Expert Advisor, che ormai rappresentano la maggior parte degli “attori” sui mercati.

Nel frattempo, proprio perché l’economia (soprattutto quella americana) tira, le Banche centrali stanno iniziando un lento ma progressivo rialzo dei tassi di interessi e di restrizione monetaria (l’inverso del QE).

Questo provoca l’effetto di rendere i titoli di Stato e le obbligazioni maggiormente appetibili.

Ora, se mettiamo tutto insieme, capiamo che si sta creando un cocktail esplosivo a favore di un calo, anche considerevole, delle quotazioni del mercato azionario globale.

Penso che sia corretto, dal canto mio, alleggerire le posizioni azionarie, nonostante i due mantra citati all’inizio (Lynch e Bogle) perché le Borse hanno più probabilità di scendere che non di salire ulteriormente e inoltre perché vedermi una perdita del 20% sul patrimonio mi farebbe molto più male di quanto potrebbe essere il rimpianto di aver perso l’occasione di guadagnare un altro 8%.

Tutto ciò detto, in epoca della rivoluzione industriale 4.0.

Il mondo sta cambiando, l’economia sta cambiando. I business del futuro saranno incentrati sulla robotica, la cyber sicurezza, il biotech, l’intelligenza artificiale.

Esistono alcuni ETF molto interessanti che replicano questi nuovi comparti.

Credo che iniziare ad accumulare quote di questi fondi, tramite piani di accumulo, si rivelerà senz’altro vincente sul medio lungo termine.

Un’ultima precisazione: ogni ragionamento fatto in questa sede si riferisce ad un contesto globale.

Le aziende migliori, ben gestite e con prodotti e servizi di qualità continueranno a prosperare. Se subiranno dei cali in Borsa (come comunque è probabile che avvenga) li riassorbiranno più rapidamente e continueranno a correre.

Buona riflessione!

Massimiliano Trazzi

6 commenti

  1. Cristina

    3 mesi fa  

    Articolo molto interessante che fa un quadro generale del perché gradualmente si sono verificati determinati aumenti e perché non se ne sono verificati altri.
    Sono pienamente d’accordo anche sulla view futura !!!


  2. Cristian Giacomoni

    3 mesi fa  

    Ciao Massimiliano
    Già da qualche anno sento parlare della continua crescita dei mercati dal 2008 sino ai giorni nostri e del “prima o poi deve scendere.
    Certo che sarebbe saggio cominciare davvero a cosa cambiare sul proprio asset.
    Secondo te se una persona avessa un portafoglio bilanciato comunque con una previsione a lungo termine, dovrebbe valutare cambiamenti?
    Grazie


  3. Massimiliano

    3 mesi fa  

    Buongiorno Cristian,
    un portafoglio ben equilibrato e costruito per il lungo termine non dovrebbe avere problemi (appunto nel medio-lungo termine). Accertati comunque che il tuo orizzonte sia davvero medio-lungo e che il portafoglio sia adeguato alla tua propensione al rischio. Non è affatto da escludere, infatti, che tu ne possa vedere temporaneamente ridotto il valore complessivo, anche di diversi punti percentuali.
    Può essere un buon momento per effettuare un check up del tuo portafoglio, con chi ti segue la posizione, per operare eventuali accorgimenti. Consiglio a tutti, comunque, di iniziare a mantenere una provvista di liquidità maggiore del solito.
    Ricordiamoci infatti che quando i prezzi scendono, chi è liquido ha la forza di comprare. Ciao!


  4. Massimiliano

    3 mesi fa  

    Grazie Cristina, mi fa piacere tu lo abbia trovato utile. a presto


  5. Andrea G.

    3 mesi fa  

    Ottimo articolo! Una miriade di informazioni con una manciata di parole!
    L’importante sarà non farsi prendere dal panico, non affezionarsi ai titoli nel portafogli e soprattutto STOP LOSS come non ci fosse un domani, dopodiché una buona strategia dovrebbe sapersi adattare anche nella fase short…oppure optare per ETF che vanno contro il mercato!

    Sempre che non impediscano lo short come nel 2008!!!!!


  6. Massimiliano

    3 mesi fa  

    Grazie Andrea, sei un super affezionato di questo blog! I tuoi commenti sono un must irrinunciabile! Cerchiamo di darvi contenuti utili settimana dopo settimana. Continua a seguirci.
    a presto.


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