Economia circolare: ci salverà da noi stessi?

Economia-circolareMoriremo tutti…presto. 

No, non è una filosofica constatazione, ma lo spirito di qualunque articolo tratti della deriva ecologica. Ultimamente tanti, sia per l’urgenza del tema che per la popolarità di una combattiva quindicenne.   

Oggi ti dò una buona notizia.   

C’è un modello economico che potrebbe salvarci la pelle, almeno dalla catastrofica morte per cambiamento climatico.

Lo dico dubbiosa indossando ancora i calzettoni pesanti a maggio, ma questo modello potrebbe diventare una speranza concreta. 

Sto parlando dell’economia circolare. 

Cos’è l’economia circolare? È davvero un nuovo modello?

Oggi l’economia è lineare: vendita, consumo, smaltimento.

Un modello che non è più sostenibile semplicemente perché non avremo più le risorse per garantire le stesse condizioni a chi già ne gode.

L’economia circolare alla  Ellen MacArthur Foundation la definiscono come «Un’economia pensata per potersi rigenerare da sola».

Io la vedo un po’ come un ritorno al passato a quando le economie agricole riutilizzavano o riciclavano qualsiasi cosa che potesse essere riconvertito. Basti pensare alle nonne che usavano vecchi vestiti per fare nuove cose utili per la casa, o al riuso di altri materiali: con l’olio d’oliva si faceva il sapone, con il vino l’aceto, con il legno il carbone per il riscaldamento e con gli scarti animali si fertilizzavano i campi.

L’economia circolare prevede che tutte le attività siano organizzate in modo che i rifiuti di qualcuno diventino risorse per qualcun altro.

E fino a qui la teoria suona come un discorso di Miss Universo sulla pace nel mondo.  

L’aspetto nuovo, davvero interessante e che mi fa ben sperare di togliere i calzettoni nei maggio a venire, è che i teorici dell’economia circolare non lo fanno perché hanno uno spirito superiore o chissà quale vena ecologica, ma partono da premesse economiche che hanno la conseguenza di un impatto positivo sull’ambiente.

Per la prima volta il riuso, il no allo spreco, sta diventando una strategia industriale. Un modo per distinguersi, per fare brand, sia perché si parla a un pubblico più sensibile a questi temi, sia  perché l’uso nella catena produttiva di processi circolari abbatte i costi. 

Finalmente un processo ecologico è percepito come profittevole. C’è speranza.

Emanuele Bompan uno dei principali esperti in materia, spiega che la spinta verso l’economia circolare è partita in tempo di crisi dalla preoccupazione delle aziende di avere una catena produttiva troppo costosa e piena di sprechi. 

Quindi si è partiti da un bisogno industriale che fortunatamente ha un impatto positivo a livello ecologico. 

È una prospettiva diversa e più pragmatica che mette però d’accordo tutti, dal CEO all’attivista vestito di canapa.

Nel settore dell’abbigliamento attualmente il 97% dei vestiti sono prodotti da materie prime vergini e solo il 12% è riciclato alla fine dell’utilizzo.

Oggi sempre più negozi incentivano la raccolta di abiti usati. Adesso capisco il perché.

L’economia circolare però non è solo un modo di riciclare rifiuti è molto più di questo. Va ad affrontare l’intero processo industriale ad esempio come allungare il fine vita di un prodotto rendendolo più duraturo, riparabile.

Sempre in tema abbigliamento penso a Patagonia.

La produzione non è più fine a se stessa ma si trasforma in servizio.

Ne è un esempio tutta la sharing economy di cui ti ho parlato tempo fa, e che continua a diffondersi e ad essere conosciuta e utilizzata: dal car sharing, a Airbnb, a Netflix, a Bla Bla Car…

Da qualche anno anche la Commissione Europea ha deciso di promuovere un piano d’azione per lo sviluppo dell’economia circolare e si è data  una tabella di marcia annuale.  

Il nuovo modello di sviluppo si basa su leggi e finanziamenti.

Le leggi regolano quattro macro settori:

  • la bioeconomia dei materiali, cioè l’uso di materiali eco sostenibili nei diversi processi industriali;
  • lo smaltimento degli scarti del settore edilizio. Il settore delle costruzioni rappresenta 1/3 di tutta la produzione europea;
  • la gestione dei rifiuti urbani. Siamo diventati più bravi a fare la differenziata, circa la metà viene riciclato, ma la nuova sfida ora è fare in modo che non si generino rifiuti da inviare in discarica. Attualmente sotterriamo il 40% e ricicliamo il 40%.  Entro il 2035 non dovrà essere sotterrato più del 10% dei rifiuti;
  • Altra priorità è il trattamento della plastica. Sono già stati vietati (decorrenza 2021) i cotton fioc e piatti e posate da picnic. Lo studio e la realizzazione di  plastiche alternative ha avuto un’accelerazione. 

Un altro grande e necessario filone dell’economia circolare è quello della salvaguardia dell’acqua potabile. Abbiamo parlato anche di questo come megatrend e possibile investimento per il futuro. 

Il piano europeo prevede un significativo incremento dell’utilizzo delle acque reflue. Non ha nessun senso che si utilizzi acqua potabile per lavare le strade, negli sciacquoni dei water e anche per irrigare i campi.

Per l’irrigazione ad esempio sono allo studio sistemi di sanificazione dell’acqua di scarto che renderebbero disponibili oltre 6 miliardi di metri cubi di acqua. 

Da sola questa misura ridurrebbe l’estrazione delle acque potabili del 5%.

Insomma l’Unione Europea sta facendo passi importanti e impostando progetti ambiziosi che richiedono grandi investimenti, molti dei quali stanziati attraverso i Fondi Horizon 2020,un programma ricerca di eccellenza da 80 miliardi di € di cui 1 miliardo specifico per progetti di economia circolare. 

La speranza è che tra le direttive imposte, i crescenti interessi delle aziende private e la sensibilità dei cittadini, si generi un circolo virtuoso che ci allontani da una fine ingloriosa.

L’economia circolare è un modo diverso di vedere le cose ma, in realtà, ci riporta al modello economico più antico che esista: la natura. Un sistema completo, efficiente e dove tutto è interconnesso. 

Giorgia Ferrari       

2 commenti

  1. Andrea G.

    2 settimane fa  

    Fantastico articolo! Più guardo al futuro e più lo vedo verde e rigoglioso.
    Vedo tutto interconnesso, tutto alla portata di un “tap”, tutto condiviso, giardini verticali, sempre più ricchezza per tutti, riciclo, niente plastica macchine che non inquinano, gente felice e in armonia!
    Lo posso vedere ma, in tutta onestà, guardandomi intorno quotidianamente, non so se farò in tempo a toccarlo!
    Spero che cinquant’anni possano bastare!

    Intanto io faccio del mio meglio per aiutare l’anziana mamma Terra e sposo in pieno ogni iniziativa ecologica!

    Una buona vita,
    a presto!


  2. Giorgia Ferrari

    7 giorni fa  

    Ciao Andrea,
    ammetto che guardandomi intorno, da nord a sud, l’Italia mi lasci qualche dubbio sui tuoi immaginifici e rosei scenari.
    La mia speranza è che l’Europa ci faccia un po’ da madre severa che sprona il figlio talentuoso che non si applica e che il ricambio generazionale colmi le distanze.

    (Sperare: voce del verbo “nonostante tutto”).

    A presto,
    Gio


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