Gioco d’azzardo: chi perde e chi quasi vince

Gioco d'azzardoHo comprato un gratta e vinci.

O meglio, sono entrata in un bar-tabaccheria-ricevitoria-cartoleria in una città di passaggio (è così che si vince, giusto?) e con l’ingenuità di chi è rimasta indietro di anni ho chiesto un gratta e vinci.

«Come lo vuole?»

Capiamoci; immaginavo che le cose si fossero evolute ma da lì a trovarmi una parete di possibilità, immagini dorate e quadrifogli di ogni dimensione, ce ne passa. 

Con stupore e un pizzico di vergogna ho chiesto «lei quale mi consiglia?»

In risposta, uno sguardo sospetto e poco amichevole di chi ne ha sentite troppe per simpatizzare mi ha fatto desistere dal chiedere di più. «Ok, prendo quello» dico indicando il più vicino e, senza aggiungere altro, esco con un tagliando dal titolo sofisticato: “NUOVO PORTAFORTUNA”.

La promessa racchiusa in quel titolo cozzava con l’avvertenza in calce “QUESTO GIOCO NUOCE ALLA SALUTE, PUÒ CAUSARE DIPENDENZA PATOLOGICA”.

Costo del gioco: 1€, “che vuoi che sia!”

Premio massimo: 10.000€, “se ne sentono tanti vincere”.

Istruzioni: facilissime! Se trovi tre importi uguali, vinci quell’importo. “Anche un bambino saprebbe.”

Aspetto di essere sola e inosservata (non chiedermi perché l’ho presa come chissà quale perversione) e inizio a grattare per scoprire cosa mi ha riservato la sorte.

Risultato: ho QUASI vinto!

Sì quasi, perché ho trovato due volte 500€, “mannaggia per un pelo”

La quasi vincita e l’effetto che fa 

Il mio primo ricordo di quasi vincita è legato al “riprova sarai più fortunato” dei chewing gum degli anni ’80. Si trattava di gomme da masticare vendute in confezioni singole; piccoli mattoncini rosa, durissimi, straordinariamente dolci, benché lo zucchero si esaurisse nei primi dieci secondi. All’interno una piccola cartina colorata con immagini esotiche (indiani, giraffe, elefanti…) proclamava la tua buona sorte, vincere un altro chewing gum, oppure ti invitava a ritentare.

Oggi la quasi vincita è una leva fortissima, utilizzata ampiamente da gratta e vinci, videolottery e poker on line. Tutti i giochi d’azzardo sono programmati ad arte per produrre un’elevata frequenza di quasi vincite e incoraggiare i giocatori a perseverare.

La quasi vincita è una cosiddetta distorsione cognitiva, cioè un mezzo che usa la nostra mente per distorcere la realtà.

Alcune distorsioni cognitive sono positive e si può dire che quotidianamente le mettiamo in atto per sopravvivere. In altri casi, come nel gioco d’azzardo,  sono altamente negative.

Sfiorare per un pelo la vincita equivale a perdere tanto quanto allontanarsi anni luce dal risultato ma, chi soffre di ludopatia o inizia a sviluppare una dipendenza dal gioco d’azzardo, percepisce la quasi vincita come l’approssimazione di un successo e questo innesca meccanismi di ricompensa che generano dopamina (l’ormone del piacere).

Maggiore è la gravità della dipendenza maggiore è l’attivazione di questi processi.

Si tratta di risposte ancestrali che fondano le loro origini quando, da uomini primitivi, cacciatori per necessità, dovevamo aggiustare il tiro, mirare meglio, per catturare le nostre prede.

Ora le prede siamo noi.

Andiamo oltre e vediamo perché sempre più persone cadono nella trappola.

I numeri sono perdenti 

Nel comprare il gratta e vinci avevo un obiettivo: volevo leggere le istruzioni! Faceva bene il tabaccaio-barista-ricevitore-cartolaio a guardarmi brutto. Chi mai legge le istruzioni di un gratta e vinci? 

Il retro del tagliando, al contrario del fronte, è tutt’altro che facile. 

Le scritte sono minuscole (se ricordi i chewing gum anni ’80 capisci cosa intendo per minuscole) e le indicazioni di vincita sono più vaghe di quanto sembrino al primo sguardo.

Mi spiego.

Sul tagliando sono riportate queste probabilità di successo:

  • Da 501€ a 10.000€ vince un biglietto ogni 2.880.000
  • Per premi fino a 500€ la probabilità di vincita è 1 biglietto ogni 8,99 esclusi i premi eguali al costo della giocata. 

Qualcuno esclamerebbe che vor dì?

Pensaci bene, dire che un biglietto su 8,99 vince fino a 500€ non significa nulla perché è omesso un dato fondamentale ovvero quanti siano i biglietti per ogni tipo di vincita. 

Cioè non ci viene detto quanti siano i biglietti eguali al costo della giocata quelli che fanno vincere 1€, così come non sappiamo nemmeno quanti siano quelli che fanno vincere 2€, 3€, 5€, 10€…

La nostra mente percepisce solo che una volta su 8,9 possiamo vincere 500€ ma la probabilità è molto, molto più bassa.  Esattamente 1 su 480.000

Come lo so? Basta consultare il regolamento completo sul sito di Lottomatica dove trovi i dettagli di ogni gioco. 

Un’ultima considerazione.

Statisticamente oltre il 90% delle vincite fino a 10€ non vengono incassate in contanti ma rigiocate per comprare altri tagliandi o, per essere esatti, inutili pezzi di carta. Perché è questo che rimane alla fine dei conti.

Verrebbe da pensare che il  banco vinca sempre, ma anche questa è una distorsione. 

La realtà è che gli italiani, Stato compreso, giocano tanto e perdono sempre.

Lo Stato paga addirittura il doppio di quello che incassa. 

Ce lo spiega in meno di tre minuti e con la consueta cristallina semplicità Milena Gabanelli in questo video: 

Esiste una correlazione diretta tra un basso livello di reddito e la propensione al gioco come se i giochi a premi fossero un’ultima spiaggia per ottenere tramite la fortuna un riscatto personale e sociale che non si è riusciti a raggiungere in altro modo. 

Chi ha conoscenti affetti da patologie legate al gioco d’azzardo sa bene quanto questa ricerca sia vana, totalizzante, distruttiva e che, non giocare affatto, sia l’unico modo per vincere.  

Giorgia Ferrari

 

Per i disturbi legati al gioco d’azzardo è attivo un numero verde nazionale a cui rivolgersi: 800 55 88 22. 

Maggiori informazioni sono reperibili sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità.

 

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8 commenti

  1. SARA CONDEMI

    7 mesi fa  

    Ciao Giorgia, mia madre (nata nel 1925) mi raccontava che suo padre le diceva: “In base al quantitativo di lotterie presenti in un paese si conosce il livello di povertà del paese stesso: più lotteria più povertà” (reale o percepita aggiungo io). Pensa te da quanto tempo è che si sa questo!
    La Gabanelli fa una sintesi eccellente e inquietante.
    Grazie del”articolo!


    • Giorgia Ferrari

      7 mesi fa  

      Ciao Sara,
      sono totalmente d’accordo con tuo nonno.
      Penso che non si tratti solo di una povertà economica ma anche morale e culturale.
      Non sai da quanto tempo ho questo articolo in bozza.
      Quando ho visto il servizio della Gabanelli, che è cintura nera nel sintetizzare problemi complessi, mi sono decisa a pubblicare.
      Grazie a te di averlo apprezzato.

      Giorgia


  2. Andrea G.

    7 mesi fa  

    Buondì Gio… anche io, credo 10 anni fa, tentai la sorte forse 2 volte con quelli che garantiscono una rendita mensile per 20 anni.
    Ma, fortunatamente, la mia “intelligenza finanziaria” latente ( 🙂 ) o la mia passione per i numeri mi ha fatto fare tutti i conti del caso per capire le probabilità. Da allora sto lontanissimo da ogni tipo di gratta e vinci.
    Mi dispiace fortemente per chi rimane impantanato in questa dipendenza!
    E mi fa ribrezzo che lo stato lucri su questi problemi non considerando che, se non esistessero, saremmo tutti vincenti in denaro, tempo e salute! 🙁

    Buona vita e a presto 😉


    • Giorgia Ferrari

      7 mesi fa  

      Ciao Andrea,
      la cosa sconvolgente e inaspettata, almeno per me, è che lo Stato non solo non lucri, ma ci rimetta anche.
      Ci vuole la Gabanelli per fare bilanci e conti? E, come tante altre volte, evidenziare problemi che nessuno si pone?
      Che amarezza.

      A noi mancano due articoli prima di commentarci dal vivo.
      A presto.
      Gio


  3. Stefano

    7 mesi fa  

    Brava Giorgia tutto vero infatti negli Autogrill (io ne so qualcosa) consideravamo i periodi di crisi(budget mensili) combaciandoli alle vendite dei gratta e vinci.


    • Giorgia Ferrari

      7 mesi fa  

      Ciao Stefano,
      davvero triste, anche se la cosa che mi incupisce di più è vedere le persone, soprattutto quelle non più giovanissime, attaccate per ore alle macchinette nei bar.
      Come sai ho una certa repulsione per tutto ciò che è il gioco d’azzardo. Lo trovo l’antitesi della bellezza, nel senso più ampio del termine, e i luoghi che in qualche modo lo contengono sono squallidi e squalificanti.
      A modo tuo hai fatto bene a lasciarti anche quel pezzo di mondo alle spalle.
      Ti auguro di cuore che l’unica cosa che farai combaciare nel futuro sia la realizzazione dei tuoi sogni con il profumo del mare.


  4. Silvia

    6 mesi fa  

    Buongiorno…quindi uno può far causa allo stato x la dipendenza???la cosa mi sembra strana…magari ho capito male


    • Giorgia Ferrari

      6 mesi fa  

      Ciao Silvia,
      non so se ho capito bene la tua domanda.
      Non è questione di far causa allo Stato ma di costi che la sanità pubblica sostiene per far frote al problema della dipendenza da gioco d’azzardo e che non compensano le entrate perché parte dei guadagni vanno ad aziende private.
      Spero di averti risposto.

      Giorgia


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