Piazza Affari da maglia rosa a maglia nera d’Europa in soli 3 mesi!

Piazza AffariCosa sta succedendo a Piazza Affari? Il listino azionario italiano, che fino a maggio 2018 poteva vantare un progresso del 13% circa da inizio anno, si ritrova a fine agosto sotto del 6%. In pratica, un 20% bruciato in pochi mesi, corrispondente a circa 80 miliardi di capitalizzazione.

Dal grafico seguentesi può chiaramente notare la sovra performance della borsa italiana nella prima frazione d’anno e la sotto performance nell’ultimo mese.

Piazza Affari
(fonte: IlSole24ore)

La principale causa di questa dinamica di Borsa è da ricercarsi nelle incertezze politiche che il nostro Paese sta vivendo in questi mesi.

In generale, come spiegato da Roberto Pesce durante il corso INTELLIGENZA FINANZIARIA, la Borsa italiana non è storicamente generosa di rendimenti ed è tra le peggiori del mondo, nel medio-lungo termine. Questo perché il listino riflette conti pubblici disordinati, scarsa attenzione del sistema agli azionisti di minoranza, bassa capitalizzazione, nonché forte incidenza del comparto finanziario, che nell’ultimo decennio ha ottenuto risultati disastrosi.

Piazza Affaricosa è accaduto in questa seconda parte di 2018?

Il nodo, come detto, è essenzialmente politico.

L’esito del voto dello scorso 4 marzo ha generato una situazione di stallo, con tre poli (CSX, CDX, M5S) nessuno dei quali in grado di governare da solo. È andato così a crearsi un curioso ibrido Lega-5Stelle (i due partiti di maggioranza relativa) ancora tutto da decifrare.

Riuscirà il governo giallo-verde a governare (e bene) fino al termine della legislatura?

L’agenzia Fitch avanza già parecchi dubbi e, venerdì scorso, pur confermando il rating BBB dell’Italia, ha rivisto al ribasso l’outlook, da “stabile” a “negativo”.

Piazza Affari

Nessuna retrocessione dunque per il momento al livello dei titoli “spazzatura”, ma un serio campanello d’allarme per il futuro.

Gli analisti di Fitch spiegano che “Il debito pubblico dell’Italia rimarrà molto elevato, lasciando il Paese più esposto a potenziali shock”. Ciò che preoccupa in particolare è la natura nuova e non collaudata del governo, le considerevoli differenze politiche fra i partner della coalizione e le contraddizioni fra gli elevati costi dell’attuazione degli impegni presi nel ‘Contratto’ e l’obiettivo di ridurre il debito pubblico.

Ecco il nodo (quasi) irrisolvibile: esigenze di bilancio e promesse elettorali vanno in direzione diametralmente opposta!

Da un lato troviamo la ricerca del consenso popolare da parte delle forze di governo e dall’altra dobbiamo fare i conti con la difficile situazione dei nostri conti pubblici, danneggiati da decenni di mala gestio.

La coalizione di Governo (essenzialmente la Lega di Salvini), ha promesso una riduzione delle imposte sui redditi, tramite l’introduzione di una flat (o dual) tax. Il debito pubblico italiano però è galoppante (siamo attorno ai 2.200 miliardi di euro) e il Paese chiude il bilancio sistematicamente in deficit, per cui, per il bene dei conti dello Stato occorrerebbe alzare le tasse, non ridurle!

Negli ultimi anni l’Italia ha registrato un deficit di bilancio, in sostanza una perdita di conto economico, oscillante tra i 20 e i 40 miliardi di euro all’anno.

Se è pur vero che l’obiettivo di uno Stato, rispetto a una società privata, non è il profitto, ma il benessere dei propri cittadini, è altresì vero che spendere sistematicamente più di quanto si introita conduce ad un innalzamento del debito pubblico (se vuoi continuare a costruire strade, ospedali, scuole e non hai denaro a sufficienza, devi contrarre prestiti).

La flat tax produrrebbe una riduzione del gettito fiscale, in quanto si andrebbero ad eliminare gli scaglioni Irpef più elevati, quelli cioè che garantiscono le maggiori entrate erariali. Non è ancora chiaro il reale impatto di questa riforma in quanto innanzitutto occorrerebbe capire se si farà una flat tax, una dual tax e con quali aliquote, e in second’ordine se e quali altre imposte verranno elevate per compensare questa manovra. Diciamo che comunque indicativamente parlando si potrebbe generare un minor gettito per l’erario di 90-110 miliardi.

Il conto economico statale produrrebbe quindi, se la manovra venisse approvata, ancora più perdite di quante ne genera normalmente. Pertanto, con il conto economico così in rosso, lo Stato dovrebbe privilegiare una di queste due opzioni:

  • taglio alla spesa pubblica (non si rifanno le già citate strade, gli ospedali, le scuole)
  • aumento del debito per finanziare la spesa pubblica, in quanto il conto economico produce ingenti perdite

Ritenendo poco probabile la strada dell’austerità, le agenzie di rating e i mercati iniziano a preoccuparsi della tenuta dei nostri conti pubblici.

Di conseguenza si alza il differenziale BTP-Bund (circa 300 punti per il decennale), poiché il nostro debito viene percepito come maggiormente rischioso.

Spread in salita significa maggior costo per interessi delle nuove emissioni di titoli di Stato, con a sua volta conseguente appesantimento dei costi dello Stato. Non solo: spread in rialzo significa danno anche per le banche italiane, di cui, come noto, il nostro listino azionario è zeppo!

Nella calda estate 2018 a destabilizzare ulteriormente l’andamento della borsa domestica sono intervenute anche:

  • crisi valutaria della Turchia, anche in questo caso con impatti sulla nostra economia, relativamente a banche e società che esportano sul Bosforo.
  • spettro di battaglie commerciali globali (benché al momento si tratti più di minacce che di iniziative concrete).

La Borsa detesta l’incertezza.

Quando gli operatori non vedono chiaro abbandonano le posizioni e i prezzi scendono.

Il quadro qui descritto va ad inserirsi in un contesto di rischio più ampio, di cui abbiamo già parlato nell’articolo riferito ad una possibile fine del bull market. Se i mercati globali fletteranno, anche l’Italia scenderà a ruota. Probabilmente anche più che proporzionalmente.

Nonostante il supporto piuttosto importante di quota 20.000 per il FTSE MIB, abbia fatto temporaneamente rimbalzare le quotazioni fino a quota 21.000, il mio suggerimento, per ora, è quello di stare alla larga dalla Borsa italiana

Mantengo una view positiva su alcuni titoli italiani di media capitalizzazione con orizzonte temporale medio-lungo e comunque con un’incidenza sul portafoglio complessivo tutto sommato contenuta (non superiore al 20%). Titoli preferiti rimangono in tal senso Brembo, Prysmian, Banca Ifis, Interpump, Recordati. Tutte azioni, Interpump esclusa che è sostanzialmente laterale, che hanno comunque sofferto l’attuale stallo politico italiano.

E sul fronte obbligazionario?

Da un punto di vista del rendimento, nelle ultime settimane il BTP decennale è stato emesso con un rendimento lordo del 3,25%, mentre i BTP a cinque anni offrono un 2,4% circa. Insomma, gli interessi iniziano a riprendere sembianze più decorose, dopo anni ai minimi termini.

È quindi un buon momento per spostarsi sulle obbligazioni, visti anche i rischi dell’azionario di cui abbiamo parlato?

Purtroppo, va specificato, i rendimenti italiani sono in salita non a seguito di una stretta monetaria ma perché sta aumentando il rischio percepito dagli investitori che, vendendo BTP, ne favoriscono la svalutazione, con conseguente aumento del rendimento.

Comprare Btp oggi significa quindi assumersi un certo rischio, soprattutto sui titoli a lunga scadenza. Questi bond infatti sono anche molto volatili ed i loro prezzi potrebbero subire bruschi cali, nel caso di nuove turbolenze sui mercati.

La certezza di un determinato rendimento (nominale, ma non reale), sempre dando per scontata la tenuta del sistema Italia, la si avrebbe soltanto mantenendo i titoli in portafoglio fino a scadenza. Se invece si desiderasse liquidare le posizioni in anticipo si andrebbe incontro al rischio di trovarsi tra le mani uno strumento svalutato.

Occorre pertanto operare in maniera molto prudente anche sul comparto obbligazionario nonostante, storicamente, sia quasi sempre stato considerato l’alternativa a basso rischio (e anche minor rendimento) rispetto al mercato azionario.

In questa particolarissima fase storica, l’inserimento di bond in portafoglio non produce un effetto riduzione del rischio, rispetto alla componente azionaria, che invece tradizionalmente gli si attribuisce.

Da un punto di vista tattico, potrebbe avere senso incrementare le riserve di:

  • liquidità (sempre utile per cogliere occasioni di investimento e per ridurre la volatilità del portafoglio)
  • oro (fisico o tramite ETF. Viste anche le attuali quotazioni può rivelarsi un ottimo affare a medio termine)
  • ETF su Fed Funds in dollari (si scommette sul dollaro in rafforzamento e si beneficia del rendimento dei Treasuries americani)

È bene ricordare, senza allarmismo ma senza incuranza, che la liquidità in euro su conti correnti, ma anche buoni postali, titoli di stato, time depo, ecc.. in caso di uscita dell’Italia dall’Euro verrebbe convertita istantaneamente in nuova moneta, con probabile svalutazione stimabile anche in un 30/40%.

Questo naturalmente vale per la valuta virtuale, non per le banconote fisiche, che manterrebbero il loro valore in Euro.

L’ipotesi disgregazione dell’eurozona, avrebbe conseguenze ancora peggiori, sebbene non probabile.

In ogni caso suggerisco di mantenere il patrimonio suddiviso in valute differenti, per evitare il rischio che qualche cigno nero possa distruggere quanto faticosamente accumulato. La diversificazione e una buona asset allocation, come sempre, sono i migliori alleati nella costruzione e sana gestione del nostro patrimonio.

Massimiliano Trazzi

9 commenti

  1. Andrea G.

    2 settimane fa  

    Buongiorno Massimiliano! I tuoi articoli trasudano sempre una marea di informazioni, complimenti!
    In questi giorni stavo valutando anche io l’acquisto di oro, non avevo (stupidamente) pensato ad un etf pertanto mi metterò subito a cercare, grazie!
    Purtroppo sono nel mercato italiano, sia come azioni che non e, neanche serve dirlo, sono in perdita!
    Tra tutto ho il 54% del capitale investito in Italia!
    Detto fuori dai denti, mi tremano un po’ le mutande 😀

    A fronte di quanto letto mi sorge un dubbio però! Come posso mantenere il patrimonio suddiviso in valute differenti? ETF? caveau in casa con banconote di tutti i tipi? Apro un conto in ogni stato? 😀
    Grazie mille e buona vita!


  2. Massimiliano

    2 settimane fa  

    Ciao Andrea e grazie per l’interesse con il quale segui il blog.
    Rispondo a un tema per volta:
    ORO: utilizzerei un Etf, ma attenzione che sia un “fisico”, in modo che possa replicare perfettamente l’andamento del sottostante. Puoi utilizzare ETF Physiscal gold (JE00B1VS3770). Meno indicato è posizionarsi long sul forex (per via delle commissioni, swap, crescenti nel tempo).
    VALUTE: per diversificare per valuta è sufficiente possedere strumenti denominati in diverse valute, non occorre comprarsi banconote o aprire i conti in stati diversi. Vale per i titoli di stato, per gli etf, per i fondi, per le azioni… Ad esempio se acquisti azioni di una società estera ti esponi all’effetto cambio, con i suoi rischi e le sue opportunità. In caso di sofferenza dell’euro avere asset in divisa straniera rappresenta una protezione.
    Da ultimo, 54% del portafoglio in Italia pare un po’ troppo, ma occorrerebbe dare un’occhiata più approfondita per esprimere un parere, anche perchè c’è Italia ed Italia (es. finanziari e star sono due cose ben diverse, pur se sempre domestiche). Se ritieni che possa esserti utile un’analisi di portafoglio manda due righe a Giorgia che vediamo il da farsi.
    Grazie ancora e a presto.


  3. Andrea G.

    2 settimane fa  

    Gentilissimo!!!
    Si avevo addocchiato anche io quell’ETF e, dato che l’oro lo seguo ormai da anni, ho notato che il momento più interessante per comprarlo è verso fine anno pertanto cercherò qualche bel segnale di ingresso da qui a fine anno!
    Ok una discreta percentuale di titoli azionari USA li ho e avevo in mente di incrementarla a fine mese, grazie!

    Ovviamente romperò le scatole a Giorgia 😀


  4. Cristian

    2 settimane fa  

    Ciao Massimiliano
    Quindi considerando un piano di accumulo a lungo termine 8/10 anni trovi sensato scegliere l’ETF consigliato ad Andrea oppure ha ancora senso valutare il semplice ETF S&P?


  5. Massimiliano

    1 settimana fa  

    Ciao Cristian, con un orizzonte ampio come ipotizzi vedo ancora bene il pac sull’S&P, o anche su un azionario globale. Sul gold meglio ingressi spot in corrispondenza di alcune aree di prezzo, senza tuttavia superare il 7/8% del capitale complessivo. Ciao!


  6. Giorgio Pongiluppi

    1 settimana fa  

    Buongiorno Massimiliano,
    faccio qualche riflessione sull’acquisto di ETF e/o titoli atti a difenderci da un’eventuale uscita dall’euro dell’Italia, se si compra ETF sul mercato USA o All Country World tramite la borsa italiana, siamo tutelati dall’eventuale svalutazione del 30/40% , considerando che se l’ETF è quotato in USD sul mercato USA pur comprando in euro poi verrà eseguita la nuova valutazione nella vecchia “lira” svalutata del 40%, esempio compro per 1000 euro, il giorno dopo l’Italia svaluta subito dopo vendo e mi ritrovo 1400 lire, praticamente lo stesso valore di tre giorni prima, e se si non è che lo stato mi considererà le 400 lire come plusvalenza tassata al 26%


  7. Rachele Mazzoni

    1 settimana fa  

    Ciao Massimiliano,
    ho apprezzato molto la tua analisi.
    Ma ho una domanda da porti:
    la guerra commerciale generata dai dazi, ha già prodotto effetti concreti oppure ci dobbiamo aspettare nel medio termine una forte turbolenza sui mercati?


  8. Massimiliano

    1 settimana fa  

    Buona sera Giorgio, va premesso che prevedere esattamente cosa accadrebbe in caso di dissoluzione dell’euro zona, o di uscita dell’Italia dall’euro, appare un esercizio davvero complicato. Saremmo su terreni inesplorati. Proprio per questo possedere valuta forte garantisce, quanto meno, il tempo per decidere il da farsi ( non sei costretto a vendere il giorno dopo). Si potrebbe per altro agganciare il dossier a un conto corrente in valuta straniera per non perdere la conversione anche in caso di vendita. Ad ogni modo, essendo poi i cambi liberi potremmo decidere noi quando ricomprarci la valuta domestica. Naturalmente varie controindicazioni dall’essere residente in Italia, qualora si giungesse a tanto, ci sarebbero comunque.
    Quanto alla tassazione sui capital gain, allargo le braccia… nostalgico di quel 12,5% di un po’ di anni fa!
    A presto e grazie


  9. Massimiliano

    1 settimana fa  

    Ciao Rachele, personalmente credo che la guerra commerciale, salvo qualche sparuta iniziativa, rimanga più che altro una minaccia. Un po’ come è stata la guerra fredda tra Usa e Urss. Certo più verosimile del muro con il Messico ma comunque sempre più fumo che arrosto in stile presidenza Usa. Mi preoccupa di più la montagna di debito, l’enorme massa monetaria in circolazione e l’iper valutazione di alcune borse.
    A presto!


Commento

La tua email non sarà pubblicata.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Informativa sulla Cookie Privacy di questo Sito

Questo sito o gli strumenti terzi che utilizza si avvalgono, oltre che di cookie tecnici necessari al corretto funzionamento, di cookie di tracciamento utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Per i dettagli consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo la pagina, cliccando sulla pagina o proseguendo la navigazione in altra maniera, dichiari di acconsentire all’uso dei cookie nei termini espressi.

Questo campo è obbligatorio
Immettere un indirizzo e-mail valido
Spuntare questa casella per proseguire
Selezionare un valore dall'elenco
Iscriviti alla Newsletter!!

Rimani aggiornato su tutte le novità Smartmoney e sui nuovi articoli di questo blog

NO SPAM! I tuoi dati sono al sicuro.

Questo campo è obbligatorio
Immettere un indirizzo e-mail valido
Spuntare questa casella per proseguire
Selezionare un valore dall'elenco