Come si fa a creare ricchezza? Cosa fa la differenza?

creare-ricchezzaCome si fa a creare ricchezza quando la realtà quotidiana è fatta di lavoro incerto, stipendio fisso, mutuo da pagare, bollette che scadono e figli da mantenere?

Sentendo parlare chi la ricchezza l’ha già creata, tutto sembra semplice: hai una passione, crei un prodotto che dia valore al tuo pubblico, crei un sistema che ti generi reddito il più possibile passivo (cioè slegato dal concetto di denaro per tempo) e investi costantemente quello che guadagni. Dopodiché lasci che la magia dell’interesse composto faccia il resto.

Che ci vuole? Facile no?

Ti sento già pensare machestadicendoquesta?

Andare a dire a qualcuno che lotta per la sopravvivenza quotidiana “cambia, seguimi, fai come me e vedrai che anche tu potrai creare la tua ricchezza”, rischia di scatenare come minimo qualche insulto. E a ragione!

Non tutti vogliono, ed è rispettabilissimo, ma se anche volessero, non tutti possono o riescono a farlo.

Perché? Cosa fa differenza tra chi ci riesce e chi no?

Non ho la pretesa, né la presunzione, di darti una risposta in questo articolo ma condivido i pensieri che ho maturato…guardando un reality!

Scambiare ricchezza e povertà che effetto fa? 

RICH HOUSE, POOR HOUSE è il titolo del reality inglese che ho visto. Se sei curioso in Italia lo trovi come “Scambio Casa” (titolo fuorviante e che porta a immaginare trasmissioni sull’arredo, motivo per cui mi ci sono imbattuta)

Il format è questo: due famiglie, una appartenente al 10% più povero della popolazione inglese e l’altra al 10% più ricco, si scambiano casa, vita, abitudini e soprattutto budget per una settimana.

Come reagiranno a questa esperienza e soprattutto cosa si porteranno dietro quando all’ottavo giorno torneranno alle rispettive vite?

Due premesse:

  • Si tratta di solito di famiglie numerose, con almeno due tre figli
  • I ricchi, almeno nelle due stagioni che ho visto finora, sono tutte persone diventate ricche e non benestanti di nascita

Il primo giorno in cui avviene lo scambio delle rispettive case e vite, dopo l’iniziale shock di trovare abitazioni di dimensioni molto diverse da quelle abituali, ogni famiglia scopre su quanti soldi può contare per la settimana. In una scatola in cucina sono racchiusi i contanti che la famiglia avrà a disposizione per mangiare, scaldarsi, far benzina, uscire e affrontare gli imprevisti.

I poveri, che capitano nella casa dei ricchi, hanno un budget settimanale che va dalle 1700 alle 2000 sterline.

I ricchi, che vanno nella casa dei poveri, di solito trovano nel barattolo della cucina non più di 140/170 sterline.

Quindi, inizia la settimana e le nostre due famiglie vivono ognuna la vita dell’altra. Come reagiscono alla ricchezza o alla povertà?

Ecco quello che ho osservato:

I poveri hanno più difficoltà ad adattarsi a fare i ricchi che viceversa

Benché sollevati dal pensiero di come far quadrare i conti per un’intera settimana, le famiglie povere hanno una grande difficoltà ad accettare l’abbondanza. Sentono di non meritare quello di cui stanno godendo. Impiegano qualche giorno prima di riuscire a lasciarsi andare e anche nel gustare una buona cena al ristorante sono preda dei sensi di colpa.

Nel fare shopping raramente riescono a concedersi il lusso di acquistare quello che normalmente non si possono permettere, ma apprezzano enormemente le opportunità che la vita da ricchi concede ai loro figli. In particolare la possibilità di sviluppare i loro talenti.

Grazie alle ottime lezioni dopo la scuola, a sport di ogni genere e altre attività coinvolgenti, i figli delle famiglie povere, in quella settimana, hanno la possibilità di mettersi alla prova in tutto quello che avrebbero voluto fare ma non hanno nemmeno osato chiedere: lezioni di musica, ripetizioni, corsi di danza, equitazione, barca a vela, tennis.

Respirano ambienti che trasudano qualità, bellezza e possibilità.

Le famiglie ricche hanno un chiaro controllo delle spese e si ingegnano

Tutte le famiglie che ho osservato, seppur abituate a spendere dieci volte di più delle 150 sterline disponibili, sono state capaci di gestire in modo oculato ogni penny. Fin dal primo giorno stilavano un piano e avevano sotto controllo quanto spendere per ogni necessità.

In qualche occasione hanno anche trovato il modo di risolvere alcuni problemi della famiglia povera.

In un caso, ad esempio, il nuovo inquilino si è accorto che la tariffa del gas pagata dalla famiglia povera era più alta di quella applicata a lui nella sua ricca abitazione ed è riuscito a far cambiare il contratto.

In un’altra occasione la famiglia ricca ha liberato il prato dell’abitazione occupato dai rifiuti altrui, tra cui un vecchio divano. Non avendo mezzi di trasporto a disposizione, se non una bicicletta, e non volendo pagare il costo di ritiro per la discarica pari a 70 sterline, la famiglia ha ridotto il divano in pezzi usando martelli, coltelli e calci. Poi, suddividendone il peso in vari sacchi della spazzatura, genitori e figli si sono fatti qualche chilometro a piedi verso la discarica.

Le famiglie ricche, nel vivere una settimana da poveri, capiscono il valore della vicinanza

Nella settimana da poveri, i figli dei ricchi si trovano senza impegni extrascolastici, né occasioni di uscita perché non c’è abbastanza denaro o perché l’abitazione si trova in zone poco sicure. A quel punto, genitori e figli si ingegnano per passare il tempo insieme, in casa.

Tanti si accorgono che quella vicinanza, anche fisica a cui sono costretti e il tempo che devono passare senza particolari occupazioni, riallaccia relazioni, permette confronti e rafforza gli affetti.

Il fare le cose insieme, quando c’è amore, vale più di qualsiasi scarpa griffata. In questo caso i soldi non fanno quindi la felicità, anche se indubbiamente alleviano le preoccupazioni.

I poveri intravedono una possibilità che non riuscivano a immaginare

Durante la settimana a vite scambiate, ogni famiglia incontra gli amici dell’altra e iniziano a conoscere le reciproche storie.

I ricchi scoprono le difficoltà e la vita di sacrificio dei poveri, i poveri scoprono che i ricchi non sono sempre stati tali. Alcuni sono partiti da condizioni peggiori delle loro, per poi arrivare a costruire imprese di successo, carriere e benessere economico per sé e per la propria famiglia.

Vedere un esempio positivo dona ai meno abbienti una speranza, un obiettivo che appare realizzabile, soprattutto per i propri figli.

Cosa fa quindi la differenza tra chi riesce a creare ricchezza e chi non ce la fa?

Per creare ricchezza, oltre a volerlo, che è condizione necessaria per fare qualunque cosa,  credo sia  importante la visione che si ha in mente. Non riesci a realizzare qualcosa che non hai mai nemmeno immaginato. Tutto parte dalla testa, e questa non è certo una scoperta, ma non basta.

Quello che credo faccia davvero la differenza è l’atteggiamento: assimilare, praticare e vivere come se si fosse già arrivati al risultato, ma lavorare duro perché non manchino le basi concrete su cui costruirlo.

Costruire delle eccellenti fondamenta e poi tendere al risultato, un po’ come fanno i campioni di qualsiasi disciplina sportiva, è il principio di ogni forma di successo. Anche di quello economico.

  • Volontà
  • Visione
  • Basi concrete di conoscenza
  • Atteggiamento

È questa sequenza che ho trovato guardando RICH HOUSE, POOR HOUSE e che ritrovo in alcune persone che hanno incrociato la mia vita.

Loro sono il mio personale e più appassionante reality! Penso a tutti quelli che, dopo INTELLIGENZA FINANZIARIA, hanno iniziato a ottenere risultati e a cambiare, poco o tanto che sia, la qualità della propria vita, generando di fatto la ricchezza che volevano: che sia di tempo, finanziaria, di soddisfazione o di relazioni.

Tempo fa ho chiesto ad alcuni di loro di raccontarmi la propria storia per condividerla su questo Blog.

Il timore di non essere all’altezza di dare una degna forma scritta alle emozioni che mi erano state affidate mi ha sempre fatto desistere dal raccontartele.

Forse è arrivato il momento di farlo, visto quanto contano l’esempio e l’ispirazione.

Aspetto i tuoi commenti, spunti, riflessioni e perché no, se vuoi, anche la tua storia.

 

Giorgia Ferrari  

4 commenti

  1. Andrea G.

    1 mese fa  

    Fantastico! Sono proprio curioso di vedere questo reality!

    Anche io, dopo aver partecipato a IF, sono cambiato.
    Non mi sono arricchito essendo passato solo un anno però mi sembra di essere un bambino che si è arrampicato su un muro di mattoni e, giunto al culmine ed osservando oltre, vedo l’immensità e la bellezza della conoscenza di questa materia che voi tutti rendete così facile!

    Parlando invece della “visione” mi sento di consigliare di fare una vision board come indica Hal Elrod nel libro che hai consigliato qualche settimana fa “the miracle morning” …vedere fisicamente stampati gli obiettivi su una tavoletta/lavagnetta facilita sicuramente il compito!

    Una buona vita


    • Giorgia Ferrari

      1 mese fa  

      Ciao Andrea,
      l’idea della vision board per gli obiettivi è un suggerimento importante, bravo.
      Per chi non sa cosa sia, preciso che è una sorta di lavagna, foglio o supporto fisico, su cui mettere per iscritto o sotto forma di immagine uno o più obiettivi. Su google immagini gli esempi abbondano.
      Tanti, e io sono fra quelli, hanno bisogno di vedere davanti agli occhi le cose per capirle meglio e interiorizzarle.
      Una mappa per noi funziona meglio di un comando vocale. Per altri è esattamente il contrario. Perciò a chi preferisce sentire le cose, piuttosto che vederle consiglio di registrare un audio in cui elencare gli obiettivi e riascoltarlo prima di andare a dormire.
      Declamare a voce alta le proprie intenzioni, così come metterle nero su bianco, gli conferisce consistenza e volontà.
      Per fare la propria Vision Board esistono anche tool gratuiti on line, ad esempio: https://www.picmonkey.com/blog/how-to-make-a-digital-vision-board o il più conosciuto Canvas.
      Io ho una sorta di dipendenza da Post-It di ogni forma e colore e confesso occasionali deviazioni su lavagne e gessetti, tele e colori, per non parlare delle mappe mentali… Ognuno trova il proprio modo di esprimere quello che ha dentro a seconda anche dei periodi della vita.
      A volte un supporto, ci aiuta a realizzare ciò che ci sta a cuore, non necessariamente un risultato economico.
      In fin dei conti è ricchezza tutto ciò che ci appaga.

      Che sia una buona vita anche la tua.
      Gio


  2. Gianluca

    1 mese fa  

    Faccio parte del grande gruppo di persone che hanno già migliorato la qualità della propria vita grazie ai corsi di Roberto, quando mi sono iscritto a Intelligenza Finanziaria non potevo proprio immaginare quanto lontano mi avrebbe portato quell’incontro…

    Ciò che per me ha fatto la differenza è stata la possibilità di conoscere Roberto personalmente e rendermi conto della sua incredibile capacità di rendere semplici concetti apparentemente complessi, oltre che la sua straordinaria Umanità ed Etica, doti davvero rare al giorno d’oggi soprattutto nel mondo della finanza. ❤️

    Quel weekend ha letteralmente cambiato il corso della mia vita, rendendola decisamente più appagante, soddisfacente e piena di abbondanza. 🚀


    • Giorgia Ferrari

      1 mese fa  

      Ciao Gianluca,
      io non so proprio immaginare come tu fossi prima di quel weekend.
      Quello che so è che non ho mai conosciuto nessuno che con così grande entusiasmo e determinazione, investa tempo e risorse per il proprio miglioramento personale.
      La crescita e i risultati che hai avuto ti ripagano di tutto l’impegno.
      Mi auguro che quel libro solo abbozzato davanti a un sushi, un giorno diventi vero e possa ispirare anche altri.

      Ti abbraccio? 😉
      Gio


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