Coronavirus e lavoro, come ripensare il futuro

coronavirus-lavoroOk, accettiamolo: la nostra vita è cambiata. Ed è cambiata perché per prima volta nella storia moderna le nostre certezze, a cui eravamo così tanto legati e che ci davano così tanta stabilità, sono crollate miseramente, lasciandoci interdetti.

E interdetti sono  rimasti tutti: genitori e nonni, dipendenti e autonomi, medici e infermieri, governanti e istituzioni, in una sorta di sospensione generale nel tempo in attesa che qualcosa cambi, che i dati dei contagi scendano, che tutto ritorni com’era.

Il disagio che viviamo, prima che finanziario, oggi rischia di essere soprattutto psicologico, personale. Ti consiglio a questo proposito la bella diretta gratuita che Roberto ha tenuto in Community: Speciale quarantena: strumenti per il benessere psico-fisico.

L’essere umano impiegato nel mondo del lavoro a vari livelli vive una sorta di alienazione e disorientamento: il mantra è “azienda chiusa, grave imprevisto, non so che fare, aspetto sviluppi”.

A questo punto vorrei condividere una riflessione con voi: con quale incredibile velocità è successo tutto questo?

Le nostre vite sono cambiate in meno di un mese, il nostro sistema di lavoro è cambiato e probabilmente tutto il comparto industriale, economico e finanziario è cambiato o sta per farlo.

Certo, direte voi, non è la prima volta nella storia che ci troviamo di fronte a una svolta epocale, anche le guerre mondiali hanno cambiato tutto. Sì, ma ci hanno messo anni a tra combattimenti e ricostruzioni a riscrivere il futuro. Adesso è un’altra partita.

Siamo sicuri, quindi, che in un mondo nel quale oramai la storia non si riscrive più in 10 anni ma in 30 giorni  ci sia veramente il tempo per “aspettare  sviluppi”?

Coronavirus e lavoro: saliresti su un aereo senza pilota?

Partiamo da un presupposto: molti oggi soffrono di questa sindrome e alcune riflessioni servono in generale a tutti, ma forse  ci sono alcune categorie che soffrono più di altre: parliamo del popolo delle tanto decantate partite Iva, delle piccoli e medi imprenditori, dei liberi professionisti, degli autonomi  e di tutti coloro che, anche da dipendenti, a vari livelli sono responsabili per se stessi e per i propri collaboratori e che rappresentano oggi l’80% del nostro PIL.

Sono quelli che se già vivevano prima del  Coronavirus una situazione in sottile equilibrio, ora si trovano in forte disagio.

La fotografia del momento, visto anche l’ultimo D.P.R. di sabato 21 marzo, è grossomodo questa: “fermo il lavoro, ferma  la produzione, ferma la fatturazione, fermi gli incassi, ferma l’attività: quindi fermo anche io”.

Qualche tempo fa ho letto una frase che mi ha talmente colpita da farmi cambiare innanzitutto come persona ma soprattutto come operatore: “se qualcuno può fare una cosa al tuo posto allora tu sei nel posto sbagliato. E soprattutto c’e qualcosa che solo tu puoi fare che in questo momento nessuno sta facendo, il che ti mette in una situazione estremamente pericolosa”.

Insomma, per utilizzare una metafora aeronautica, è come salire su un aereo pieno di assistenti di volo senza nessun pilota: il rischio di schiantarsi è pressoché totale.

Spesso, infatti, il piccolo imprenditore, l’autonomo, e via discorrendo, entra a tempo pieno nel ciclo produttivo della sua azienda senza lasciarsi il tempo di fermarsi a pianificare, contare, programmare…insomma senza fermarsi a PENSARE!

Amici, vi svelo un segreto: se non pensi non pianifichi, se non pianifichi non prevedi e se non prevedi non crei risorse e riserve per affrontare anche i momenti più difficili.

Lavorare solo di “braccia”, ovviamente nel senso metaforico del termine, per  chi è responsabile per se stesso e per i propri collaboratori, non funziona più.

Oggi il fermo delle attività rischia di fermare anche l’imprenditore che ne è il motore, soprattutto in quelle imprese dove, figlio di una cultura antica, il lavoro è ancora considerato come quello attivo, si pensa ancora che se non si lavora nel ciclo produttivi, allora non si lavora proprio, laddove si crede che pensare sia una perdita di tempo.

Il ruolo dell’imprenditore moderno è molto cambiato: si passa oramai più del 70% della giornata a risolvere problemi e il momento attuale necessita di risolvere forse il problema riorganizzativo più grande che mai ci si è trovati ad affrontare, e come la storia ci insegna, i primi che saranno pronti alla ripresa saranno anche quelli che ripartiranno più velocemente.

Quindi, seguite un consiglio, non subite il momento ma prendetelo come la più grossa opportunità della vostra vita: rimettetevi in modalità attiva approfittando dello stop più completo che si possa mai immaginare, ripensate alla vostra attività, rifondatela nel profondo, implementando ad esempio l’e-commerce, ripensando allo smart-working come soluzione definitiva, pensando a nuovi prodotti e servizi per assecondare le nuove abitudini che inevitabilmente verranno; informatevi sul bilancio della vostra attività, ristrutturate i  debiti, ridisegnate i ruoli, studiate e rimettetevi subito in moto.

E soprattutto PENSATE, CREATE, PIANIFICATE e preparatevi alla ripresa pensandola come un nuovo inizio e non come ad una ripartenza: gli effetti di questa crisi si vedranno, il mondo è cambiato, le vite sono già cambiate e le persone con esse, non si torna indietro, si prepara il futuro approfittando di quello che non è un passo indietro, ma solo una rincorsa.

Vi saluto cordialmente amici miei, lasciandovi con una riflessione di Harry Ford, uno che di imprenditoria qualcosa ne sapeva: “QUANDO TUTTO SEMBRA ANDARE MALE, RICORDATI CHE GLI AEREI DECOLLANO CONTROVENTO, NON CON IL VENTO A FAVORE!”

…e con un pilota ai comandi aggiungerei!

Buon risveglio!

Mara Goi

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2 commenti

  1. Andrea G.

    6 mesi fa  

    Ehilà ciao carissima Mara … che bello ri-leggere anche te 🙂
    Sento molti, moltissimi, troppi che scrivono sui social “e io il pane per i prossimi mesi come lo porto a casa?”
    E’ una frase che mi fa rabbrividire.
    Comprendo la difficoltà, comprendo le spese gravose che una famiglia deve sostenere tra mutui/leasing/affitti/tasse e quant’altro ma io mi domando, potrò forse sembrare arrogante ma non è assolutamente la mia intenzione, nei 5/10/15 anni passati non hanno risparmiato NIENTE? Se la risposta è negativa queste persone hanno dei seri problemi di finanza familiare quindi la colpa è anche loro.
    Al netto dello sfogo personale io ho accusato il colpo dal lato finanziario, essendo un libero professionista sono fregato dal lato entrate ma sto sfruttando più che posso questo periodo.
    Mi sto formando con dei corsi, ho imparato ad usare un nuovo programma per lavoro e sto studiando.

    Perché quanto il treno ripartirà dovrò essere forte, carico e preparato!!!

    Un abbraccio cara Mara
    A presto


  2. Mara Goi

    6 mesi fa  

    Bravissimo Andrea. Lo spirito è perfetto. Pensa che il medesimo atteggiamento di non essersi creati un fondo di emergenza è comune a molte aziende.. Non solo alle famiglie.. Con le conseguenze che puoi immaginare.. Meditate gente, meditate!!


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