Smart working tra trucchi e trappole

Lo smart working o lavoro agile come viene definito dal Ministero del Lavoro è una “modalità di esecuzione del lavoro subordinato caratterizzato dall’assenza di vincoli orari o spaziali e un’organizzazione per fasi, cicli e obiettivi, stabilita mediante accordo tra dipendente e datore di lavoro”. Per tanti è diventata di colpo una modalità di vita.

Sono giorni in cui la principale preoccupazione per la situazione sanitaria si alterna a quella economica e lavorativa. A questo proposito continuano le dirette gratuite di Roberto in Community per analizzare il momento e mitigare i danni.

Nella connessione totalizzante del periodo mi confronto con amici sparsi in Italia e all’estero. Chi è più vicino ai focolai e all’emergenza, chi dà un nome alle vittime, è incredulo, sopraffatto e impaurito. Chi ne è più lontano pensa anche alle conseguenze economiche.

Io, credo un po’ come tutti, vado a giorni alternando paure a speranze.

Quando i racconti di chi è in prima linea, e vicinissimo, si fanno troppo agghiaccianti esco: cammino o corro andando a far la spesa, mantenendo le distanze fisiche ma coltivando in me le vicinanze emotive.

Se non fosse per la drammaticità del momento la mia giornata e il mio lavoro non sono stati stravolti più di tanto.

Lavoro da casa da tre anni ma ricordo ancora bene quanto sia stato complicato abituarsi e far accettare agli altri le mie scelte e una presenza costante.

Perciò, ora che un po’ ovunque si sente dire: “è necessario costruirsi una nuova routine”, alimento anch’io l’inutilità di questi discorsi con consigli non richiesti.

Smart working e la storia della routine

Da libera professionista non rientro esattamente nella definizione di lavoro agile dettata dal Ministero, ma ai fini dell’organizzazione delle proprie giornate non è che cambi molto. Non hai un datore di lavoro ma hai clienti e si tratta sempre di lavorare da casa (o, potendo, ovunque ci sia una connessione WiFi).

Una cosa positiva del lavoro da casa è che non devi timbrare il cartellino e rispettare determinati orari. Lavori a obiettivo, a progetto.

Una cosa negativa del lavoro da casa è che non stacchi mai.

L’importanza della routine perciò è determinante, non per riempire la giornata, ma per darti un limite.

Se poi fai un lavoro che richiede un minimo di creatività, in quanto essere pensante, non stacchi nemmeno quando vai a fare una passeggiata solitaria. Spesso i momenti più produttivi.

E se quello che fai ti appassiona, rischi di non accorgerti del tempo che passa e di dimenticarti di mangiare se non fosse per i figli che te lo ricordano.

Così andiamo dritti al punto due.

Smart working e famiglia

Per una donna in casa, con figli da gestire, la prima e più importante cosa da chiarire è quando stai lavorando.

Sembra ovvio ma non lo è per nulla.

Mia figlia nemmeno troppo tempo fa mi disse riferendosi a una festa tra amiche: “devi accompagnarci tu perché gli altri genitori hanno lavori NORMALI e non possono”.

Ti vedono lì davanti al computer e pensano che il tuo navigare, leggere e digitare, sia sempre “disturbabile”.

Quindi la comunicazione diventa essenziale. Spiegare bene che “per le prossime tot ore hai bisogno di concentrazione” è indispensabile anche per la tua autostima.

Non funziona invece con il gatto. Per quanto glielo spieghi lui ama passeggiare sui tastini del portatile nel bel mezzo di una pagina importante o sfilare davanti alla telecamera mentre sono in video conferenza. Sarà per carattere o per il  nome impegnativo, Freud.

Smart working per conoscersi meglio

Con il tempo e l’esercizio ti accorgerai che ci sono momenti della giornata in cui riesci a lavorare meglio e altri dove proprio non combini nulla.

Momenti in cui hai bisogno di silenzio e altri in cui la musica di sottofondo è piacevole. Dipende da te. Non ci sono regole.

Io amo alzarmi presto, fare allenamento e riservare le cose concettualmente più impegnative alle prime ore della mattina. Il pomeriggio lo lascio agli aspetti più pratici o allo studio.

Non tutti i giorni sono uguali naturalmente ma il tempo aiuta a coltivare l’ascolto di sé.

Gestirsi progetti e tempi significa anche capire quando è inutile accanirsi attorno a un’idea che non arriva e trovare nutrimento per la tua mente altrove.

In fondo, nello smart working così come nella vita, la pianificazione è importante ma la flessibilità lo è ancora di più, soprattutto in momenti di grande incertezza come questo.

L’adattamento ci appartiene per natura e la natura ce lo sta ricordando.

Giorgia Ferrari

5 commenti

  1. Fabrizio

    2 mesi fa  

    Grazie per il vostro supporto.
    Fabrizio


  2. Giuseppe

    2 mesi fa  

    Bellissimo il passaggio “il tempo aiuta a coltivare l’ascolto di se”, perchè mette al centro l’individuo e non il lavoro e poi “trovare nutrimento altrove” diventa più facile raggiungere l’obiettivo prefissato. Ottimi spunti di riflessione.


  3. Andrea G.

    2 mesi fa  

    Eccomi qua cara Gio … quanta verità nelle tue parole.
    Essendo un libero professionista anche a me capita di lavorare da casa e quando sento “senti maaa già che sei a casa …” mi si chiude la vena immediatamente -_- …
    Ho messo fin da subito i paletti ma è durissima farli rispettare soprattutto con dei bimbini piccoli 🙂
    Anch’io come te sono molto più produttivo la mattina … diciamo che in una mattina di lavoro faccio quanto farei in 3 pomeriggi 😀

    Grazie per le continue riflessioni che ci concedi

    Buena vida 🙂


  4. Ndm

    4 settimane fa  

    Esatto. Darsi un limite. Con questo smart working forzato sembra tu debba essere disponibile 24 h su 24 7 gg su 7…. Anche no. Soprattutto se hai una famiglia!


  5. Barbara

    3 settimane fa  

    E soprattutto se è il marito a fare smart working, e tu no, e lo studio dove lui lavora è una stanza che ci devi andare,perchè è una camera tutto fare, beh direi che è una limitazione personale, pure il stare attenti a non far rumore e varie.. d’emergenza ok, ma poi dal punto di vista familiare è una vera limitazione, se non si abita in una reggia.. non è conciliabile..


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