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Pandemic Fatigue consigli per iniziare bene l’anno

pandemic fatigueIn gran parte delle persone c’è una sottile e persistente stanchezza che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha etichettato come Pandemic Fatigue.

La fatica di fare cose ordinarie (lavoro, studio, relazioni) in una situazione straordinaria.

La pandemia, a quanto dicono le statistiche, ha raddoppiato le patologie depressive a vari livelli, alimentate dall’incertezza, dallo smarrimento, dalla paura o dalla frustrazione.

È un tempo critico sia sul piano economico che a livello psicologico, in una dimensione sociale circoscritta, quasi atrofizzata. Per qualcuno di grande solitudine.

C’è chi assimila questo malessere a quello che veniva vissuto nel dopoguerra. Io credo si tratti di qualcosa di più sottile come un lento e inconsapevole avvelenamento.

E visto che un po’ tutti, chi prima chi dopo, ci siamo ritrovati a fare i conti con la Pandemic Fatigue oggi vorrei mettere in fila pensieri e strumenti che ho trovato utili e che potrebbero esserlo anche per te.

Per ritrovare la poesia nonostante tutto.

Pandemic fatigue: accettazione non significa rassegnazione.

Accettare che le cose non vadano esattamente come vorremmo, che i programmi saltino, che il cambiamento sia parte imprescindibile della natura delle cose è facile da sentire e da dire, un po’ meno da vivere.

Il cambiamento ha in sé una dose di sofferenza. C’è poco da fare.

Pensa ad esempio al cambiamento fisico, quello più semplice in realtà, richiede impegno, allenamento, costanza, affinché generi risultati.

La maggior parte di noi vorrebbe una vita determinata: un lavoro fisso, un luogo da chiamare casa, una relazione stabile. Costruiamo la nostra identità attraverso questa visione chiamando tutto ciò che si discosta da quell’immagine fallimento.

Ma noi non siamo né determinati né sempre uguali, anche biologicamente le neuroscienze dimostrano che il cervello è in continua plasticità.

Perché dovremmo esserlo in ciò che pensiamo o che desideriamo?

Il disagio e la sofferenza nascono dall’attaccamento a quella visione immutabile di noi stessi.

E tanto più razionalmente cerchiamo di trovare una soluzione, di determinare, di controllare ciò che accade fuori e dentro di noi, tanto più risulterà lungo, difficile e doloroso mollare la presa e accettare sia quello che è successo sia che la visione di noi stessi nel mondo cambi.

Ti scrivo da “ex reginetta del controllo” che ora si guarda indietro con più clemenza, consapevole di quelli che erano i miei auto sabotaggi (se vuoi sapere di più su come affrontarli  leggi anche The Money Wizard 2018: tutto in un abbraccio!).

Come si fa quindi ad accettare che le cose accadano, che ci trasformiamo, che la visione del mondo e di noi stessi non sia granitica?

Pandemic fatigue: accettazione significa affidarsi.

Ci sono innumerevoli modi per percorrere un cammino di accettazione e trasformazione.

C’è chi si affida alla terapia, chi al coaching, chi a esperienze pratiche (corsi, sport, viaggi nel limite del possibile).

Non c’è UN modo giusto. Tutto è utile purché concorra a trovare il TUO modo.

Qui ti suggerisco quattro pratiche che hanno funzionato per me.

Cambia la prospettiva. 

Cambia la prospettiva di quello che ti circonda e presta attenzione a come ti fa sentire.

Fare spazio nell’ambiente che abiti tra le cose che ci circondano attraverso il decluttering, significa recuperare tempo e creare un vuoto che ci predispone a pensare meglio, con più chiarezza e ci spinge a chiederci come vogliamo riempirlo, a desiderare. 

È interessante anche cambiare la disposizione dei mobili.

Recentemente mi è capitato di spostare il letto, di appoggiarlo ad un’altra parete, e per quanto possa sembrare banale, vedere la stanza da un’altro lato ha innescato nuove emozioni, che hanno generato nuovi pensieri e idee. Ti invito a provare.

La meditazione.

Il primo approccio che ho avuto con la meditazione qualche anno fa è stato a dir poco surreale.

Mi ero iscritta a un corso che nella mia testa doveva essere un avviamento alla meditazione e mi sono ritrovata in una stanza con trecento persone che cantavano in tibetano. Solo la curiosità mi ha consentito di sospendere il giudizio e tentare di seguire le parole su un libretto con scarsissimi risultati, fuori tempo ed emettendo suoni incomprensibili.

Ho un ricordo meraviglioso della tragicomicità di quei momenti.

Non capivo il senso ma lo sentivo risuonare in me. E dopo quattro giorni di canti, spiegazioni e pratica, mi sorpresi a dire: ho trovato il modo per fare spazio nella mente!

Recentemente Netflix ha lanciato una serie dedicata alla meditazione con lo stesso titolo: Le guide di Headspace. Ti consiglio di vederle e di metterti alla prova.

Scoprirai che tutto inizia dal RESPIRARE e mai come ora mi sembra appropriato.

Le domande.

Le domande attivano la ricerca di risposte principalmente a livello inconscio e su un piano energetico che è oltre noi. Ne abbiamo parlato nella Legge dell’attrazione.

Per attirare ciò che è meglio non è utile porsi domande del tipo: perché proprio a me? Perché è successo tutto questo?

È senz’altro più costruttivo chiedersi che cosa posso trarre da questa esperienza? Per cosa devo essere grato?

Porre la domanda non significa dover necessariamente trovare una risposta. Chiedi prima di coricarti, concedi al tuo inconscio di elaborare idee senza il continuo disturbo della mente razionale, e tieni foglio e penna a portata per quando ti svegli.

Assumersi la responsabilità.

Ogni volta che ti concedi di far emergere qualcosa di nuovo, che sia un’idea, un desiderio, un lato di te che ancora non conoscevi, l’inclinazione a fare o sperimentare qualcosa, inizi a elaborare una nuova visione di te.

Far emergere un’intuizione non significa seguirla ciecamente ma solo non precludersi nulla, darsi una possibilità, compresa quella di essere felici.

Siamo nel pieno della stagione più buia dell’anno, dove la natura si racchiude in sé stessa e si prepara per la primavera. È un momento intimo. Per lo stesso principio anche noi ogni anno formuliamo speranze (questa volta più che mai) e buoni propositi. 

Qualunque cosa tu ti sia prefissato di fare nel nuovo anno, poni attenzione su te stesso, sul come ti fa sentire. Allenare i sensi offuscati dal bombardamento mediatico ti aiuterà a ritrovare centratura.

E ricorda che anche in natura le trasformazioni più grandi avvengono al buio.

Giorgia Ferrari

4 commenti

  1. Andrea G.

    9 mesi fa  

    Che bell’articolo cara Gio! Credo di essere dentro in pieno a una “Pandemic Fatigue” e come sempre la meditazione, che pratico ormai da parecchi anni, mi sta aiutando…molto! E’ sempre il primo passo che consiglio di fare per quasi ogni problema.
    Decluttering fatto più o meno, ora aggiungerò anche le giuste domande.

    Grazie, as usual
    Un abbraccio, buona vita


    • Giorgia Ferrari

      9 mesi fa  

      Grazie Andrea,
      il mio maestro di allora ripeteva che il tempo passato a meditare in pace sarebbe servito nelle difficoltà come un’assicurazione in caso di danni.
      Aveva pienamente ragione.
      Buona vira anche a te!

      Gio


  2. Davide Conte

    9 mesi fa  

    Ciao Giorgia,
    complimenti per l’articolo! Ci ho letto tanta umanità e comprensione per sè stessi, per quello che è stato un periodo che ci ha messo tutti alla prova. Molto utili le indicazioni che hai dato: lato mio mi son appena abbonato a un programma di meditazione, oltre che continuare con il coaching. In questo anno, da psicologo e coach, ho deciso anche di iniziare a studiare la finanza comportamentale 😀


    • Giorgia Ferrari

      9 mesi fa  

      Grazie Davide!
      La finanza comportamentale è molto intrigante, avremo modo di confrontarci ;-).
      Ti auguro buona giornata!
      Gio


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