L’oro nero in picchiata: come guadagnare dal prezzo del petrolio?

Diverse cose molto interessanti stanno muovendo gli scenari economici internazionali in questo periodo con parecchi elementi macro economici in azione, se sei anche solo minimamente attento a cosa si muove attorno a te probabilmente te ne sarai già accorto. Tutto ciò ha indubbie ripercussioni sulla vita di tutti i giorni cambiando il potere d’acquisto del nostro denaro in termini di beni e servizi scambiabili così come in termini di ripresa economica generale che sembrerebbe essere ormai iniziata anche se, come sempre, in Italia siamo destinati a muoverci in maniera assai lenta per una serie di questioni strutturali generate dalla nostra immane e assolutamente deficitaria macchina burocratica.

Aldilà di ciò, questi cambiamenti offrono allo stesso tempo minacce ma anche grandi opportunità ai nostri investimenti in campo immobiliare, finanziario e valutario ed è proprio di una di queste opportunità che vorrei discutere in questo post andando a dare un’occhiata nel campo di gioco del petrolio che, piaccia o no, rimane ad oggi e probabilmente ancora per molto tempo una materia prima indispensabile e centrale per il funzionamento della nostra civiltà.

Figura 1: grafico giornaliero del prezzo del petrolio, in evidenza gli attuali livelli di supporto e resistenza del prezzo

Dal punto di vista pratico dal giugno 2014 ad oggi il prezzo del petrolio è sceso pressochè in picchiata dai 108 dollari al barile fino al minimo di 44,44 e ultimamente si sta muovendo in un range laterale tra 48 e 55 dollari circa segnalando la prima area decente di supporto da molto tempo a questa parte (Figura 1, grafico giornaliero in USD; per i nostri allievi del Power Trading: può essere una Fase 1?)

Il calo è stato vistoso e molto brusco avendo perso circa il 60% del suo prezzo ed essendo uscito dal range di prezzo tra gli 80 e i 110 dollari che negli ultimi anni veniva percepito come “normale ed equilibrato” considerando che si ritiene che il costo di produzione del petrolio si aggiri attorno ai 60 dollari al barile e che non si vede per quale motivo la fame di energia e consumo planetario debba diminuire a fronte di una quantità di materia prima non infinita a nostra disposizione.

Figura 2: grafico mensile del prezzo del petrolio dal 2006 al 2015. In evidenza alcuni livelli storici di supporto e resistenza

I più attenti si ricorderanno anche di come, solo pochi anni fa (gennaio 2008 per la precisione), il prezzo del petrolio avesse toccato quasi i 150 dollari al barile (Figura 2, grafico mensile dal 2006 ad oggi) configurando un vero e proprio incubo il “pieno del carburante” per il cittadino qualunque per non dire dei problemi di costi spropositati dell’energia elettrica per privati e aziende. All’epoca gli esperti banchettavano con previsioni tipo “toccherà senz’altro almeno i 200 dollari al barile” giustificandole con una ragionevole motivazione del tipo “le scorte mondiali si stanno esaurendo e la domanda è in crescita a causa dei paesi emergenti”. Tutto molto verosimile se non fosse che solo pochi mesi dopo il prezzo crollò in maniera repentina del 78% fino ad un minimo di 32,71 dollari (vedi delle somiglianze con quanto sta succedendo oggi?) come se improvvisamente si fossero scoperti dei mega giacimenti (mai successo) o se indiani e cinesi avessero rimesso le automobili in cantina, spento i televisori e ripreso in mano biciclette e canne da pesca (altamente improbabile).

La storia ci ha poi detto che il prezzo si è ripreso in maniera più graduale andando fino a quasi 113 dollari al barile nei due anni successivi per poi muoversi nel succitato range laterale 80-110 USD fino a pochi mesi fa.

Attualmente i soliti esperti giustificano la recente caduta del prezzo fino a 44 dollari con un fantomatico “calo della domanda dovuto alla crisi internazionale” (a mio parere parecchio improbabile come asserzione) unito ad un “aumento della produzione mondiale” dovuto alle nuove tecniche di estrazione americane dallo scisto, tecnologia più recente rispetto alle classiche trivellazioni ma assai costosa e controversa con ipotesi di potenziali disastri ambientali e sismici dovuti alla metodologia del “fracking” (clicca qua per approfondire).

Figura 3: variazione del prezzo del petrolio dal 1997 al 2008 in relazione ad eventi storici

Vero o falso tutto ciò? Mah, personalmente sono molto perplesso…

Di certo sappiamo solo che il prezzo è calato in maniera brusca ed ora è in un range laterale di breve termine, tutto il resto è importante ricordare come siano solo ipotesi generate ex post che spesso hanno lo stesso valore delle antiche spiegazioni delle eclissi di luna dovute alle streghe cattive o ai conquistadores spagnoli che avevano scatenato l’ira di Quetzalcoatl.

Per comprendere il senso del mio discorso guarda con attenzione la Figura 3 e pensa alle varie notizie e agli eventi di grande impatto occorsi nel periodo preso in esame: a tuo giudizio avrebbero dovuto avere un impatto rialzista o ribassista nel medio termine? E quale impatto hanno invece realmente avuto sui trend in essere?

Senza pretendere di essere un oracolo nè di possedere la verità sul prezzo di una materia prima tanto rilevante da aver causato delle guerre e tanto diffusa da spostare gli equilibri economici planetari, la mia opinione personale sul petrolio è la seguente:

  1. ad oggi (e ritengo ancora per parecchi anni o decenni a venire) il petrolio rimane una risorsa essenziale e la domanda di petrolio rimane e rimarrà in crescita per ragioni di crescente industrializzazione di nazioni e aree super popolose;
  2. aldilà della variazione secondaria di domanda e offerta, il suo prezzo è essenzialmente controllato dai paesi principali produttori (Arabia Saudita in primis) ed è questo il fattore primario che genera i trend più rilevanti;
  3. quante riserve rimangano nessuno lo sa realmente e questa notizia viene di volta in volta manipolata ad arte per giustificare le variazioni di prezzo del barile; è tuttavia verosimile ritenere che, visto che le riserve non sono infinite e le nuove tecnologie di estrazione sono molto costose oltre che controverse, il prezzo del greggio sul medio lungo termine sia inevitabilmente destinato a salire a meno che …
  4. … è mai possibile che la domanda di petrolio del pianeta venga a calare nel tempo a causa dell’introduzione di altre forme di energia pulita? Personalmente ritengo tale esito altamente auspicabile ma anche assai improbabile almeno per i prossimi 10-20 anni visto che la crescita verticale delle energie “pulite” le lascia comunque con una quota di mercato inferiore al 10% del totale e che tutti i brevetti e le scoperte che portano ad una civiltà “petrolio-free” vengono sistematicamente acquistate e seppellite dalle multinazionali petrolifere e dagli interessi forti che sono estremamente attenti a proteggere il proprio business, gli stessi interessi che di fatto controllano i politici delle nazioni più potenti, le banche etc…

Tutto ciò argomentato (e sarebbe molto bello se tu volessi dire la tua lasciando un commento in calce all’articolo), la domanda a questo punto deve per forza diventare pragmatica e cioè:

  1. dove andrà il prezzo del petrolio nel prossimo futuro?
  2. quale potrebbe essere un approccio strategico per trarre ricchi profitti dalla sua volatilità?
Figura 4: quotazioni storiche dal 1946 al 2015. In grigio i periodi di recessione economica, curva marrone prezzo nominale, curva grigia prezzo al netto dell’inflazione del periodo

Se i grafici di cui sopra non ti sono ancora bastati, qua sopra ne trovi un altro molto interessante e cioè l’andamento del prezzo del petrolio dal dopoguerra ad oggi sia in termini nominali (diagramma marrone) che reali ossia al netto dell’inflazione (diagramma grigio).

Il grafico è interessante perchè ci dice alcune cose tra cui:

  • l’effetto dell‘inflazione era molto più rilevante un tempo rispetto a questi ultimi anni in cui vediamo le due linee quasi sovrapposte
  • le barre grigie verticali rappresentano i periodi di recessione, nota come in alcuni casi il prezzo del petrolio fosse crescente ed in altri calante
  • il prezzo “equilibrato” del petrolio è stato inferiore ai 5 dollari dal dopoguerra fino agli anni ’70, è poi salito bruscamente per rimanere nel range tra i 10 e i 40 dollari (range peraltro amplissimo se ci ragioni) fino all’inizio degli anni 2000 per poi esplodere fino al già citato massimo storico del 2008 e successivamente riattestarsi sul già discusso range 80-110 dollari fino al crollo attuale delle quotazioni che in diversi sostengono sia dovuto e voluto dall’Arabia Saudita per far fallire la concorrenza USA e le loro più costose estrazioni dallo scisto

Posto che quest’ultima spiegazione mi sembra interessante e verosimile dubito però che i prezzi si mantengano così bassi o scendano ulteriormente ed in maniera sensibile tornando ad attestarsi ai livelli pre anni 2000 e affermo questo sia per motivi di buon senso (nemmeno gli arabi hanno interesse di lungo termine a vendere in perdita, + effetto naturale dell’inflazione + domanda mondiale sempre in crescita + legami a doppio filo tra americani e sauditi) che per motivi di analisi tecnica.

Tornando infatti al grafico mensile di Figura 2, si può facilmente notare come i livelli storici di supporto e resistenza siano stati più volte significativi per definire importanti aree di rimbalzo del prezzo e, anche ammettendo che il recente trend a ribasso volesse ripartire per dare ancora una scrollata alle “mani deboli”, il supporto di inizio 2009 in area 33 dollari non è poi così distante.

Venendo al “cosa fare”, naturalmente ciò dipende dalla gestione complessiva che ognuno di noi ha del proprio risparmio, di quali competenze attualmente possieda o voglia dotarsi e di quale time-frame o strategia voglia cavalcare. In questo senso, la partecipazione ai nostri corsi INTELLIGENZA FINANZIARIA (prossima edizione in data [workshop_when what=”490″ color=”black”] a [workshop_where what=”490″ color=”black”] in cui potrai apprendere le dinamiche della strategia del “PAC”) ma, soprattutto, POWER TRADING (prossima edizione in data [workshop_when what=”488″ color=”black”] a [workshop_where what=”488″ color=”black”] in cui potrai apprendere tutti i segreti dell’analisi tecnica e le strategie del position trading, del core trading e dello swing trading) sarebbero fondamentali per poter dare un contesto operativo e di gestione delle operazioni ai concetti presentati in questo articolo.

Figura 5: grafico settimanale dal 2009 al 2015. In evidenza supporti, resistenze e trendline

Per non lasciarti però a bocca asciutta dopo questa lunga trattazione, tralasciando l’operatività di breve termine mi sento tuttavia di poter dire che:

  • è sicuramente possibile un’attività di investing acquistando ai prezzi attuali con target minimo 80 dollari al barile su un arco temporale di 1-5 anni o, meglio ancora, entrare in più scaglioni (PAC automatizzato o mediazione di prezzo in più colpi sui livelli tecnici con tempi non automatizzati) in maniera tale da tutelarsi in caso il prezzo voglia andare a ritestare il minimo recente (area 45 dollari) o i minimi del 2009 (prezzi fino ad area 33 dollari)
  • più tecnico e più interessante un approccio in position trading o in core trading in cui il grafico settimanale (Figura 5) ci mostra come si stia configurando ai livelli attuali una sorta di “basic buy setup” con primo target in area 70-80 dollari e stop loss tecnico sulla candela di entrata (ndR: cerca l’entrata precisa e ragiona con la tua testa, non ti sto dicendo “compra oggi senza indugio e come se non ci fosse un domani!” ^_^ ) o sotto il minimo di gennaio 2015.
  • più prudente e meno speculativo può essere invece un approccio sempre in position o in core trading che attenda una chiara evidenza della ripartenza di un trend a rialzo sul grafico settimanale piuttosto che l’entrata attuale relativamente anticipata e basata sulla non sostenibilità dell’iper estensione ribassista del 2014-2015

Sia i livelli dell’analisi tecnica che il buon senso che uno studio sui prezzi quinquennali sui contratti a termine di cui puoi leggere QUA mi fanno comunque propondere per una scommessa rialzista sul petrolio piuttosto che ribassista se cavalcata dai livelli di prezzo attuali e con la pazienza di attendere o un’entrata precisa oppure il rialzo delle quotazioni mettendo in conto l’eventualità di tenere posizioni aperte in perdita o mediate a ribasso per i prossimi 1-5 anni.

Giusto per non dare nulla per scontato, i titoli su cui fare concretamente l’operazione potrebbero essere scovati tra gli ETF o tra gli ETC quotati su Borsa Italiana tra cui il buon Michele Colosio ci suggerisce ETFS Brent Crude (BRNT, ISIN JE00B78CGV99) o ETFS Daily Leveraged Brent Crude (ISIN JE00B789ZG89, titolo in leva 2), entrambi ETC di ETF Securities. Nota che sono titoli quotati in euro per cui i rispettivi grafici saranno un pò diversi da quelli esaminati nell’articolo ed il cambio euro-dollaro rimane comunque un fattore che potresti voler prendere in considerazione.

Oltre a tornare ad invitarti a partecipare ai corsi sopra menzionati che ti potrebbero permettere di acquisire metodologie concrete per gestire operazioni come quelle qui ipotizzate (una sola operazione sul petrolio come quelle che ti ho presentato potrebbe ripagarti con gli interessi tutta i costi della formazione con noi!), mi farebbe davvero molto piacere conoscere la tua opinione sia sui concetti qui espressi che sull’utilità per te dell’articolo qui presentato che mi ha divertito e appassionato mettere assieme ma che mi è anche costato un’intera giornata di lavoro, tempo che spendo volentieri se si traduce in un lavoro di concreta utilità generale.

Se così dovesse essere stato faccelo sapere lasciando un commento e aiutaci a diffonderlo ai tuoi conoscenti tramite e-mail o tramite i social media.

Ci sentiamo presto e … ricchi guadagni con l’oro nero!!

Roberto Pesce

 

 

6 commenti

  1. Veronica F.

    4 anni fa  

    L’articolo cade veramente a fagiolo! É da quando ho frequentato IF a gennaio che cerco l’ETF giusto su cui effettuare un PAC. Avevo preso in considerazione l’idea del petrolio ma adesso mi sembra più sensato!


  2. Nicola

    4 anni fa  

    Ciao Roberto,
    l’articolo ben fatto e molto interessante (come sempre, del resto!)
    C’è una cosa però che non ho capito: cosa intendi dicendo che l’Arabia Saudita intende mettere in difficoltà gli Stati Uniti e le loro costose tecniche di estrazione dagli scisti? Io sapevo, e infatti lo dici anche tu più avanti, che i legami economici e petroliferi tra Arabia e Stati Uniti sono molto forti. Non ti sembrano affermazioni contraddittorie? Cosa intendi esattamente?


  3. Roberto Pesce

    4 anni fa  

    Ciao Nicola, partendo dal presupposto che (purtroppo …) non ho informazioni da insider nè amicizie con petrolieri americani o sceicchi arabi, da sempre si considera il prezzo del greggio come fortemente influenzato se non addirittura controllato dai sauditi che ne possiedono e ne estraggono la maggior quantità con costi decisamente più bassi rispetto a quanto debbano fare coloro che, ad esmepio, trivellano in oceano aperto o, per l’appunto, devono ricevare il greggio dallo scisto con procedura assai più complicata. Di fatto quindi i sauditi possono “aprire” o “chiudere” i rubinetti a loro piacimento (e in questo senso guidano i comportamenti anche degli altri paesi Opec) e controllare così domanda e offerta in base ai loro interessi e ad accordi di cui il buon senso mi dice non saremo mai veramente a conoscenza.

    Penso quindi che:

    – da grandissimi mercanti quali sono non godano certo nel veder moltiplicarsi a dismisura la loro concorrenza con l’estrazione dallo scisto e, allo stesso tempo, diminuire drasticamente la dipendenza USA dai loro giacimenti
    – abbia senso la teoria (non mia, la trovi su vari articoli e vari opinionisti se cerchi un pò in rete) che afferma che gli attuali cali verticali del prezzo del greggio servano proprio a sfoltire quella micro concorrenza portando il mercato del petrolio in perdita così da far fallire una buona parte dei micro produttori di greggi dallo scisto e ribadire la propria leadership sul settore
    – abbia altresì senso pensare che questa fase non debba durare per sempre ma possa trovare un suo punto di fondo una volta che l’obiettivo sfoltimento concorrenza sia stato raggiunto (secondo quanto si dice, con il petrolio venduto a 40 dollari al barile perdono denaro anche loro per cui non è sostenibile per sempre). Nota che la tattica del “perdo soldi sul breve ma così elimino la concorrenza e in tal modo guadagnerò molto di più nel lungo termine” non è solo di questo settore, leggiti ad esempio le storie sulla De Beers con il mercato dei diamanti o sulle strategie di Jeff Bezos di Amazon e vedrai che la storia come sempre tende a ripetersi)
    – Arabia Saudita e USA (o, più che altro, alcune potenti famiglie a stelle e strisce …) sono allo stesso tempo concorrenti ed alleati e cosa succede di solito in tali situazioni? Uno dei due fa un pò il furbo finchè riesce allo scopo di prendersi dei vantaggi ma, ad un certo punto, viene richiamato all’ordine quando la situazione tende ad arrivare ad un limite non più tollerabile o, volendo pensar male, quando gli scopi congiunti si ritengono realizzati …
    – sia come sia, giocare agli scenari e alla dietrologia è molto divertente e affascinante ma se e quando il petrolio dovesse ripartire a rialzo stai ben certo che i nostri amati grafici non mancheranno di avvisarci e noi su quelli ci basiamo per decidere quando e come entrare. Io intanto la mia la ho messa giù per iscritto anche per futura memoria, poi magari mi sbaglio e non sarebbe la prima volta … 😉


  4. Nicola

    4 anni fa  

    Grazie mille,
    una mega risposta, lunga e approfondita, in piena notte!
    Ti ringrazio ancora, non volevo tenerti in piedi per le mie elucubrazioni petrolifere! 🙂


  5. carlo

    4 anni fa  

    Attuare un PAC sul Etc del petrolio è una soluzione inefficiente per il portafoglio a causa del Contango.
    Peggio ancora nel caso dell’etc a leva a causa anche dell’effetto Compounding.


  6. Roberto Falliva

    4 anni fa  

    Riguardo al contango ho notato che certi ETF per determinati periodi hanno replicato l’andamento del prezzo del petrolio mentre in altri periodi se ne sono discostati enormemente, per esempio L’ETFS crude oil ETC EUR fra il 2007 e il 2009 ha seguito il sottostante mentre dal 2009 in poi ha oscillato su valori decisamente inferiori, troppo inferiori per essere compresi da me !!
    Non immaginavo che il contango minasse a tal punto la validità dell’investimento soprattutto non pensavo che lo minasse per periodi biblici, praticamente per 6 anni il grafico dell’ETC è sembrato sintonizzato su un altro canale come se le variazioni di prezzo del petrolio non lo riguardassero. Immagino dipenda dalla durata media dei contratti.
    Forse è una condizione ottimale per chi stipula una polizza per tutelarsi dal rischio di incremento del prezzo ma non per un investitore, o mi sbaglio?


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