Segreti, vantaggi e rischi dello short selling

Continuiamo oggi il discorso sullo SHORT SELLING iniziato nello scorso articolo in cui avevamo visto come l’obiettivo di questa strategia di borsa sia quello di guadagnare quando i mercati (o anche un singolo titolo) si muovono a ribasso.

Ciò è naturalmente possibile in quanto lo short selling altro non è che l’inversione della classica operazione: mentre in una compravendita (chiamata anche “andare long”) prima compriamo e poi vendiamo, shortando invece procediamo prima a vendere (azioni o altri strumenti di investimento che ci sono stati “prestati” dal broker o dalla banca che fa da intermediario) e solo successivamente ricompriamo i titoli.

Lo slogan dello short selling sarà quindi: SELL (SHORT) HIGH – BUY LOW (vendi/shorta a prezzo alto, ricompra a prezzo più basso).

Imparare ad utilizzare le tattiche di short è molto importante se si vuole guadagnare in borsa, essenzialmente per due motivi:

  1. Se non operassimo anche in short ma solo in long dovremmo stare fermi in tutte quelle fasi di mercato in cui i prezzi scendono rinunciando quindi a far lavorare il nostro denaro per interi mesi o anni. A tutti gli effetti, l’incapacità a lavorare anche in short unita alla mancanza di idee chiare, pazienza e disciplina è una delle principali cause di fallimento di chi fa trading a livello unidimensionale accanendosi a comprare anche quando le quotazioni continuano a scendere
  2. Lo short selling è una strategia che permette di ottenere forti guadagni su archi temporali anche molto corti basandosi sul fatto che i prezzi delle azioni e degli altri strumenti finanziari scendono molto più rapidamente di quanto salgano. Se infatti un titolo può metterci mesi o anni a crescere del 50%, in una fase di mercato ribassista può rimangiarsi tutta la propria crescita anche nel giro di solo poche settimane per non dire di azioni che scendono anche oltre il 10% in un’unica giornata!! La ragione di questo fenomeno che possiamo utilizzare a nostro vantaggio sta tutta nell’emotività presente in borsa: la paura di perdere porta infatti gli investitori a comportamenti molto più estremi e irrazionali del desiderio di guadagnare.

Naturalmente non sono tutte rose e fiori, nelle dinamiche dello short ci sono anche un paio di elementi a cui occorre porre molta attenzione.

Detto che per molte persone, e soprattutto tra coloro che non hanno ricevuto una specifica preparazione al trading come quella che potresti ottenere nel mio corso [workshop_what what=”488″ color=”navy”] in programma per il [workshop_when what=”488″ color=”black”] a [workshop_where what=”488″ color=”black”] – shortare risulta un pò controintuitivo, occorre soprattutto ribadire che lavorando in short ci si assumono (teoricamente) rischi più alti che operando in long.

Se infatti quando compro un’azione a 30 dollari, il massimo che sto rischiando è il 100% del mio capitale (se il titolo va a zero ho perso tutto il mio investimento), quando invece shorto un titolo allo stesso prezzo mi sto (teoricamente) assumendo un rischio potenzialmente molto più alto.

Se infatti il titolo shortato iniziasse a muoversi verso l’alto inizierei ad essere in perdita e se superasse quota 60 dollari (il doppio del mio prezzo di short) starei addirittura perdendo un importo superiore al 100% del capitale impiegato nell’operazione!!!

Si capisce da questo come lo short sia una parte essenziale di un piano di trading completo e bilanciato ma occorra utilizzarlo in maniera accorta, essendo ben consapevoli di come si sta operando ed adottando le opportune contromisure di limitazione e gestione del rischio (stop loss & C.).

Aggiungo in ultimo che non tutti i titoli sono shortabili (esistono una miriade di regoline e regolette al riguardo) e che soprattutto negli ultimi tempi le dinamiche dello short sono entrate un pò nel mirino dei vari governi (recentissime le sollecitazioni del presidente francese Sarkozy e del cancelliere tedesco Angela Merkel al riguardo – fonte Sole24Ore) e delle commissioni che regolano le borse che cercano di bloccarle per alleggerire la pressione della grande speculazione ribassista soprattutto su Titoli di Stato e CDS.

Insomma, come sempre, c’è un mondo da approfondire e conoscere…

Roberto Pesce

3 commenti

  1. marco

    8 anni fa  

    ciao roberto, e complimenti ancora per i contenuti del tuo sito.
    Leggendo l’articolo colgo la palla al balzo per farti una domanda.
    Premetto che utilizzo e applico i tuoi insegnamenti nella gaestine dei miei risparmi, applicando con costanza il PAC in ETF e riuscendo anche a “drogarlo” in periodi di ribasso.
    Come si può trarre profitto però da una fase ribassista prolungata con il PAC ? ( esiste il pac in short? in sostanza?)
    La domanda nasce dal momento in cui la grecia si è fatta sentire, e non avevo inserito lo stop loss negli ordini.
    Penso di commettere l’errore di lavorare con uno strumento “tranquillo” e a lungo termine e di controllare gli etf in maniera assidua stile day trading, volendo ottenere i benefici da entrambi i sistemi.
    Ti ringrazio anticipatamente. Un abbraccio Marco


  2. RP

    8 anni fa  

    Ciao Marco!

    Stai proprio facendo un pò di confusione tra due strategie e strumenti diversi… se lavori con il PAC la cosa tipica che fai in fase di ribasso è comprare ancora (accumulare quote) e non usi stop loss. Se invece fai trading vai in short… in ogni caso se hai un pac attivo non guardarlo in continuazione, è controproduttico perchè ti fa concentrare troppo sulle oscillazioni di breve termine. Un saluto e a presto, Roberto


  3. marco

    8 anni fa  

    grazie mille roberto, era come immaginavo, mescolavo ledue tecniche e strategie, inoltre continuavo a guardare il pac di continuo.
    deduco che e’ conveniente lasciar correre il pac per il suo percoso, ed eventualente aprire posizioni di trading se ho voglia e tempo di seguirle con costanza, magari attuando lo short come consigli tu in determinati momenti di mercato. grazie mille. marco


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